Da Il Manifesto del 06/03/2005

Lo tsunami ha dissotterrato i rifiuti tossici

L'Onu accusa: i fusti interrati provenienti dall'Europa infestano le coste dell'Africa orientale

di Emanuele Giordana

"Sappiamo che le onde prodotte dallo tsunami hanno distrutto i fusti che contenevano rifiuti tossici esparso il loro contenuto. Sappiamo anche che questo materiale si è disperso sul territorio. Ma quel che non sappiamo è la vera estensione del problema". Con un' intervista pubblicata ieri sul londinese Times, Nick Nuttal, portavoce dell' Unep, l'agenzia Onu per l'ambiente, rilancia una vecchia storia somala che l'onda anomala del 26 dicembre a riportato alla luce. E' proprio il caso di dirlo: nascosti in fondo al mare o semplicemente interrati nella sabbia della battigia,i fusti di rifiuti tossisci nocivi provenienti dall' Europa, alcuni dei quali con contenuto fortemente radioattivo, sono stati sollevati dalla marea che ha investito anche parte della zona costiera orientale dell'Africa. Ma nel venire alla luce, molti di questi contenitori, spesso fusti sigillati in modo rudimentale, si sono aperti e stanno adesso compiendo più rapidamente il loro mortale inquinamento non solo delle falde. La cosa è nota dal 22 febbraio, quando l'Unep ha rilasciato il primo resoconto sugli effetti dello tsunami, dossier in parte dedicato alla Somalia. Ma la preoccupazione continua a crescere. Sotto accusa dispersioni di uranio, cadmio, mercurio, rifiuti ospedalieri e delle industrie farmaceutiche. Le zone individuate dall'Unep sono soprattutto due: Obbia e Warsheik, due porti minori situati a Nord di Mogadiscio, rispettivamente a 250 e 100 chilometri dalla capitale. Secondo l'Unep la contaminazione ha già fatto strada, causando problemi ambientali e disalute nelle comunità di pescatori della costa. Il dossier cita il fatto che molti somali lamentano malanni inusuali, infezioni respiratorie acute e problemi dermatologici. Effetti sull'uomo che si aggiungono alla contaminazione dei suoli agricoli pervia dell'acqua marina. La verità sul commercio della pattumiera tossiconociva in Somalia è però ancora lontana e ne sappiamo solo scampoli. La guerra, iniziata nel `91 con la caduta di Siad Barre, offriva ottime finestre perintrodurre nel paese i rifiuti dell'Europa. I verdieuropei entrarono in possesso di contratti siglati anome di Ali Mahdi Mohamed, signore della capitale, nelle quali si parlava, ad esempio, di 10 milioni ditonnellate di rifiuti scambiate per 80 milioni didollari, una cifra che consentiva alle eco mafie unguadagno quasi del 100%. Secondo lo studioso somalo Abdullahi Elmi Mohamed, citato dal Times, la cifra di8 dollari per tonnellata significava un risparmio dicirca 992 dollari, se il costo per smaltire in Europaquesto genere di sostanze si aggira sui mille a tonnellata.

Difficile valutare quale fu esattamente l'entità di un commercio clandestino che, unitamente al traffico d'armi, trovò in Somalia terreno fertile,sicuramente anche al di fuori delle zone controllateda Ali Madhi. Alberto Chiara, uno degli inviati di Famiglia Cristiana che ha seguito sin dall'inizio il controverso intreccio delle ecomafie che contrabbandavano rifiuti tossici in Africa, sostiene che almeno un effetto positivo lo tsunami lo ha avuto: "Abbiamo sempre saputo di questo traffico ma nessuno,magistratura compresa, aveva mai visto un bidone. Adesso il mare li ha tirati fuori". Non è però molto ottimista lo storico Angelo Del Boca, che da anni segue le vicende somale: "Non vedo come nell'attuale Somalia si possano condurre ricerche e accertamenti. Il governo sta a Nairobi e comprende tutti i vari signori della guerra a cominciare dal presidente Abdullahi Yusuf Ahmed , un generale che si era creatolo staterello del Puntland. La Somalia è un paese dove non c'è la minima sicurezza e dove nessuno hai nteresse che saltino fuori scomode verità, come insegna la vicenda della povera Ilaria Alpi". Il 24 febbraio le " autorità" somale hanno compiuto la loro prima visita ufficiale da quando si sono installate in maniera provvisoria a Nairobi. Sia Abdullahi YusufAhmed che il premier Mohammed Ali Gedi non si sonospinti nemmeno a visitare la capitale per "motivi disicurezza". Vita dura per gli ispettori dell'Unep e per una verità che l'onda anomala ha scoperto solo a metà.

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