Da La Repubblica del 25/03/2005

Solo quattro milioni di cristiani che hanno accettato l´obbedienza al governo possono andare liberamente alle funzioni

Cina, boom delle religioni ma i cattolici "sfidano" il potere

In otto milioni vogliono uscire dalla clandestinità

Sei vescovi "illegali" sono stati arrestati e poi scomparsi, in 13 sono agli arresti domiciliari
Durante la sua recente visita la Rice ha scelto la libertà religiosa come primo tema da discutere

di Federico Rampini

PECHINO - Arrivando in Cina la domenica delle palme Condoleezza Rice ha scelto a sorpresa la libertà religiosa come primo tema su cui sfidare i dirigenti della superpotenza rivale. Dopo aver partecipato a una funzione religiosa a Pechino, il segretario di Stato americano nei suoi colloqui riservati con il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao avrebbe toccato anche un dossier delicato: la possibile riapertura di un rapporto diplomatico tra la Repubblica Popolare e il Vaticano. L´anno scorso a quest´epoca era stato il vicepresidente Dick Cheney a portare personalmente a Pechino un messaggio del papa. Il disgelo fra la più grande nazione del pianeta e la Santa Sede è favorito da un cambiamento in atto nella società cinese: il potente revival di tutte le religioni. I buddhisti secondo lo stesso governo sono almeno cento milioni, cioè il 50% in più degli iscritti al Partito comunista.

L´islam risale a vista d´occhio tra le minoranze etniche come gli Uiguri dello Xinjian. I protestanti praticanti arriverebbero fino a 80 milioni: più che in tutta l´Europa. E i cattolici sono almeno 12 milioni. Tutte riconosciute ufficialmente dallo Stato, che da vent´anni ha abbandonato la promozione forzosa dell´ateismo, queste religioni ricevono in realtà trattamenti diversi. La leadership comunista vede con favore il buddhismo non solo perché riempie un vuoto ideologico e partecipa alla riscoperta nazionalista delle più antiche radici culturali cinesi, ma anche perché è una chiesa senza un´autorità centrale e quindi più facilmente controllabile (salvo il buddhismo tibetano dove infatti con il Dalai Lama i rapporti restano tesi).

Quello che il partito unico non può ammettere è la rivalità di organizzazioni simili alla sua: con una fede, una disciplina, un capo unico e una forte capacità di mobilitazione. E´ una delle ragioni della guerra scatenata nel 1999 contro la setta Falun Gong, dopo che questa riuscì a riempire la Piazza Tienanmen di manifestanti. Ed è il motivo per cui i cattolici cinesi vivono uno "scisma" interno drammatico: quattro milioni frequentano alla luce del sole le chiese legali, dove vescovi e sacerdoti hanno fatto giuramento di obbedienza allo Stato; altri otto milioni sono fedeli della chiesa cattolica clandestina che riconosce l´autorità del papa, e pertanto è tuttora soggetta a persecuzioni e violenze.

E´ l´esercito dei "preti neri" (più di un migliaio) e dei loro seguaci, disseminati in tutta la Cina e spesso concentrati nelle zone costiere a più alto sviluppo economico.

Pochi giorni prima che Condoleezza Rice arrivasse in Cina, una campagna lanciata dai missionari di AsiaNews e dallo Holy Spirit Study Center di Hong Kong ha rivelato i casi più tragici: sei vescovi arrestati e poi scomparsi, i "desaparecidos" della persecuzione religiosa; altri 13 vescovi agli arresti domiciliari, isolati dai loro fedeli e col divieto di celebrare; 18 sacerdoti arrestati e scomparsi; altri ancora condannati ad anni di lavori forzati e lavaggi del cervello. La pubblicazione di questa lista di nomi ha rotto un lungo periodo di omertà dettata dalla paura, o dalle cautele diplomatiche: i cattolici clandestini all´interno della Cina non possono avvicinare i giornalisti stranieri senza correre rischi immensi; il Vaticano d´altra parte invece delle denunce pubbliche ha spesso preferito un lavorìo discreto e ad alto livello (comprese le mediazioni americane) nella speranza di ammorbidire le autorità cinesi. Fra i casi più penosi che ora vengono rivelati dai missionari di AsiaNews ci sono le vicende di tre anziani vescovi di cui non si hanno più notizie: Zhao Zhendong di 84 anni (arrestato tre mesi fa), Shi Enxiang di 83 anni (deportato quattro anni fa, non si sa dove) e Su Zhimin di 72 anni, arrestato nel 1996, riapparso brevemente in un ospedale dove è stato operato al cuore e agli occhi sotto la sorveglianza della polizia, poi scomparso di nuovo dal 2003. Un altro vescovo vecchio e malato, l´88enne Jia Zhiguo, malgrado l´età non solo viene arrestato ripetutamente, ma ad ogni arresto deve subìre settimane di "rieducazione", indottrinamento forzato sulla politica del governo. Il vescovo Lin Xili, 84 anni, oltre a passare la sua vita fra la prigione e gli arresti domiciliari, ha visto distrutte dalle esplosioni tre chiese della sua diocesi di Wenzhou. Fra i sacerdoti più giovani, molti sono stati arrestati nel 2003 e 2004, cioè in anni recenti in cui il potere era già in mano ai "nuovi" leader cinesi Hu e Wen. Il vescovo di Hong Kong, Zen Ze-kiun, dà un giudizio severo sulla generazione dei sessantenni salita al potere dal 2003: «E´ triste che non abbiano approfittato della stabilità e della buona situazione economica per avviare le riforme politiche. Continuano a voler controllare tutto».

