Da Corriere della Sera del 20/11/2005

Ha 39 anni, consumatore confesso di cocaina: «Ma solo in gioventù»

Gay, ribelle, miliardario la nuova stella del Québec «Vi darò l’indipendenza»

André Boisclair alla guida dei secessionisti

di Stefano Montefiori

Fresco di laurea in amministrazione pubblica ad Harvard, nel giugno scorso André Boisclair stava per abbandonare definitivamente il natio Québec per accettare l’offerta di lavoro della McKinsey a Toronto, cuore del Canada anglofono. Le improvvise dimissioni di Bernard Landry da capo del Parti Québécois lo hanno fermato; Boisclair si è tolto la giacca da manager internazionale, si è rimesso quella da politico localista e ha condotto una strabiliante campagna d’autunno che lo ha portato a vincere le primarie degli indipendentisti del Québec: il primo omosessuale dichiarato, in America, alla testa di un partito importante. Oltretutto nella provincia più tradizionalista, e cattolica, del Canada. Nel discorso di investitura alla fiera di Québec City, davanti a 3.000 sostenitori sommersi da coriandoli (coreografia a dire il vero piuttosto americana e poco sovranista), il prestante André, 39 anni, «Dede» per i suoi genitori miliardari, ex ministro provinciale e consumatore confesso di cocaina, ha sfoggiato il suo celebre «sorriso da 100 watt» e stabilito due priorità: «Primo, il Parti Québécois vincerà le elezioni del 2007 e organizzerà appena possibile un nuovo referendum per la sovranità del Québec: secondo, daremo a questo popolo uno Stato».

«Ci risiamo», commenta nell’editoriale di ieri la Montreal Gazette , il giornale della minoranza anglofona. «Signor Boisclair, ora che ha vinto, possiamo sperare che lei provi ad affrontare questioni pubbliche che non finiscano con le lettere "e-n-d-u-m"?». Gli «inglesi» del Québec (circa il 10% dei 7 milioni di abitanti) e in parte le altre «comunità culturali» (cioè gli immigrati, un altro 10%) temono l’inasprirsi dello scontro tra il giglio (simbolo della provincia) e l’acero (Canada): i sondaggi più recenti indicano che i cittadini a favore del distacco da Ottawa sono di nuovo la maggioranza, dopo il fallimento dei primi due referendum (1980 e 1995). I media canadesi hanno già cominciato a prendere di mira le rinnovate ambizioni indipendentiste della belle province , sostenendo l’attuale premier liberale Jean Charest e attaccando l’astro nascente Boisclair, parodiato sulla tv pubblica Cbc come un pazzo megalomane armato di bazooka e con la faccia piena di polvere bianca (nel programma comico This hour has 22 minutes ). I francofoni lo difendono: «Boisclair ha una bella presenza e sa parlare - scrive Jean-François Lisée sul Soleil -, spende molto in vestiti perché è espressione di un Québec nuovo, che ha successo e che sa godere, talvolta troppo, dei piaceri della vita». L’accenno è alla faccenda della cocaina, così risolta dall’interessato: «L’ho consumata, ma non ho mai preso decisioni politiche sotto il suo influsso. È stato un errore di gioventù di cui mi pento. Non dirò mai più niente a questo proposito».

Boisclair non nasconde la sua omosessualità e la passione per i locali notturni, ma evita i gay pride : «Non traggo imbarazzo né fierezza dal mio orientamento sessuale». È un accanito indipendentista francofono, ma pronuncia metà del suo discorso della vittoria in inglese. Scivola tra le sue contraddizioni, irrita i radicali del partito, strega gli elettori, sfiora la megalomania: «Il Québec libero - sostiene - sarà un modello per la pace nel mondo».

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