Da Corriere della Sera del 06/05/2005

A FALLUJA / Il soldato era stato filmato dalla Nbc. Il generale Janis Karpinsky degradata per le torture a Abu Ghraib

Assolto il marine che uccise un ferito nella moschea: fu autodifesa

di Ennio Caretto

WASHINGTON - Il Pentagono ha assolto in istruttoria, evitandogli la Corte marziale, il marine che a novembre fu filmato mentre uccideva un insorto ferito in una moschea di Falluja. Il generale Richard Natonski, capo della Prima divisione, ha ieri sentenziato che il comportamento del marine, un caporale di cui ha taciuto il nome, «fu compatibile con le leggi del conflitto armato, le regole d’ingaggio e il diritto alla autodifesa dei nostri soldati». L’assoluzione ha destato enorme scalpore e suscitato le proteste dei gruppi dei diritti umani: sebbene espurgato, il filmato, trasmesso alla tv Nbc, aveva indignato il pubblico americano. Vi si vedeva il ferito, sanguinante e appoggiato al muro nella moschea, mentre il caporale gli sparava.

Nathan Brady, il portavoce del generale, ha spiegato perché il marine sia stato assolto: «È una nota tattica degli insorti darsi per morti per poi attaccare di sorpresa i nostri soldati. È accaduto anche in questo caso, ma sono stati prevenuti». Brady ha però rivelato dettagli ancora più agghiaccianti. La moschea era stata sgombrata dai nemici la notte precedente, ha detto, ma il caporale apprese che vi erano tornati. Vi si addentrò di nuovo coi compagni, e vide tre feriti: sparò loro e li uccise. Un cameraman filmò una delle uccisioni ma nel filmato, ha insistito il portavoce, si sentono i marine gridare: «Fingono di essere morti!». Sia il generale Natonski sia Brady dicono che «il film è stato minuziosamente analizzato, sono stati interrogati 22 soldati, e si è ricostruita la traiettoria dei proiettili». La perizia medica avrebbe accertato che i feriti erano ancora in grado di usare le armi. Ma secondo Human right watch , che accusa il Pentagono di «insabbiare un altro scandalo», si trattò di «impiego eccessivo della forza».

Per i gruppi dei diritti civili, è un caso analogo a quello delle torture dei detenuti iracheni ad Abu Ghraib: rifletterebbe atrocità che il Pentagono condona ma dovrebbe punire severamente, una denuncia che l’amministrazione Bush respinge. Intanto, però, il generale Janis Karpinsky è stata degradata a colonnello proprio per il suo coinvolgimento nello scandalo delle sevizie ad Abu Ghraib, e il presidente Usa ha approvato la punizione. Finora altri tre generali erano stati assolti. Ma le polemiche sono destinate ad acuirsi per le nuove rivelazioni del New York Times e del colpo di scena alla Corte marziale di Lynn England, la soldatessa fotografata ad Abu Ghraib con un detenuto al guinzaglio.

Il New York Times ha scritto che un ex militare in Iraq, Aidan Delgado, ora obiettore di coscienza, sta mostrando alle università Usa foto digitali scattate dai soldati «sugli orrori inflitti ai civili iracheni» e che «se il velo della censura cadesse, cadrebbe l’appoggio di molti americani alla guerra». La Corte marziale ha respinto l’ammissione di colpevolezza della England perché il suo superiore, Charles Graner, già condannato a dieci anni per le torture, ha testimoniato che eseguiva i suoi ordini e che li considerava legittimi. Non è escluso che l’intero dossier sugli abusi carcerari venga riaperto.

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