Da Corriere della Sera del 11/11/2005

I neocon puniti nel voto

di Ennio Caretto

WASHINGTON - Secondo il New York Times «il capitale politico di George Bush è diventato un deficit». Per il Washington Post «il terminator Arnold Schwarzenegger è terminato». Parrebbe una lettura di parte delle sconfitte subìte dai repubblicani nella tornata elettorale di martedì che metteva in palio i governatori di Virginia e New Jersey, alcuni sindaci tra cui quello di New York e i referendum in California, perché i due autorevoli quotidiani sono «liberal». Ma questa lettura è avallata dal Wall Street Journal , che è conservatore: «Il vantaggio repubblicano su temi chiave sta sfumando» scrive il quotidiano, riferendo che da un sondaggio i democratici riconquisterebbero la Camera e il Senato con il 48 contro il 37 per cento dei voti, se si votasse adesso.

Una svolta a un anno delle elezioni parlamentari di «mid term», di metà mandato del presidente, un monito che i «neocon» potrebbero avviarsi al tramonto? Sì, commenta il politologo Larry Sabato, «ma è un risultato reversibile». A suo parere, i repubblicani stanno pagando «l'estremismo di certe loro politiche» e l'impopolarità di Bush, che nel sondaggio del Wall Street Journal è gradito solo al 38% degli elettori, e del vicepresidente Cheney, promosso solo dal 27%, mentre i democratici stanno imparando la lezione del 2004, si stanno cioè spostando al centro. Oggi Bush, osserva Sabato, rischia di essere un handicap per il partito. Ma, se darà una risposta agli scandali e abbandonerà le posizioni ideologiche più rigide, si riprenderà.

I motivi di riflessione per la destra americana sono vari. Nel New Jersey, «Stato blu» ossia democratico, l'elezione del senatore «liberal» Jon Corzine a governatore era data per probabile. Ma nella Virginia, «Stato rosso», ossia repubblicano, che l'anno scorso votò al 54% per Bush, quella del «neoliberal» Tim Kayne non lo era affatto. Kayne ha vinto grazie ai successi del suo predecessore e compagno di partito Mark Warner, un moderato, in cui la sinistra Usa vede il potenziale erede dell'ex presidente Bill Clinton e, grazie alla sua difesa dell'etica e della religione, temi finora monopolio dei repubblicani. E, con la propria vittoria, ha fatto di Warner un candidato eccellente alla Casa Bianca nel 2008.

In California, la bocciatura dei quattro referendum proposti da Arnold Schwarzenegger ha lanciato un altro messaggio ai repubblicani: che un governatore o un presidente non deve essere aggressivo e non deve dividere il Paese. «Schwarzy» aveva cominciato bene, con una politica bipartisan, ma ne ha poi praticata una unilateralista, precipitando nei sondaggi. I referendum sono così diventati il giorno del giudizio per lui, non per i democratici, come aveva pronosticato.

Nel martedì nero elettorale, l'unica nota di consolazione per i repubblicani è stato il trionfo del sindaco di New York Michael Bloomberg, rieletto con un vantaggio del 20% dei voti. Ma il sindaco è un repubblicano centrista e riformatore.

Facendo buon viso a cattivo gioco, ieri la Casa Bianca ha minimizzato il significato del voto. Ma i media hanno evidenziato che alcuni repubblicani stanno prendendo le distanze da Bush. A ottobre Schwarzenegger e Jerry Kilgore, candidato a governatore della Virginia, rifiutarono di comparire in pubblico col presidente: Kilgore ha accettato di farlo lunedì, ma senza giovamento. Questa settimana li imiterà il senatore della Pennsylvania Rick Santorum.

Più importante della figura di Bush, ora controversa, pare però l'attenzione degli elettori non più sui temi preferiti dai «neocon», le cosiddette «tre G», God, guns, gay (Dio, armi, omosessuali) ma sui temi preferiti dai democratici, tasse, immigrazione, pensioni, istruzione, pace in Iraq.

Parlare di rinascita della sinistra, ammonisce Sabato, sarebbe anticipare troppo i tempi. Ma ignorare l'accoppiata Warner-Kayne sarebbe un errore. Warner si dimostrò un formidabile amministratore. Kayne è cattolico ed è riuscito a giustificare con la fede la sua opposizione alla pena di morte in uno Stato a favore delle esecuzioni capitali.

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