Da Amnesty International del 11/10/2006
Originale su http://www.amnesty.it/pressroom/comunicati/CS111-2006.html

Rapporto di Amnesty International

Congo RD: "Bambine e bambini soldato abbandonati"

A due anni di distanza dall’avvio del programma governativo nazionale di smobilitazione e reintegrazione nella vita civile, un rapporto di Amnesty International sulla Repubblica democratica del Congo (Rdc) richiama l’attenzione sulla situazione di 11.000 bambine e bambini ancora attivi nei gruppi armati o dei quali non si ha più alcuna notizia. L’organizzazione per i diritti umani denuncia che il cosiddetto “programma Ddr” (disarmament, demobilization and reintegration, disarmo, smobilitazione e reintegrazione) non sta dando una risposta soddisfacente alle necessità di protezione e sostegno dei minori.

Secondo il rapporto, della maggior parte delle bambine catturate dai gruppi armati non si hanno notizie: potrebbero essere state abbandonate o identificate in modo non corretto come “persone alle dipendenze” di combattenti adulti. Ad oggi, il governo della Rdc non ha adottato alcuna misura per rintracciarle e dar loro assistenza.

“In alcune zone del paese, le bambine costituiscono meno del 2 per cento del totale dei minori rilasciati dai gruppi armati e registrati nel ‘programma Ddr’, nonostante esse costituissero circa il 40 per cento dei bambini arruolati dalle forze armate e dai gruppi armati” – denuncia Amnesty International.

Nel corso di una missione nella Rdc, molte fonti hanno riferito ai ricercatori dell’organizzazione che i comandanti e i combattenti adulti non si sentono obbligati a rilasciare le bambine soldato, poiché le considerano come una loro proprietà sessuale. Questa discriminazione è perpetuata da alcuni funzionari statali che descrivono, senza porsi problemi, queste bambine come “persone alle dipendenze” dei combattenti adulti, anziché come persone aventi diritto a beneficiare del “programma Ddr”.

Alcune bambine sentono di non avere alternativa se non rimanere con un gruppo armato, poiché se provassero a scappare verrebbero torturate o uccise. Jasmine, 16 anni, arruolata da un gruppo armato mayi-mayi del Kivu meridionale quando ne aveva 12, e ora madre di un bambino di 4 mesi, ha raccontato ai ricercatori di Amnesty International:

“Quando i mayi-mayi attaccarono il mio villaggio, scappammo tutti via. Durante la fuga, i soldati catturarono tutte le ragazze, anche quelle molto giovani. Una volta che sei nelle loro mani, sei costretta a ‘sposare’ uno di loro, non importa se è vecchio come tuo padre o se è giovane, se è bello o brutto… sei costretta ad accettare. Se ti rifiuti, ti uccidono. È accaduto a una delle mie amiche. Ti sgozzano come galline e neanche seppelliscono i corpi. Ho visto personalmente torturare una ragazza che non voleva ‘sposarsi’…”.

Le bambine arruolate nelle forze armate e nei gruppi armati sono spesso vittime di traumi prolungati, causati da anni di abusi, e diventano madri a un’età precoce. Ciò nonostante, viene fatto veramente poco per assicurare loro il necessario sostegno e l’assistenza cui avrebbero diritto.

Secondo Amnesty International, la maggior parte delle bambine e dei bambini soldato – alcuni dei quali arruolati quando avevano 6 anni - rilasciati e tornati nelle loro famiglie o comunità non sono stati aiutati pressoché in alcun modo a rientrare nella vita civile, nel campo dell’educazione o del lavoro.

Molti bambini incontrati dai ricercatori di Amnesty International hanno ammesso, rassegnati, che nonostante gli orrori della vita militare, potrebbero essere costretti a rientrare nei gruppi armati perché è l’unico modo per sopravvivere.

