Da La Stampa del 17/11/2004

Dieci anni dopo

In Sud Africa rinascono le barriere

di Claudio Gorlier

Dieci anni or sono, Nelson Mandela veniva eletto presidente del Sud Africa con una maggioranza schiacciante, nelle prime libere espressioni della volontà popolare. L’apartheid era crollato al di là di ogni speranza. I prigionieri tornavano liberi, gli esuli rientravano in patria. E’ una data sicuramente da celebrare, ma chi ama il Sud Africa non può chiudere gli occhi di fronte ad alcune inquietanti realtà di oggi. L’ultima, discussa iniziativa si chiama boom, nell’accezione di «barriera», «sbarramento». I quartieri residenziali ancora sicuri a fronte di criminalità dilagante, endemica quanto l’altra seria minaccia, il diffondersi dell’Aids, vengono gradualmente recintati, appunto con barriere e una sorta di passaggi a livello, per proteggere gli abitanti dagli assalti della delinquenza. I militanti dei diritti civili, guidati da Nick Karvelas, un insegnante di colore, hanno aperto una campagna contro l’iniziativa, rivolgendosi allo Human Rights Council e creando un apposito sito web.

L’argomento di Karvelas è che le barriere sono una nuova forma di discriminazione contro i neri. Alcuni mesi or sono un intellettuale nero intervistato dal Washington Post dichiarò perentoriamente: «Noi abbiamo il potere, loro (i bianchi) il denaro». In tutta franchezza, si tratta di una semplificazione. Esistono anche i neri ricchi, e abitano nei quartieri protetti. Un caso limite: il tristemente noto quartiere di Soweto. Quando lo visitai la prima volta, notai alcune sontuose ville recintate da alti muri, abitate da neri facoltosi. Una apparteneva alla discussa e poi ripudiata moglie di Mandela, Winnie. Il crimine era divampato nei quartieri poveri, miserabili, ma si era velocemente esteso.

Nel frattempo, la criminalità si è allargata a macchia d’olio. Pochi anni or sono tenni un seminario alla università zulu di Umtata, nel cuore del Paese. Feci lunghe passeggiate, anche nella periferia della piccola e graziosa città, in piena sicurezza. Oggi non me lo potrei più permettere. Certo, le barriere garantiscono la sicurezza di chi abita nei quartieri protetti, ma fuori la criminalità si estende. Badate: la maggioranza delle vittime delle rapine, delle aggressioni, degli stupri, appartiene a sua volta a neri non necessariamente ricchi e affermati. La povertà, non la perversione, arma spesso la mano dei criminali. Il sindaco di Johannesburg vive in una strada protetta da cancellate. Il presidente Thabo Mboki ha riconosciuto che molti neri economicamente affermati non sono affatto contrari alle protezioni.

D’altro canto, Karvelas ha ragione quando sostiene che questi sistemi, lungi dal risolvere il problema, finiscono per acuirlo. Se Johannesburg è considerata una delle città più violente del mondo, attenzione a non farne un problema di razza, con il rischio inevitabile del razzismo. Karvelas taccia di «pseudo liberali» chi giustifica le protezioni, una sorta di ideologia strisciante. Ma il tragico dilemma rimane.

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