Da La Repubblica del 19/12/2004

Dopo il rifiuto degli enti locali sul deposito unico, il governo cambia rotta. L´operazione costerà 300 milioni di euro

Via dall´Italia le scorie nucleari

Decreto del ministro Marzano. Polemici i Verdi: "Scelta precaria"

Dirette in Francia o in Inghilterra 250 tonnellate di materiale a rischio Torneranno nel nostro Paese fra venti anni

di Alberto Mattone

ROMA - Le scorie nucleari? Lontano dall´Italia, in Paesi che hanno tecnologie e capacità per trattarle e stoccarle. Andranno all´estero, in Francia o in Inghilterra, dove sono in attività due impianti avanzati per il "ritrattamento" dei materiali tossici. La svolta è contenuta in un decreto firmato il 2 dicembre dal ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, e la decisione avrà effetto immediato. Il governo cambia rotta, abbandona la scelta del sito unico nazionale per l´assemblaggio dei rifiuti pericolosi. E avvia 250 tonnellate di combustibile irraggiato, che rappresentano il 99% della radioattività, fuori dai nostri confini.

A diciassette anni dall´addio al nucleare, l´Italia risolve così il problema della messa in sicurezza di migliaia di metri cubi di scorie ad alta tossicità ereditate dalla stagione dell´atomo. E ora stoccate, principalmente, negli impianti di Trino Vercellese, Saluggia (Piemonte) e Caorso (Emilia Romagna). Il decreto Marzano rappresenta la definitiva presa di coscienza del rifiuto degli enti locali di ospitare il "cimitero" dei materiali radioattivi. Ed è anche una vittoria di Scanzano Jonico, il piccolo centro della Basilicata che il governo aveva scelto per installare il deposito unico nazionale dei rifiuti "attivi". Una decisione revocata dopo una rivolta imponente iniziata nel novembre 2003 con blocchi stradali, scuole chiuse, serrate di commercianti, interpellanze parlamentari per evitare che il paese diventasse la "pattumiera del Nord".

«Il decreto del governo è una svolta importante - dice Giancarlo Bolognini, amministratore delegato della Sogin, la società pubblica di gestione del nucleare - si tolgono fattori di rischio oggettivi, c´è l´urgenza di trasportare questo materiale in luoghi più sicuri». Il pericolo è incombente, dunque. Ed è questo il motivo per cui Marzano ha chiesto alla Sogin di disporre l´immediato avvio delle procedure per il trasporto all´estero dei materiali pericolosi. Ma le scorie, a causa alle normative comunitarie, avranno anche il "biglietto" di ritorno. Saranno trasportate in Italia tra una ventina d´anni, ma solo quando sarà stato individuato il deposito definitivo nazionale. «Tornerà un cinquantesimo di quanto inviato - rassicura Bolognini - e non sarà più materiale pericoloso».

A "volare" all´estero saranno le famose "barre" di combustibile di 4 metri, utilizzate nei reattori delle centrali durante l´era del nucleare. Si tratta di 250 tonnellate di materiale altamente radioattivo praticamente inavvicinabile, custodito in sicurezza in apposite "piscine", protette dall´acqua e dal cemento armato. Non rappresenta un rischio imminente, ma è potenzialmente molto pericoloso in caso di attentati o di deterioramento delle strutture che lo contengono. Il trasporto e lo smaltimento delle scorie sarà completato tra due anni e costerà 300 milioni di euro: sarà una gara internazionale a scegliere il vincitore di una appalto conteso tra le due uniche società in campo, la francese "Cogema" e l´inglese "Bnfl".

«Faremo una grande festa», esulta il vicesindaco di Caorso. Ma il vicepresidente della Regione Basilicata è più prudente: «Noi restiamo vigili su tutta la vicenda». E anche gli ambientalisti non condividono l´entusiasmo. «L´ipotesi di uno stoccaggio definitivo all´estero - s´interroga il presidente onorario di Legambiente, Ermete Realacci - è stata smentita alla Camera dalla stessa Sogin appena qualche giorno fa. Ci sembra di essere davanti ad un grande pasticcio». «La decisione di trasferire in Francia e in Gran Bretagna tutte le scorie nucleari è costosissima e precaria» attacca il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio. E il Wwf: «Il decreto è un atto dovuto, vista la pericolosità delle scorie per l´ambiente e i cittadini. Ma staremo tranquilli solo vent´anni. Meglio l´individuazione di un sito europeo, collocato in un Paese che ha scelto il nucleare».

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