Alcuni gruppi armati sono ancora pronti a riprendere il conflitto in caso di fallimento dell’attuale processo di pace e, da questo punto di vista, ritengono che rilasciare le bambine e i bambini soldato indebolirebbe la loro forza militare.

“Il governo non solo non è riuscito ad affrancare migliaia di bambini e bambine soldato, ma non è in grado neanche di impedire nuovi arruolamenti, persino di minori che erano stati smobilitati e che erano tornati alle loro famiglie” – accusa Amnesty International.

“Fino a quando le autorità della Rdc e la comunità internazionale continueranno a non venire incontro ai bisogni dei bambini smobilitati, il rischio di un nuovo arruolamento o di un destino fatto di un’esistenza disperata e abbandonata rimarrà alto” – si legge nel rapporto dell’organizzazione per i diritti umani. “La priorità numero uno per il nuovo governo dev’essere quella di assicurare il rilascio di tutti i bambini e le bambine soldato e poi di proteggerli e fornire loro opportunità educative e di lavoro. Solo in questo modo, potranno rimanere nelle proprie comunità e non saranno più in pericolo di un nuovo arruolamento o di andare incontro a una condizione di abbandono”.

Finora, il governo della Rdc è stato estremamente lento nell’adottare e attuare progetti locali per la reintegrazione dei bambini e delle bambine soldato.

Amnesty International sollecita il nuovo governo della Rdc e la comunità internazionale a dare massima priorità agli investimenti nel sistema educativo statale e a realizzare nel modo più rapido possibile il diritto umano all’educazione primaria gratuita.

Attualmente, solo il 29 per cento dei bambini della Rdc termina il ciclo della scuola primaria; circa 4,7 milioni di bambini in età scolare, tra cui 2,5 milioni di bambine, restano fuori dal sistema scolastico. Almeno 6 milioni di adolescenti non ricevono alcun tipo di educazione formale. La mancanza di opportunità educative contribuisce fortemente all’insicurezza sociale ed economica dei bambini congolesi, uno dei fattori determinanti del diffuso arruolamento e dell’impiego delle bambine e dei bambini soldato nella Rdc.


ULTERIORI INFORMAZIONI

Il perdurante conflitto nella Rdc ha devastato intere comunità nelle zone orientali del paese, provocando complessivamente 3,9 milioni di vittime. Ogni giorno, 1200 persone muoiono di violenza, fame o malattie facilmente curabili.

Nell’ambito del processo nazionale di pace e della transizione politica che hanno preso il via nel giugno 2003, il governo della Rdc – sostenuto da un contributo internazionale di 200 milioni di dollari Usa – ha lanciato il “programma Ddr” per restituire alla vita civile 150.000 combattenti, tra cui circa 30.000 bambine e bambini soldato. L’attuazione del programma è stata pregiudicata dalla mancanza di volontà politica e militare, da gravi problemi tecnici e di gestione e dalla crescente insicurezza nell’est del paese. Nel giugno 2006, la commissione governativa responsabile del “programma Ddr” ha annunciato di aver smobilitato appena 19.000 bambine e bambini soldato.

Sulla base del diritto internazionale, l’arruolamento e l’impiego di persone al di sotto dei 18 anni di età sono proibiti; in caso di età inferiore ai 15 anni, si tratta di crimini di guerra. Si stima che i bambini e le bambine soldato costituiscano fino al 40 per cento delle forze militari in campo e che le bambine soldato rappresentino a loro volta il 40 per cento dei minori combattenti.

Negli ultimi anni, la spesa pubblica per l’educazione si è fortemente contratta: in termini reali rappresenta oggi meno del 4 per cento di quanto veniva investito nel 1980. In assenza di un adeguato sostegno governativo, le scuole statali fanno affidamento per l’80-90 per cento sul pagamento diretto delle famiglie degli alunni. Molte di esse non possono affrontare le tasse d’iscrizione. Molti insegnanti della Rdc sopravvivono con uno stipendio inferiore ai 10 dollari Usa al mese.

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