Da Agenzia Fides del 04/10/2006
Originale su http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=10589&lan=ita

Afghanistan: scontri e violenza nel Sud, aumenta il numero degli sfollati interni

Kabul - Le condizioni di crescente instabilità e insicurezza dell’Afghanistan hanno riportato a galla la questione dei profughi che per anni ha agitato il paese. Dopo la caduta dei talebani, i rifugiati afgani, sparsi in numerosi paesi dell’area mediorientale, hanno cominciato il loro rientro, sotto la guida e la supervisione dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Acnur).

Oggi l’Acnur ha lanciato un allarme esprimendo “preoccupazione per il sensibile aumento del numero di sfollati interni nell'Afghanistan meridionale a causa dei recenti scontri fra forze governative, NATO e forze antigovernative”. Secondo le stime dell’organizzazione, a partire da luglio 2006, 15mila famiglie sono state costrette ad abbandonare le loro abitazioni nelle province meridionali di Kandahar, Uruzgan e Helmand. E queste migrazioni interne forzate vanno a sconvolgere i già precari equilibri sociali ed economici delle regioni circostanti.

Intanto, informa l’Acnur, il governo afgano ha costituito un Comitato per la gestione dei disastri, che ha il compito di coordinare le attività di assistenza. Il Comitato opera in collaborazione con le Nazioni Unite. A Panjwai e Zhare Dasht, nella provincia di Kandahar, l'Acnur e l’Uncef hanno distribuito a circa 3.200 famiglie aiuti non alimentari, come teli di plastica, coperte e abiti pesanti per bambini, mente il Programma Alimentare Mondiale (Pam) si sta invece occupando della distribuzione degli aiuti alimentari.

L'Afghanistan è una nazione con la popolazione di rifugiati fra le più alte al mondo. Nel 2005 ha aderito alla Convenzione Onu del 1951 sullo status dei rifugiati e al relativo Protocollo del 1967. Dalla fine del 2001, oltre 3,5 milioni di afgani hanno fatto ritorno nel proprio paese dai vicini Iran e Pakistan. Nel 2005 oltre 400mila rifugiati afgani sono stati rimpatriati e si stanno inserendo nel tessuto sociale del loro paese natale.

Attivi nell’assistenza dei rifugiati afgani sono anche i Gesuiti del Jesuit Refugees Service e i Salesiani che nella provincia di Quetta, in Pakistan, ad appena 100 km dal confine con l’Afganistan, gestiscono scuole e centri di formazione professionale, e aiutano i profughi.

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