Da La Repubblica del 28/12/2004

L´acqua sommerge ancora hotel e locali notturni

E la spiaggia diventa un grande cimitero

Phuket, la spiaggia dell´orrore file di corpi allineati tra i relitti

di Raimondo Bultrini

PHUKET - IL GRANDE centro commerciale Ocean di Phuket si trova nel seminterrato di un basso edificio a tre piani proprio di fronte alla spiaggia un tempo bianca e vellutata di Patong. Curiosi e parenti delle vittime affollano l´ingresso dove masse di detriti galleggiano sull´acqua melmosa che nessuno ha ancora prosciugato per tirare fuori gli ultimi cadaveri, decine di cadaveri, ormai già in decomposizione. L´Ocean shopping mall è forse il simbolo della tragica sorte di Phuket, dei suoi abitanti e dei turisti che in queste ferie natalizie l´affollavano a decine di migliaia da tutto il mondo.

Nessuno sa quanti siano ancora lì sotto, così come nessuno sa quanti tailandesi e turisti restino ancora sepolti sotto le macerie di capanne, case e alberghi nelle piccole isole tutto attorno a Phuket, da Phi Phi Island a Phang Nga, le più colpite, fino a Krabi sulla terraferma.

Le cifre ufficiali sono lievitate dalle 200 del primo giorno a oltre 400, ma attendibili fonti ufficiose dicono che nel sud della Thailandia le vittime sono già più di mille, con l´incognita dei piccoli resort e bungalow sulle spiagge dove ben pochi registrano nomi e documenti, e dei bagnanti svaniti nell´oceano, che solo dopo un attento esame dei registri degli albergatori, quando si potranno raccogliere tutti i dati, potranno avere un nome e un volto. Sulla Patong beach, dove l´onda devastante ha trascinato con sé capanni e grandi alberghi, restano la macerie, muri trafitti dalle prue di qualche motoscafo catapultato dall´acqua. E file di corpi, estratti dalla sabbia, distesi in attesa di riconoscimento.

Neanche le vittime del centro commerciale di Ocean sono state calcolate, nonostante si trovi nel cuore turistico e commerciale dell´isola principale di tutto il piccolo arcipelago. Anche per questo, nonostante l´odore nauseabondo della decomposizione, la gente resta immobile a guardare quella tomba dove tante persone, chissà quante, sono rimaste intrappolate quando lo tsunami, il devastante maremoto partito da Sumatra, ha raggiunto Patong e tutto ciò che incontrava per centinaia e centinaia di metri nell´entroterra.

I clienti dello shopping centre sono stati particolarmente sfortunati. «Qualcuno avrebbe potuto anche salvarsi - racconta uno dei testimoni che da due giorni fa avanti e indietro per avere notizie di un parente tailandese ancora sommerso - ma un autobus è stato scaraventato dalle onde proprio di fronte all´ingresso impedendo a chiunque di uscire». L´autobus è stato rimosso più di due ore dopo la tragedia, ma ormai per commercianti e clienti dell´Ocean non c´era più niente da fare. La polizia, l´esercito e decine di volontari ne hanno tirati fuori a dozzine, forse più di 40, ma finché non sarà svuotato l´intero seminterrato dall´acqua non si saprà quanti cadaveri sono ancora lì sotto.

È quasi sera a Patong e girato l´angolo, a poche centinaia di metri dall´Ocean, inizia la celebre Bangla road, la strada dei go-go bar, dove centinaia di ragazze thai s´intrattengono fino a notte coi clienti stranieri a bere birra o trattare una serata d´amore. Il mare si è infilato anche qui per almeno mezzo chilometro, e un desolante buio copre le ferite devastanti dello tsunami finché, in fondo alla strada, non tornano a brillare le luci dei bar sopravvissuti al disastro. Ne sono rimasti non più di cinque o sei, ma sono di nuovo affollati di donne e uomini in cerca di un´avventura facile, del tutto dimentichi di ciò che è stato, e di ciò che continua ad angosciare i parenti delle vittime proprio dietro l´angolo nella tomba d´acqua dell´Ocean e di chissà quanti altri ancora ignoti luoghi di sepoltura dei cadaveri, scaraventati dall´acqua alta come un palazzo di tre piani in ogni direzione assieme ad alberi, barche, auto.

Che tutto sia destinato presto a tornare esattamente come prima lo dimostrano le centinaia di uomini già al lavoro per ricostruire case, negozi e alberghi distrutti e le masse di turisti che continuano ancora a raggiungere l´aeroporto internazionale di Phuket, anche se ieri gli aerei non erano più gremiti come nei giorni precedenti, e folle di persone vestite alla meglio, a volte solo in mutande, gremivano soprattutto l´area delle partenze in attesa di un volo qualsiasi per Bangkok.

Il polso della tragedia batte ora febbrilmente soprattutto nel grande complesso di edifici del governo locale di Phuket adibiti a centro di informazione e raccolta per tailandesi e turisti bisognosi di assistenza. Qui i rappresentanti diplomatici di almeno 25 paesi, tra i quali l´Italia, accolgono i turisti che vogliono rientrare in patria e tutti coloro che cercano parenti o amici dei quali hanno perso le tracce durante il maremoto. Le storie raccontate dai superstiti nell´attesa di nuovi documenti o di notizie dei compagni di viaggio si somigliano tutte, la grande onda, il terrore, la ricerca di un nascondiglio più in alto possibile, la perdita di ogni avere e del passaporto, quando non di un congiunto. A chiunque è offerto un pasto caldo e una bottiglia d´acqua, chiunque può telefonare anche all´estero gratuitamente grazie ai telefonini messi a disposizioni da gentili ragazze della compagnia dei telefoni in parte di proprietà, come molte altre grandi imprese tailandesi, del primo ministro Thaksin Shinawatra e della sua famiglia. Il premier è stato a Phuket per offrire ai concittadini e agli stranieri tutto il conforto del suo governo e per dire «che una cosa così non era mai successa in Thailandia». Che il paese non fosse preparato sembra del resto evidente dalle difficoltà dei primi soccorsi, come quando una nave della Marina spedita nella celebre isola di Phi Phi, dove Leonardo Di Caprio ha girato The beach, è affondata con il solo equipaggio a bordo, lasciando centinaia di turisti in attesa di abbandonare un altro cimitero che fu uno dei paradisi in terra più celebrati da pittori e poeti.

Ma il simbolo della sorte ineluttabile più alto del sacrificio offerto al terribile tsunami da questo popolo gentile, che ha trasformato il suo mare in una delle maggiori fonti di introito dei bilanci statali, è stata la morte del giovane nipote di re Bhumibol Adulyadej, l´amato e anziano monarca oggi distrutto dal dolore. Poom Jensen, 21 anni, unico erede di sua figlia la principessa Ubolratana, è stato travolto da un´onda proprio di fronte al resort dove si trovava in vacanza con sua madre. Neanche di lui, come di centinaia di altre persone d´ogni nazionalità, si era saputo più niente finché il suo corpo non è stato ripescato per essere trasportato al Palazzo Reale di Bangkok. Decine di migliaia di sudditi hanno già cominciato a rendergli omaggio. Una lunga processione che unisce il popolo nel cordoglio per una tragedia che ha accomunato vittime di così tante nazionalità e caste sociali diverse.

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