Da La Repubblica del 02/04/2004

La risposta europea all´assedio della privacy

di Stefano Rodotà

Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che boccia la linea tenuta dalla Commissione in una lunga negoziazione con l´amministrazione americana sul tema delicatissimo del trasferimento dei dati dei passeggeri delle linee aeree che viaggiano verso gli Stati Uniti. Detto in breve: con l´argomento della lotta al terrorismo, gli Stati Uniti pretendono che le compagnie aeree trasferiscano alla loro amministrazione ben 34 categorie di informazioni personali, chiaramente eccedenti le finalità di sicurezza, ma non vogliono offrire le garanzie minime che le norme comunitarie e degli Stati membri prevedono per il trasferimento dei dati fuori dell´Unione europea. L´obiettivo è evidente. Creare negli Stati Uniti una formidabile macchina di controllo delle persone e, al tempo stesso, imporre le regole interne americane come uniche norme planetarie, azzerando il diritto delle altre aree del mondo.

In questa situazione era logico attendersi che il Commissario europeo Bolkenstein, competente in questa materia, facesse valere le buone ragioni dell´Europa e del diritto. E invece, con un atteggiamento almeno sorprendente, la linea adottata è stata subito quella di accettare praticamente senza discutere tutte le richieste americane. Poco più di un anno fa era stato concluso un accordo a dir poco scandaloso, con il quale si rinunciava a difendere i diritti dei passeggeri in partenza dall´Europa, accordo bloccato grazie all´immediata iniziativa dei Gruppo europeo dei garanti per la privacy ed alla successiva reazione del Parlamento europeo. Qui è cominciato un lungo braccio di ferro, che ha visto l´amministrazione americana obbligata a fare qualche modesta concessione, mentre permaneva l´atteggiamento di passività dei negoziatori ufficiali della Commissione europea. Ma il Gruppo dei garanti ha tenuto duro, ed ora il Parlamento ha dato una lezione alla Commissione, che non potrà non tenere conto del voto di mercoledì. Se, infatti, la Commissione non presenterà un nuovo testo, che comprenda adeguate garanzie, il Parlamento ha dichiarato d´essere pronto a ricorrere alla Corte di Giustizia.

Ma questa vicenda, già importante in sé, assume significati generali che è bene rendere espliciti.

Primo: anche in tempi difficili, addirittura all´indomani di un attentato sanguinoso come quello di Madrid, è possibile che la politica mantenga la testa fredda, non ceda alle emozioni né alla tentazione di credere che la risposta al terrorismo debba per forza portare a limitazioni delle libertà. Una buona lezione era già venuta dalla Spagna con il re Juan Carlos, che nel suo discorso dopo l´11 marzo ha sottolineato la necessità di tener fermi i principi dello Stato di diritto, e con Juan Luis Cebriàn, il fondatore di El Pais che ha citato proprio una formula coniata negli Stati Uniti: «I mali della democrazia si curano con più democrazia». Peraltro, la linea adottata dal Gruppo dei garanti europei non aveva trascurato le esigenze di sicurezza. Ha già dato parere favorevole al trasferimento dei dati dei passeggeri verso l´Australia, poiché il governo di quel paese ha subito offerto le garanzie necessarie per tutelare i diritti: il confronto con l´Australia mette così ancor più a nudo il carattere eccessivo della pretesa americana. E la risoluzione del Parlamento europeo ribadisce con chiarezza la linea di una disponibilità alla collaborazione internazionale per la lotta al terrorismo, tuttavia in un quadro chiaro dei rapporti internazionali tra Unione europea e Stati Uniti e nel pieno rispetto delle garanzie democratiche.

