Da La Stampa del 09/06/2005

Un esercito di contadini, operai, commercianti e anche dirigenti d’azienda

Siberia. La lunga marcia dei cinesi

di Francesco Sisci

PECHINO. Nei tempi antichi, quando vi dominavano gli unni e poi i turchi e poi i mongoli, per la Cina era semplicemente la «terra della fame». Le orde fameliche di questi popoli barbari si accalcavano verso Sud, sotto la Grande Muraglia, per barattare quel poco che avevano con i ricchi e preziosi beni agricoli cinesi, o semplicemente per compiere qualche scorreria. Contro di loro fu costruita la grande muraglia, con questo i cinesi rinunciavano al grande Nord. Così quando dal 1640 i russi cominciarono lì la loro penetrazione, i cinesi semplicemente scrollarono le spalle. Allora a Pechino dominavano i Mancesi, proprio un popolo che veniva dal Nord e conosceva bene quelle terre gelate e miserrime. Nel 1689 cinesi e russi firmarono il loro primo accordo a Nercinsk, sulla Siberia. Era di mutuo vantaggio perché entrambi credevano che l'altro fosse pazzo: i russi non capivano perché i cinesi rinunciavano alla Siberia; i cinesi non capivano perché i russi volevano quella distesa di niente. Per i russi, allora poveri, era un'opportunità di conquista e sviluppo, per i cinesi allora padroni di oltre un terzo del Pil globale, una perdita di tempo e di spazio.

Dopo di allora, invero, altri trattati costrinsero la Cina a concessioni ben più importanti, e le condizioni si invertirono tra i vicini. Così, dal 1969, quando con una cruenta guerra di confine Mao cercò inutilmente di riconquistare qualche pezzo della Siberia russa, i cinesi sembrano avere quella tundra gelata nel cuore. Nell'ultimo censimento russo del 2003 i cinesi erano 3,26 milioni, di cui i tre quarti alloggiati in Siberia e Estremo oriente, nella zona vicino Vladivostock. Qui in particolare già oggi oltre il 40 per cento delle attività economiche sono in mano a cinesi, che controlla anche tutta l'industria leggera. I numeri potrebbero raddoppiare se si contano anche i residenti illegali e le attività economiche non registrate. A Khabarhovsk il governatore della regione Viktor Ishayev, ha negato la cittadinanza russa ai cinesi che sposano donne russe, come piccola misura di controllo della penetrazione cinese. Ma la demografia gioca contro gli ex sovietici. Oggi in Siberia ed estremo oriente russo la popolazione è di 18 milioni, di cui appunto almeno un paio di milioni di cinesi. Tra cinque anni i cinesi, secondo alcuni calcoli di Mosca, dovrebbero essere oltre sette milioni. Non saranno ancora la maggioranza, ma saranno già la singola più grande etnia della regione, più dei mongoli o dei russi bianchi. Tra dieci anni saranno la maggioranza assoluta. Sempre fonti russi dichiarano che i cinesi hanno dei piani per la «colonizzazione» della Siberia dalla fine degli Anni '80 e spiegano che oltre 250 milioni di cinesi gravitano in zone povere a Sud della potenzialmente ricchissima Siberia. Molte pubblicazioni cinesi calcolano con sorpresa e golosità quante poche persone abitano in Siberia, e quanto l'immensa regione sia ricca di risorse naturali necessarie allo sviluppo cinese.

«La Siberia russa è una direzione ideale per l'emigrazione cinese», spiegano vari siti dell'Internet cinese. Ma, secondo le voci di qui il problema non è cinese ma russo. «È in corso un fenomeno di de-industrializzazione e spopolamento della Russia - spiegano ricercatori all'Accademia cinese delle scienze sociali -. I 140 milioni di russi potrebbero diventare 100 milioni nel 2050, per allora i cinesi invece potrebbero essere 1,6 miliardi».
Le proporzioni in Siberia allora saranno già radicalmente cambiate, i lavoratori e uomini d'affari cinesi potrebbero allora dominare la regione. La demografia avrà la sua parte, il resto è geografia e commercio. Oggi circa il 10 per cento degli scambi della Siberia sono con il resto del Paese, l'altra parte riguarda Cina, Giappone e Corea. I russi vorrebbero incoraggiare giapponesi e coreani a venire, ma la presenza di imprenditori cinesi e la dinamicità dell'economia di Pechino naturalmente riorientano l'economia in quella direzione. Da questo punto di vista la Cina rappresenta un'ancora di salvataggio per la Siberia che si sta sempre più integrando nell'orbita asiatica, dove la geografia l'ha posta. Gli operai cinesi mandano avanti sempre più fabbriche siberiane, la mortalità degli uomini russi è di 58 anni nella regione. Le ragazze siberiane calano in Cina con permessi di soggiorno di uno, due mesi per facili guadagni. Gli uomini si affollano intorno alle bancarelle di Yabaolu, a Ovest del Tempio del sole a Pechino, per comprare di tutto, dai prodotti tessili ai trasmettitori che si sintonizzano sulle onde radio russe.

La paura dell'invasione cinese è oggettiva e nell'impero celeste se ne rendono conto. Quasi a calmare le paure crescenti russe, e la dipendenza in aumento della Siberia dalla Cina, Pechino lunedì scorso ha concluso l'accordo per i confini con Mosca. La sovranità di nemmeno un metro quadrato di Siberia è messo in discussione. Ma di certo geografia, demografia ed economia hanno dinamiche proprie, che la Storia sembra avere fatto girare in 300 anni, a 360 gradi.

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