Da Corriere della Sera del 17/12/2004

Il convegno dell’Anti-Defamation League

«L’antisemitismo moderno? Si chiama antisionismo Va contrastato col dialogo»

di Paolo Conti

ROMA - L’Europa deve affrontare concretamente le nuove, preoccupanti forme di antisemitismo. Lo hanno raccomandato ieri, con analisi abbastanza analoghe, il presidente del Senato Marcello Pera, quello della Camera Pier Ferdinando Casini, il ministro degli Interni Giuseppe Pisanu e il vicepresidente della Commissione Europea Franco Frattini al convegno «L’antisemitismo, una minaccia alla democrazia» organizzato dalla Anti-Defamation League e dal quotidiano Il foglio diretto da Giuliano Ferrara. In platea, ad ascoltare, politici, intellettuali e giornalisti europei, israeliani, statunitensi. Pera: «Fenomeni europei minacciano il rispetto della nostra identità, cioè relativismo, nichilismo, pacifismo, antiamericanismo, antiglobalismo. C'è stanchezza morale, sono segnali allarmanti di ambiguità politica. Qui nasce l' antisemitismo moderno che si chiama antisraelismo». Casini definisce «l’idea d’Europa che stiamo per portare a definitivo compimento» proprio «l’antidoto più forte contro la diffusione endemica dell’antisemitismo. E’ mia ferma convinzione che in Europa il ritorno dell’antisemitismo come fenomeno di massa non sia in alcun modo prefigurabile. Ma purtroppo in Italia come in Europa continuano ad allignare i germi del razzismo e appunto dell’antisemitismo». Per Casini occorre rispondere con un’opera continua di «verità e chiarezza».

Pisanu protesta: è stato un errore aver escluso nella Costituzione europea il riferimento alle radici giudaico-cristiane «rinunciando alla forza unificante di quei valori». E’ «sconcertante che in Europa si debba ancor oggi assistere a fenomeni di antisemitismo». Bisognerà rispondere anche «favorendo il dialogo interreligioso», e qui il ministro ha citato Giorgio La Pira e la sua idea di Mediterraneo come «tenda della pace».

Infine Frattini ha ricordato che l’Europa non si è data ancora «una legislazione minima comune» in materia di antisemitismo e si è impegnato a operare subito per raggiungere l’obiettivo.

Pieni di spunti i numerosi interventi. Leone Paserman, presidente della comunità ebraica di Roma: «Secondo i tanti luoghi comuni, gli ebrei americani sono i principali sostenitori di Bush, sono invece tradizionali elettori democratici». Giuliano Ferrara: «Nell’Europa democratica nata sulle ceneri dei due totalitarismi, lo stereotipo irrazionale dell’antisemitismo tende a diventare un concetto politico e ideologico. Il tentativo di trasformare l’antisemitismo in antisionismo è in corso, dunque si arriva a mettere in discussione la legittimità storica di Israele».

David Brooks, commentatore del New York Times : «Prima non pensavo all'antisemitismo, poi c'è stato il cambiamento con l’11 settembre, l'ho visto nelle email e nei messaggi che mi arrivavano nella segreteria telefonica». David Landau, direttore del quotidiano israeliano Ha’aretz : «Se il paradigma è "antisemitismo uguale antisionismo" l’unica risposta possibile è dare pochissima rilevanza, Israele deve continuare a comportarsi seguendo le regole di tutte le nazioni e non farsi condizionare. Noi vogliamo contribuire a individuare una via verso l’Islam moderato, non serve stigmatizzare tutto l’Islam».

Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma: «Non dobbiamo fare professione di anti-antisemitismo ma difendere il diritto a una identità speciale e diversa che, con tutte le altre, compongono una nuova e migliore società che si sviluppa».

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