Da Lettera 22 del 16/09/2006
Originale su http://www.lettera22.it/showart.php?id=5629&rubrica=4

Un appello per salvare zio Tibo

E' stato scritto ad Assisi per salvare i tre cristiani indonesiani condannati a morte da da diversi leader religiosi musulmani

di Emanuele Giordana

Fabianus Tibo, sia ben chiaro, non è esattamente quel che si dice uno stinco di santo. Nei tempi bui che hanno attraversato i giorni e le notti della poco amena località indonesiana di Poso, nelle Sulawesi centrali – che gli amanti di Salgari conoscono come Celebes – Fabianus Tibo, detto “zio Tibo”, impazzava alla testa di uno dei tanti eserciti irregolari religiosi che si davano la caccia: islamici da una parte, cristiani dall’altra. Incendi, distruzioni, irruzioni all’arma bianca, stragi. Gruppi che facevano carta straccia degli insegnamenti dei rispettivi libri sacri, che invitano - nell’interpretazione più illuminata - alla pace e al dialogo. Li leggevano invece come un viatico per far piazza pulita, crociata o jihad che sia, dell’infedele, kafir da una parte, senza dio dall’altra. I conflitti comunitari hanno insanguinato l’Indonesia per diversi anni nelle Molucche e a Sulawesi con code, più contenute, altrove. Fabianus è figlio di quella stagione anche se, si dice, al processo ha funzionato, con due correligionari, da capro espiatorio.

Il fatto è che la giustizia indonesiana ha deciso che zio Tibo deve morire e che con lui devono morire Domingus Da Silva e Marinus Riwu. Devono, insomma, pagare per tutti. La loro esecuzione, dopo forti pressioni tra cui quella del Papa ma anche di autorevoli rappresentanti del mondo islamico indonesiano, è stata sospesa in extremis il 12 agosto scorso. Ma adesso si potrebbe riparlarne. Sia detto per inciso, rischiano il plotone di esecuzione anche Amrozi, Imam Samudra e Ali Ghufron alias Muhklas, i tre stragisti reoconfessi che uccisero a Bali nel 2002. Anche la loro esecuzione è stata rinviata e si teme che forse, proprio per una sorta di Cencelli della pena capitale, il desiderio di non inasprire i rapporti con gli islamisti locali, un colpo al cerchio (islamico) e uno alla botte (cristiana), possa far pendere la bilancia della giustizia verso la luce verde all’esecuzione della sentenza.

L’ultimo appello per salvar la vita ai tre cristiani è stato scritto ad Assisi da diversi leader religiosi colà riuniti dalla Comunità di Sant’Egidio, attiva nella battaglia per l’abolizione della pena di morte. L’hanno firmato l'ayatollah iraniano Muhammad Ali Tashiri, il magistrato libanese El Halabi Abbas, il consigliere politico del Gran Mufti del Libano Mohammad Sammak e Saoud El Maolua della Fondazione Shamseddine per il Dialogo. Gli autorevoli rappresentanti islamici chiedono che il gesto di clemenza venga attuato al fine di provare "ancora una volta che la giustizia è un principio fondamentale nell'islam", una religione – hanno scritto – che “rispetta la vita e la dignità degli esseri umani e che predica il dialogo ed il rispetto delle differenze tra le persone di tutte le fedi”. Preferendo dunque la lettura illuminata, giacché ogni libro, non importa se in arabo o in latino, si può leggere da destra o da sinistra.

Il passo possibile per il presidente Susilo Bambang Yudhoyono sarebbe quello di accogliere la domanda di grazia presentata dai legali dei tre condannati il 25 agosto.

Forse il presidente non se ne sarebbe voluto occupare: il paese è attraversato da fermenti radicali che ostacolano il progetto di democratizzazione di una nazione che ha alle spalle una dittatura trentennale, un retaggio storico da stato forte (quello di Sukarno) e l’eredità del passato coloniale. Ma gli islamisti sono anche il prezzo da pagare alla democrazia: van solo contenuti, sperando che l’islam indonesiano, in gran parte moderato, prenda il sopravvento.

La soluzione super partes sarebbe forse assicurare la grazia sia agli islamisti di Bali che ai fondamentalisti cristiani di Poso. Un gesto che darebbe un segnale forte sul fatto che la democrazia indonesiana fa passi avanti nel rispetto dei diritti della persona. E che potrebbe prefigurare una moratoria delle esecuzioni se non la cancellazione della morte di stato dal codice penale. Chi si batte per la salvezza dei tre cristiani, senza dimenticare quella dei condannati di altra religione, spera che anche il governo italiano dia un segnale forte. E che il ministro D’Alema, in questo momento voce ascoltata nel mondo arabo islamico, spenda anche la sua parola per un gesto di clemenza. Dopo le recenti dichiarazioni del Pontefice sull'islam, e per via delle reazioni alle sue parole anche in Indonesia, la voce di un laico sarà sicuramente più ascoltata.

Il testo dell'appello: http://www.santegidio.org/news/attualita/2006/0914...

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