Da Corriere della Sera del 02/04/2008

LA CRITICA DEL CARDINALE. IL COMUNE: RISPETTATI GLI IMPEGNI

Tettamanzi e lo sgombero: sui rom violati i diritti umani

La Curia: i nomadi che lavorano non vanno confusi con i delinquenti

di Andrea Galli

MILANO - Spingono i carrelli della spesa in mezzo agli abbracci di mamme e figli all'uscita da scuola; dentro il buco di una rete; al fianco dei binari. Poi basta, «fermiamoci». Nemmeno la toponomastica di un nomade è infinita. Specie se i carrelli carichi di valige e assi di legno, da nove ore, per sei chilometri, li spingono due rom di 5 e 6 anni. I genitori li accompagnano, ma non li aiutano: tengono in braccio i fratellini neonati. È stato, come con una conferenza stampa fiume l'ha definito il Comune, «lo sgombero del più grande campo nomadi del Nord Italia». È stato, come l'ha definito la Curia con un comunicato avallato dall'arcivescovo Dionigi Tettamanzi, uno sgombero «dove si è scesi sotto il rispetto dei diritti umani». Un rispetto «che imporrebbe qualche tanica d'acqua, del latte per i più piccoli, un presidio medico, qualche soluzione alternativa». Niente di niente. Solo un lungo inseguimento dall'alba a sera: un centinaio di romeni sono stati cacciati dall'area dismessa di via Bovisasca. Trovato rifugio in un campo di via Porretta, avevano quasi ricostruito le baracche che hanno ordinato loro di andar via (non potevano allontanarli prima ed evitare una fatica inutile?). «C'è da augurarsi — si legge nella nota della Curia — che la conquista dell'Expo non diventi il paravento per nascondere i drammi di questa città». Il vicesindaco Riccardo De Corato replica che «non c'è stata violazione dei diritti umani». E del resto, «s'è trattato di allontanamenti seguiti a una politica di moral suasion, di persuasione». La persuasione che ha portato i responsabili dell'ordine pubblico ad avvicinare di volta in volta gli immigrati e dire: «Dovete andar via». O ve ne andate, o ve ne andate.
Domanda, la Curia, per quale motivo «insieme alla dovuta fermezza non si è vista nessuna forma di assistenza elementare». Le ruspe prendevano la carica e mamme interrompevano di corsa l'allattamento, le ruspe abbattevano e altre mamme ancora urlavano che s'era perso un figlio, le ruspe si spegnevano e decine di immigrati vagavano per Milano, sotto il sole, in un penoso esodo raro perfino nella ricca storia cittadina di sgomberi e blitz.
Il Comune ripete che Prodi non ha consentito i rimpatri coatti, «i romeni vanno espulsi». E però, ragiona la Curia, mentre la Lega annuncia il ritorno delle ronde, bisognerà decidersi: «La maggioranza degli immigrati lavora nell'edilizia e in società nella Fiera. Che ne sarebbe dell'imprenditoria milanese senza la manovalanza a bassissimo costo dei romeni?». Alle 18, i romeni che si sono fermati in via Ardissone stanno tutti sotto il ponte. I carrelli sono ancora pieni, i rom di 5 e 6 anni dormono, non li svegliano nemmeno i rumorosissimi treni dei pendolari che passano a dieci metri.

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