Secondo: l´atteggiamento fermo del Gruppo dei garanti e del Parlamento è stato sicuramente favorito dall´esistenza della Carta dei diritti fondamentali dell´Unione europea, dove il diritto alla protezione dei dati personali ha trovato pieno ed autonomo riconoscimento. E la Carta, anche se non ha ancora un generale valore giuridico vincolante, impone che di essa tengano conto tutti gli organismi dell´Unione nello svolgimento della loro attività. Su questo dovrebbero riflettere tutti quelli che si ostinano a sottovalutare la Carta ed i suoi contenuti.

Terzo: si è creato un nuovo e positivo circuito istituzionale tra il Gruppo delle autorità indipendenti e il Parlamento europeo. Anche questo è un fatto di cui ben dovrebbero tener conto i critici del Progetto di Trattato costituzionale europeo, poiché l´ulteriore rafforzamento del ruolo del Parlamento, lì previsto, farà crescere le possibilità di controllo democratico all´interno dell´Unione. E si tratta di una considerazione importante anche per l´Italia. Infatti, il Codice per la protezione dei dati personali, da poco entrato in vigore, prevede che il Garante per la privacy sia interlocutore anche del Parlamento, e non più solo del Governo, creando così quel virtuoso circuito istituzionale che ha dato buona prova in Europa.

La linea adottata dal Parlamento europeo, peraltro, deve essere considerata anche come una saggia indicazione per una politica davvero efficace di lotta al terrorismo. Le raccolte massicce ed indiscriminate di informazioni sulle persone non solo mettono in pericolo libertà fondamentali, rischiando così la "perversione" dei sistemi democratici. Sono anche inefficienti. All´ultimo Consiglio europeo, infatti, i rappresentanti dei Governi hanno piuttosto messo l´accento sull´importanza della collaborazione tra polizie e servizi di sicurezza, confermando la priorità delle politiche di intelligence.

Ma il voto dei parlamentari europei contiene anche una importante risposta ad una parte sempre più larga dell´opinione pubblica americana, che si interroga intorno alla democraticità ed all´efficacia delle misure adottate dopo l´11 settembre. Negli ultimi mesi vi sono stati importanti documenti di associazioni per i diritti civili e sono stati pubblicati molti libri che mostrano come le misure di polizia, dopo l´approvazione del Patriot Act e la costituzione del Department for Homeland Security, incarnino un progetto di trasformazione autoritaria del sistema americano che va ben al di là della lotta al terrorismo e mette in pericolo libertà fondamentali. Per questo, negli stessi documenti, alle critiche alla politica interna americana si sono aggiunte valutazioni altrettanto critiche sugli orientamenti assunti dalla Commissione europea, che ha accettato passivamente le richieste degli Stati Uniti. L´American Civil Liberties Union è stata lapidaria: «Non vogliamo che l´Europa imiti noi, siamo noi che vogliamo unirci all´Europa», cioè al suo sistema avanzato di tutela delle libertà fondato su una protezione intensa dei dati personali. Così rimane aperto il dialogo tra Stati Uniti ed Europa, come dialogo di civiltà, fuori dalle pretese egemoniche di una parte.

Ma la partita non si è chiusa con il voto di mercoledì. Per imporre agli Stati dell´Unione europea l´invio negli Stati Uniti dei dati dei passeggeri delle linee aeree, la Commissione ha messo a punto un altro testo, un accordo internazionale "leggero", che invece è pesantissimo. In esso, infatti, si arriva a prevedere che le compagnie aeree europee debbano trattare i dati personali dei loro passeggeri da trasferire in America "ai sensi della normativa statunitense". La forzatura istituzionale è clamorosa. Si vuole che l´Unione europea abdichi alla propria funzione e si riconosca forza extraterritoriale al diritto interno degli Stati Uniti, con i paesi europei che accettano una sorta di status coloniale che li rende soggetti alle regole della superpotenza.

Non è questo un buon tema generale per l´imminente campagna elettorale europea? Non dovrebbe essere un argomento obbligato di discussione per il Parlamento italiano, come si accingono a fare altri parlamenti, quello francese in primo luogo?

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