Da La Repubblica del 10/06/2004

Medio Oriente, il piano degli Usa

Bush vuole la Nato a Bagdad ma Chirac frena: "Non è il caso"

L´America lancia un progetto per il "futuro del mondo arabo", ma molti, fra cui egiziani e sauditi, sono scettici
L´Italia tra gli sponsor con Yemen e Turchia, prima riunione in autunno Blair sostiene la Casa Bianca sull´Iraq

di Alberto Flores D'Arcais

SAVANNAH - Con alle spalle la vittoria alle Nazioni Unite George W. Bush ha dato il via ieri a Sea Island - nella seconda giornata del G8 - al progetto «Grande Medio Oriente». Il piano, di cui l´Italia è uno dei tre sponsor (con Turchia e Yemen) è pubblicato in due documenti: il primo politico (Partnership per il progresso e un comune futuro) il secondo un piano d´azione in sette punti a sostegno delle riforme.

Nel politico si prevede la creazione di un «forum per il futuro» che riunirà con una scadenza regolare i paesi che fanno parte del G8 con i ministri (degli esteri e dell´economia) dei paesi della regione - che va dal Medio Oriente al Nord Africa). In queste riunioni - la prima si svolgerà nell´autunno del 2004 - parteciperanno (in riunioni 'parallele´) anche uomini d´affari e rappresentanti della società civile. Nel piano d´azione prevede sette punti, il primo dei quali (dialogo per l´assistenza alla democrazia) che ha come obiettivo quello di promuovere e rafforzare le istituzioni democratiche è sponsorizzato dall´Italia (con Yemen e Turchia) e prevede un primo incontro da tenersi, sempre entro quest´anno, nel nostro paese.

Per la Casa Bianca l´approvazione del «Grande Medio Oriente» è un successo a metà. La proposta iniziale di Bush, la «strategia della libertà» lanciata nell´autunno scorso, viene riadattata e ridimensionata per ottenere l´approvazione francese. Sul Grande Medio Oriente (uno dei progetti più cari ai neocon) Jacques Chirac aveva giocato d´anticipo. Nel corso della conferenza stampa della mattina aveva così spiegato il suo punto di vista: bisogna «convincere, dialogare, spiegare, ma non imporre la visione occidentale» al mondo arabo ed islamico, il medio oriente «non ha bisogno di missionari della democrazia». Il progetto «Grande Medio Oriente» non era già partito con il piede giusto per via di alcuni rifiuti importanti ricevuti dalla Casa Bianca. Diversi paesi, tra cui due potenze regionali come Egitto ed Arabia Saudita, avevano rifiutato l´invito di Bush a venire a Sea Island. E per ottenere un documento finale con l´appoggio di tutti la Casa Bianca ha dovuto annacquare le posizioni originarie.

La seconda giornata nell´isola dei 'miliardari´ era iniziata con la Casa Bianca che, forte del successo ottenuto alle Nazioni Unite, aveva messo sul tavolo il progetto Nato. E sull´ipotesi che l´Alleanza Atlantica intervenga direttamente in Iraq si era aperta subito una nuova partita tra Stati Uniti e Francia.

Nel suo viaggio a Parigi e in Normandia Bush aveva avuto il via libera francese sulla risoluzione Onu ma in una sorta di mutuo scambio aveva anche ricevuto un all´invio di truppe sotto le bandiere della Nato nel paese del Golfo. La Casa Bianca non ha però abbandonato l´idea e tentando di forzare di nuovo la mano ai francesi è tornata a chiedere un maggior coinvolgimento dell´Alleanza Atlantica in Iraq, con una dichiarazione dello stesso Bush: «La Nato deve essere coinvolta in Iraq: lo è già e deve esserlo ancora di più. Lavoreremo con i nostri amici della Nato almeno per consolidare il ruolo attuale e speriamo che si arrivi a un accordo».

La maggior parte dei 26 membri dell´Alleanza sono già presenti con proprie truppe in Iraq, ma mancano ovviamente paesi importanti quali Francia, Germania e adesso anche Spagna. Nel suo insieme l´Alleanza Atlantica è coinvolta oggi solo con il sostegno logistico dato alla divisione che si trova sotto il comando polacco. Del 'progetto Nato´ Bush ne aveva parlato martedì pomeriggio anche con Schroeder trovando il Cancelliere tedesco 'possibilista´ (secondo fonti americane).

Ieri mattina, poco dopo mezzogiorno, è però arrivato il previsto stop di Chirac: «Mi troverete del tutto contrario a questa iniziativa, il coinvolgimento della Nato in Iraq non è nella vocazione dell´Alleanza atlantica e non ritengo, quindi, che sia opportuno». Il presidente francese ha lasciato uno spiraglio, precisando che il discorso sarebbe diverso solo se ci fosse un´esplicita richiesta da parte del governo iracheno. Per Blair la presenza della Nato nasce dall´esigenza di «mettere gli iracheni in grado di garantire la loro sicurezza», il che farebbe pensare ad un uso dei soldati dell´Alleanza non con un ruolo combattente, ma solo come tecnici e istruttori.

Dell´Iraq si parlerà comunque al vertice Nato in Turchia di fine giugno, e sarà allora che ognuno scoprirà le proprie carte.

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