Da La Repubblica del 10/05/2005

L'ultima tappa del viaggio in Europa in un paese che ha disertato polemicamente le feste sulla Piazza Rossa

Bush continua la sfida in Georgia

Il presidente rilancia oggi a Tbilisi l'appello per la democrazia all'Est

di Alberto Flores D'Arcais

TBILISI - Faceva un certo effetto, per chi ricorda le parate sulla Piazza Rossa ai tempi in cui l'Unione Sovietica era «l'altra superpotenza», vedere un presidente americano salutare con la mano le truppe che sfilavano orgogliose davanti al Cremlino con le bandiere rosse di un tempo, simbolo di un potere e di una ideologia che non c'è più. Per la prima volta il leader di quello che per settanta anni è stato l'odiato «imperialismo capitalista» era sul palco - accanto alla tomba di Lenin (sia pure nascosta e coperta) - guest star in un luogo dove per decenni potevano accedere solo gli alti gerarchi della nomenklatura comunista.

«Bush era totalmente a suo agio», ha spiegato ai giornalisti al seguito il consigliere del presidente americano Dan Bartlett, e questa è la dimostrazione «di come i tempi siano andati avanti nel mondo». In effetti solo dieci anni fa Bill Clinton, a Mosca per il 50 anni della vittoria sul nazismo, aveva boicottato la sfilata sulla Piazza Rossa in segno di protesta contro la "brutale" campagna militare di Mosca in Cecenia. Dieci anni che il nuovo millennio iniziato con l'11 settembre 2001 fanno sembrare ancora più lontani; tanto che oggi l'uomo che ha definito Yalta «un errore come quello di Monaco» può tranquillamente stare accanto a colui che meno di venti anni fa era il potente capo del Kgb nella parte di Germania "occupata" e che ieri ha definito il presidente americano «un ospite di speciale importanza».

Finite le cerimonie sulla Piazza Rossa, ammainate le bandiere con falce e martello che per un giorno sono tornate a sventolare davanti al Cremlino, George W. Bush è arrivato ieri sera in Georgia determinato a rinnovare con vigore gli appelli alla democrazia per tutto l'ex impero sovietico. Nella terra che diede i natali a Jozef Stalin il presidente americano è pronto al grande bagno di folla - sono previste non meno di centomila persone - nella piazza di Tbilisi che vide nell'autunno del 2003 la "rivoluzione delle rose". Con un occhio rivolto all'Asia e a quelle repubbliche che un tempo erano chiamate sovietiche e che in alcuni casi sono ancora oggi governate da satrapi locali che sarebbe ben difficile definire "democratici".

Nella sua tappa moscovita Bush ha volutamente messo da parte - nelle dichiarazioni ufficiali, negli abbracci amichevoli, nelle battute ad uso dei fotografi - i contrasti, profondi, che lo dividono da Vladimir Putin su temi decisivi quali la mancanza di democrazia e libertà nell'ex impero comunista. Ma non sono bastati gli ostentati gesti d'amicizia a cancellare le polemiche che covano da tempo nei rapporti tra quelle che sono state le due superpotenze della seconda metà del Novecento e che sono esplose, in modo ancora più virulento, dopo il discorso pronunciato dal presidente americano a Riga di fronte ai capi di Stato dei Paesi baltici.

La sua decisione di chiudere questo ennesimo viaggio europeo con una tappa in Georgia, che segue la decisione di precedere la visita al Cremlino con l'incontro in Lettonia (decisione che aveva fatto andare su tutte le furie Putin), con la diplomazia russa che ha tentato a più riprese di far cambiare idea alla Casa Bianca, è la dimostrazione più evidente che Bush punta a diventare - ancora di più di quanto non lo sia oggi - l'interlocutore privilegiato di quelle «nuove democrazie» che non sono più di stampo «popolare» (come erano chiamate ai tempi dell'Unione Sovietica) ma che hanno come punto di riferimento proprio il modello (e gli aiuti finanziari) americano.

Questa mattina Bush avrà al suo fianco il presidente georgiano Mikhail Saakashvili, che si è rifiutato di andare alle celebrazioni di Mosca per protesta contro il rifiuto di Putin di discutere lo smantellamento delle basi militari russe dalla Georgia.

La Casa Bianca minimizza i contrasti, Dan Bartlett spiega che «è proprio la solidità delle relazioni tra Bush e Putin che permettere discussioni franche su tutti i punti senza che ci siano recriminazioni» ma intanto Bush ha voluto incontrare - nonostante i tempi ristretti della sua rapida visita a Mosca - anche i rappresentanti della cosiddetta "società civile", tra cui diverse organizzazioni non governative e per la difesa dei diritti umani.

Un altro schiaffo verso Putin e verso un Cremlino accusato di segnare troppo il passo sulla via delle "riforme democratiche". Ed è lo stesso Bartlett che lascia capire come Washington abbia i mezzi per fare sì che il Cremlino rispetti le regole della democrazia. Primo fra tutti l'ingresso nel Wto, di cui Bush e Putin hanno parlato nel loro colloquio di domenica sera, previsto entro la fine di questo anno: «L'adesione è un processo che prevede che vengano prese alcune misure precise, e questo è un punto su cui noi staremo molto attenti».

Per il consigliere alla Sicurezza nazionale Steve Hadley «uno dei messaggi che Bush ha cercato di fare passare prima in Lettonia, poi a Mosca e domani in Georgia è: mentre facciamo una commemorazione della storia abbiamo anche l'occasione per metterci il passato alle spalle, di riconoscere che una nuova Europa è emersa dopo la fine della Seconda Guerra mondiale e dopo il crollo del comunismo. Un'Europa che si basa sulla difesa della democrazia, della libertà, dei diritti umani e dell'insieme di questi valori».

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