Nell´elenco dei cattolici detenuti o scomparsi molti appartengono alle provincie del Fujian e dello Zhejiang, due centri del boom economico e del nuovo capitalismo cinese: a conferma che la religione cristiana continua a far presa su una parte della élite dirigente, il che contribuisce ad allarmare i leader del paese.

Il vescovo Zen di Hong Kong a modo suo ha accentuato i sospetti del regime comunista. Nell´oasi privilegiata dell´ex colonia britannica, che continua a godere di libertà sconosciute nel resto della Cina, il 72enne Zen è una spina nel fianco di Pechino. Nel 2003 le autorità locali di Hong Kong, su pressione del governo centrale, hanno cercato di imporre una legge liberticida, che avrebbe condannato all´ergastolo ogni atto di "sovversione contro la Cina": un modo per criminalizzare il dissenso e mettere la museruola a Hong Kong. La rivolta dei cittadini è stata massiccia, una manifestazione di un milione di persone ha colto di sorpresa Pechino costringendo a una marcia indietro. Molti dietro quella mobilitazione eccezionale hanno visto il ruolo del vescovo Zen, il suo carisma personale, e la sua base locale di 300.000 cattolici praticanti. Con una mossa degna dei manuali di guerra di Sun Tzu, i leader cinesi a Pasqua del 2004 hanno autorizzato il vescovo (ufficiale) di Shanghai a invitare Zen, dopo che questi era stato bandito per sei anni. Di recente hanno cacciato il vecchio governatore di Hong Kong per sostituirlo con il cattolicissimo Donald Tsang, che ha studiato dai gesuiti e va a messa tutte le domeniche. A sua volta il Vaticano, per fare un gesto di rispetto, accetta di sottoporre al governo le liste dei suoi nuovi vescovi cinesi. I pessimisti sostengono che queste aperture non devono ingannare: Pechino starebbe attirando il Vaticano verso un accordo di vertice, che lasci invariata la situazione sul terreno e cioè la dura condizione dei cattolici clandestini in Cina.

Ma è proprio sul terreno che le cose si evolvono in maniera imprevedibile. Lo ha dimostrato l´anno scorso lo "scandalo" di padre Liao Hongqing della chiesa ufficiale filogovernativa, ordinato vescovo della diocesi di Meixian nella ricca provincia meridionale di Guangdong. Alla cerimonia d´investitura in chiesa il suo superiore lesse il consueto documento concordato con le autorità, proclamando Liao vescovo per volere della chiesa di regime. Ma subito dopo, nel suo discorso di ringraziamento il neovescovo Liao rivelò di essere stato nominato anche dal papa e giurò obbedienza al Vaticano. Un episodio rivelatore di una tendenza sotterranea: il riavvicinamento delle due chiese, l´ufficiale e la clandestina. In alcune zone dove le autorità locali chiudono un occhio, accade che la gerarchia ecclesiastica ufficiale "presti" le sue chiese ai preti clandestini per celebrare messa. In parte la convergenza è stata favorita dalla storia: durante gli anni della Rivoluzione culturale (dal 1965 al 1976) il furore ateistico delle Guardie rosse fece di ogni erba un fascio, furono chiusi tutti i luoghi di culto, i cattolici ufficiali vennero perseguitati come i clandestini e questo li rese più vicini. In anni più recenti l´apertura delle frontiere ha portato i giovani sacerdoti delle due chiese cattoliche a conoscersi all´estero, studiando in Europa o in America, e a stringere amicizia. Il caso dell´audace vescovo Liao non sarebbe isolato: sembra che il 70% dei preti che esercitano con l´autorizzazione del governo, sono in realtà dei membri segreti della chiesa autentica.

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