Da Corriere della Sera del 24/05/2004

Londra, spunta un documento segreto «La tattica degli americani è perdente»

di Alessio Altichieri

LONDRA - Capita raramente che un documento riservato di tale importanza esca sui giornali. Ma questi sono giorni speciali per la politica estera di Tony Blair, diviso tra il dovere di fare fronte comune con l’alleato George Bush e la spinta, che viene dai laburisti e perfino dall’opposizione conservatrice, a smarcare la Gran Bretagna dagli errori tattici americani in Iraq. E così, visto che tutto il mondo è Paese, dal Foreign Office è misteriosamente uscito il testo di un memorandum segreto, destinato ai ministri - pochissimi - che hanno diritto di parola e d’intervento sulla questione irachena. La «linea pubblica da tenere» è di ammettere soltanto che «la situazione della sicurezza in Iraq è difficile». Ma nelle pagine passate al Sunday Times la realtà è assai diversa.

Il memorandum del ministero degli Esteri è recentissimo, perché è datato 19 maggio, e si occupa solo del passaggio dei poteri del 30 giugno a un governo di personalità irachene, anche se ammette che lo scandalo delle torture ai detenuti di Abu Ghraib «ha minato l’autorità morale della coalizione». E mette in guardia: «Non dobbiamo sottovalutare le difficoltà attuali». Ma mostra che a Londra c’è determinazione: «Il processo è difficile e sono prevedibili battute d’arresto. Però abbiamo una strategia per portare avanti gli sviluppi». Ma per fare ciò «è necessario raddoppiare i nostri sforzi per assicurare un approccio ragionevole e sensibile degli americani alle operazioni militari».

Infatti, riconosce il testo, «le pesanti tattiche degli Stati Uniti a Falluja e Najaf alcune settimane fa hanno alimentato sia l’opposizione sunnita che quella sciita alla coalizione, e ci hanno fatto perdere gran parte del pubblico sostegno in Iraq». E’ la tesi degli esperti militari in Gran Bretagna, che evidentemente non solo il Foreign Office ora fa sua: «Gli Usa hanno imparato la lezione e ora procedono in genere con più cautela». Di conseguenza, s’ammette, «ci sono segni di una migliore organizzazione dei ribelli e d’un bacino di sostegno popolare, almeno tra i sunniti». Da notare, sottolinea la Bbc , la parola «ribelli», perché finora la coalizione preferiva parlare di «terroristi» o «stranieri», senza appoggio locale.

Ma le differenze tra Londra e Washington non finiscono qui. La prima è sul piano militare e riguarda la possibilità che il governo Blair mandi altre truppe in Iraq, nella zona di Najaf ora controllata dagli americani, oppure muova l’Allied Rapid Reaction Force, forza Nato a guida britannica di stanza in Germania, in aree controllate da contingenti europei, tra cui i polacchi. Ebbene, dice il documento, «qualunque strada si prenda dobbiamo massimizzare la nostra influenza sulle decisioni militari americane, in modo da prevenire azioni degli Stati Uniti, sia a livello strategico che operativo, che possano mettere in pericolo i nostri obbiettivi». Altro punto di frizione è la risoluzione del Consiglio di Sicurezza che dovrà approvare il passaggio di sovranità. La Gran Bretagna vuole che il governo provvisorio iracheno abbia «un veto effettivo sopra le operazioni più importanti», ciò che evidentemente non sarà gradito agli americani. Quindi il testo spiega enfaticamente: «Dobbiamo legare mani e piedi gli Stati Uniti a un linguaggio che rispecchi questi principi. Ma se lo facciamo, e quindi diamo ai francesi, ai tedeschi e ai russi la reale facoltà di fare le loro osservazioni sulla bozza, le prospettive appaiono ragionevoli».

E se pure tutto andrà per il meglio il 30 giugno, poi «i mesi dell’estate saranno difficili», quando «dovremo minimizzare il profilo delle forze della coalizione». Perché entro ottobre «i preparativi delle elezioni dovranno essere già in atto, con altri fondi trasformati in posti di lavoro e i primi risultati sul territorio, soprattutto nelle zone sunnite, per minare i ribelli con progressi su tutti i fronti». Un compito enorme? «L’impegno è notevole, la posta è alta, ma la riuscita è imperativa». Come dire: Tony Blair non accetta di perdere.

Sullo stesso argomento

Articoli in archivio

Americani e inglesi chiedono all’Onu un anno
La bozza di risoluzione prevede un mandato rinnovabile per la forza multinazionale. Il Pentagono vuol tenere il comando
di Ennio Caretto su Corriere della Sera del 25/05/2004
Brahimi chiede agli Usa i mezzi per agire
Powell illustrò a Bush il rapporto della Croce Rossa sulle torture già in febbraio
di Ennio Caretto su Corriere della Sera del 19/05/2004
«Un piano per lasciare l’Iraq prima possibile»
Verso una nuova strategia anglo-americana. Blair: «Ma non fuggiremo». Allo studio elezioni anticipate
di Ennio Caretto su Corriere della Sera del 18/05/2004
 
Cos'� ArchivioStampa?
Una finestra sul mondo della cultura, della politica, dell'economia e della scienza. Ogni giorno, una selezione di articoli comparsi sulla stampa italiana e internazionale. [Leggi]
Rassegna personale
Attualmente non hai selezionato directory degli articoli da incrociare.
Sponsor
Contenuti
Notizie dal mondo
Notizie dal mondo
Community
• Forum
Elenco degli utenti

Sono nuovo... registratemi!
Ho dimenticato la password
• Sono già registrato:
User ID

Password
Network
Newsletter

iscriviti cancella
Suggerisci questo sito

Attenzione
I documenti raccolti in questo sito non rappresentano il parere degli autori che si sono limitatati a raccoglierli come strumento di studio e analisi.
Comune di Roma

Questo progetto imprenditoriale ha ottenuto il sostegno del Comune di Roma nell'ambito delle azioni di sviluppo e recupero delle periferie

by Mondo a Colori Media Network s.r.l. 2006-2020
Valid XHTML 1.0, CSS 2.0