Da La Repubblica del 09/05/2005

Dopo un durissimo duello a distanza l'incontro di Mosca si chiude con toni morbidi e promesse di collaborazione ma la questione baltica resta aperta

Bush a Putin: "Lavoriamo insieme"

I due presidenti ostentano amicizia, accordo sulla nuova Onu

di Alberto Flores D'Arcais

MOSCA - «Mr. President, lasci che le dia il cordiale benvenuto a Mosca». «Grazie Vladimir, è un vero onore essere qui». Lasciate ai confini della Russia le critiche alla democrazia del Cremlino e i giudizi storici su Yalta, George W. Bush ha scelto la via dell'approccio soft e amichevole - perlomeno a beneficio del pubblico e delle tv - per mettere l'accento più sulle cose che uniscono le due antiche superpotenze che le incomprensioni e le differenze sempre più evidenti.

Quello che non va resta ufficialmente ai margini di quello che un tempo si sarebbe definito un vertice con la maiuscola e che ieri altro non è stato che l'incontro tra il leader assoluto dell'agone mondiale e l'ex agente del Kgb che vuole ridare alla Russia post-sovietica - senza troppo badare alle forme - il ruolo imperiale perso nel dicembre 1991. O per meglio dire è restato chiuso nelle stanze della dacia di Novo Ogariovo, a 25 chilometri da Mosca, dove - liquidati rapidamente i giornalisti - Bush e Putin si sono appartati per circa quaranta minuti per discutere faccia a faccia con la sola presenza dei traduttori. «Possono parlare di tutto con grande franchezza», ha spiegato Condoleezza Rice, visto che sono due leader che «dicono quello che fanno, fanno capire quello che intendono e poi agiscono». E un alto funzionario della Casa Bianca ha poi ammesso che «si è parlato dei paesi baltici, della Georgia, della democrazia e anche del discorso fatto da Bush a Riga». Altri 45 minuti Bush e Putin li hanno trascorsi presenti i due ministri degli Esteri Rice a Lavrov e i due consiglieri per la sicurezza Ivanov e Hadley. Infine una cena di circa due ore.

I due presidenti si sono lasciati andare anche a qualche gustoso siparietto, come quando finiti i colloqui e prima di andare a cena "l'amico Vladimir" ha fatto fare a George W. un giretto a bordo della Volga color avorio del 1956 perfettamente restaurata. Il presidente americano si è messo al volante e ha salutato i giornalisti indicando Putin: «State attenti, mi sta insegnando come si guida». E a rimarcare la serata amichevole un sorridente Putin si è permesso un paio di battute sulle difficoltà interne di Bush «nella sfera sociale» e sull'intervento della First Lady all'incontro con la stampa («George va a letto alle 9, anche io sono una casalinga inquieta»): «Visto che Laura ti attacca stasera ti difenderò io».

Passando agli argomenti seri Bush ha ringraziato il presidente russo per l'appoggio ricevuto da Mosca su questioni che alla Casa Bianca stanno molto a cuore (l'Iran, la Corea del Nord, l'Afghanistan e l'Iraq) e tutti e due si sono soffermati sul Medio Oriente e sulle «tante cose che si possono fare insieme». Toccato anche il tasto della riforma dell'Onu (Washington appoggia il seggio per il Giappone e Mosca quello per la Germania); una discussione per riconoscere che le due parti devono trovare «una posizione comune» sulla riforma del Consiglio di Sicurezza.

Dato che Bush si trova a Mosca per partecipare questa mattina alla grande sfilata sulla Piazza Rossa in ricordo della "grande guerra patriottica" e della sconfitta del nazismo, il presidente americano non ha risparmiato gli elogi alla Russia, «un grande paese che ha sofferto moltissimo e il cui spirito non muore mai e un popolo cui il mondo intero che riconosce il grande coraggio e il sacrificio che ha compiuto sconfiggendo il nazismo».

Tutto bene dunque? Almeno per un giorno, un giorno troppo importante per Putin, la Casa Bianca aveva deciso di mettere la sordina alle critiche che avevano provocato gelo e risposte zittite nei due giorni precedenti, quando arrivando in Lettonia Bush aveva calcato la mano sulle colpe passate della Russia sovietica e su quelle attuali della Russia di Putin, invitando anche «l'ultima dittatura d'Europa», e cioè la Bielorussia, a ribellarsi e a prendere la strada di quelle riforme democratiche che il Cremlino vede con il fumo negli occhi.

Ma nel faccia a faccia Bush e Putin non hanno potuto fare a meno di parlarne. Lo ha rivelato sempre Condi Rice spiegando come Bush abbia sollevato proprio il problema delle riforme democratiche in Russia e nei paesi ai confini: «Il presidente ha parlato con il presidente Putin anche del suo recente discorso e dei commenti che ha fatto sulle riforme interne in Russia. Questo sottolinea di nuovo che i due uomini hanno una relazione che gli permette di discutere di qualsiasi cosa e di farlo in modo costruttivo e amichevole». Il ministro degli Esteri Lavrov, in piedi accanto a lei, non ha mosso una piega e quando gli è stato chiesto se avesse letto il discorso fatto da Bush a Riga ha risposto evidenziando come in quel discorso ci fosse il richiamo ai governanti baltici perchè rispettino la minoranza russofona: «Abbiamo letto la trascrizione del discorso tenuto dal presidente Bush a Riga e in questo discorso si è anche detto che democrazia non significa solo elezioni ma un intero raggio di obbligazioni che include quella di proteggere i diritti delle minoranze».

Quanto a Yalta e alle polemiche seguite al "revisionismo" di Bush Condoleezza Rice aveva già spiegato al pool dei giornalisti che viaggia con il presidente a bordo dell'Air Force One che le critiche restano ma che «il presidente non darà lezioni di storia» a Putin: «E' molto poco probabile che le differenze sulla lettura della storia diventino fonte di contrasto nel loro incontro». Ma nella mattinata di ieri, celebrando la fine della Seconda Guerra Mondiale nel cimitero americano di Margraten in Olanda (vicino a quella Maastricht che ha dato i natali all'Euro) Bush aveva messo l'accento di nuovo sui temi della democrazia e della libertà: «I tiranni del mondo hanno imparato la lezione. Non esiste un potere come il potere della libertà e non c'è un soldato più forte del soldato che combatte per la libertà».

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