Da La Repubblica del 09/10/2005

I tagli alla cultura

La Finanziaria cancella l'arte a rischio teatro, cinema e musei

Il ridimensionamento dei trasferimenti agli enti locali previsto dalla manovra del governo, penalizzerà mostre ed esposizioni
Solo per il Fondo unico dello spettacolo un sacrificio da 142,2 milioni di euro mentre altre norme riducono di 125,3 milioni i sostegni
Nella classifica per ripartizione dei fondi, al primo posto la lirica col 48%, seguita da cinema, prosa, musica, danza e dai circhi
Le Regioni più colpite dalle riduzioni: il Lazio, dove confluisce il 20% delle risorse, la Lombardia con il 14% ed il Veneto con il 9,4%

di Lucio Cillis

ROMA - Pochi, rispetto al pedigree dell'arte italiana, ma c'erano. I contributi dello Stato a sostegno dello spettacolo nel corso dei 20 anni di vita del Fus sono stati erosi dall'inflazione, dai costi crescenti per la realizzazione di film, la messa in scena di balletti, di opere teatrali, di lirica e di classica.

Quelle somme erano comunque lì a dare il proprio contributo, prima dell'ulteriore taglio al Fondo unico dello spettacolo (meno 142,2 milioni di euro) previsto dalla Finanziaria del ministro Tremonti, che ha cancellato anche altre norme di sostegno al settore (125,3 milioni in meno), provocando la rivolta dell'intero mondo dell'arte e della cultura italiana. Un vero e proprio crollo degli investimenti a sostegno di settori ancora vitali, dal cortometraggio alla banda musicale di paese ma anche, di musei, della prosa, di festival, di scuole di formazione, della promozione della cultura italiana all'estero.

Dal 1985 al 2003 i fondi disponibili (pari a 363,485 milioni di euro) erano già precipitati del 30% in termini reali e oggi, con l'insostenibile sforbiciata della Finanziaria, ridotti a meno della metà rispetto alle origini della legge che li aveva istituiti, firmata nel 1985 dal presidente della repubblica Sandro Pertini.

Tutti questi dati sono contenuti nella Relazione che ogni anno il ministero dei Beni culturali invia al Parlamento. L'ultima disponibile è del 2003 e descrive fin nel dettaglio i mille rivoli dove i fondi vengono indirizzati e, quindi, le anime culturali che dopo la manovra verranno maggiormente penalizzate. Nel 2003 le percentuali di riparto del Fus, in pratica le aliquote, vedevano la lirica al primo posto per fondi ricevuti con il 48% del totale. A seguire il cinema, con il 18%, la prosa con il 17,6%, la musica col 13,5%, la danza e il mondo del circo con l'1,5% ognuno. Soltanto il taglio del 33% al Fondo, presente nella manovra 2006, ridurrà in media di 68 milioni di euro la "dote" della lirica, di 25,5 milioni quella del cinema, di 19 milioni le risorse disponibili per la musica, di 2 quelle riservate alla danza e di altri 2 milioni i soldi destinati al sostegno dei circhi.

Accanto ai 142 milioni spazzati via dal Fus (restano 300 milioni annui da qui al 2008) ci sono altri 125 milioni di euro che vengono azzerati in Finanziaria: 30,9 provenivano dal Lotto, 92,2 milioni erano destinati più in generale agli investimenti relativi al patrimonio culturale. E spariscono anche altri 2 milioni di euro devoluti all'arte contemporanea. In tempi di vacche magre e di cecità culturale sono svaniti pure 200 mila euro utilizzati dal Cnr per diversi investimenti a difesa del patrimonio culturale.

Le Regioni interessate dai colpi inferti dalla manovra allo spettacolo sono soprattutto il Lazio (dove arriva il 20% delle risorse del Fondo unico), la Lombardia (quasi il 14%) e il Veneto (con il 9,4%). A questi tagli, potrebbero poi aggiungersi quelli relativi a risorse riservate agli Enti locali, i cui rubinetti sono stati chiusi a monte da altri articoli della Finanziaria. Secondo Vincenzo Vita, assessore provinciale alla Cultura di Roma «ci si troverà di fronte al dilemma se sovvenzionare questa o quella mostra. Perché mancheranno almeno altri 130 milioni di euro di fondi destinati alla cultura». Ovvero un totale di 400 milioni di euro in meno dal 2006.

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