Da La Repubblica del 05/10/2004

Cambogia, dal Parlamento via libera all´unanimità. Saranno giudicati i crimini di un regime che fece un milione e 700 mila morti

Khmer rossi, sì al processo

Trent´anni dopo gli uomini di Pol Pot alla sbarra per genocidio

È un evento storico: i responsabili dei massacri sono ancora liberi e fanno affari

di Raimondo Bultrini

BANGKOK - Il primo sì ufficiale del Parlamento cambogiano al processo per il genocidio di un milione e 700mila innocenti vittime dei khmer rossi è arrivato ieri mattina, un quarto di secolo dopo la fine del regime più sanguinario della storia moderna. Visti i tempi burocratici ancora lunghi, forse otto mesi, forse più, potrebbe essere un processo ai fantasmi del passato: il capo e ispiratore Pol Pot, il "Fratello numero Uno", è già morto nel 1998 e molti degli imputati sfiorano gli 80 anni. Ma la faticosa ratifica dell´apposita convenzione tra governo e Nazioni Unite votata ieri all´unanimità da 107 deputati su 107 è pur sempre un evento storico in un paese che ha visto decimata nei quattro anni tra il 1975 e il 1979 un quarto della popolazione e dove i responsabili dei massacri sono ancora liberi di rilasciare interviste e fare affari.

Per stabilire la data d´inizio del procedimento che vedrà seduti dietro i banchi del Tribunale internazionale tre magistrati cambogiani e due stranieri mancano ancora due passaggi poco più che formali, la firma dei senatori e quella del vecchio re Norodom Sihanouk previste per le prossime settimane. Ben più difficile sarà però trovare i soldi che servono per imbastire la burocrazia del processo, una cifra calcolata dal governo del premier Hun Sen attorno ai 57 milioni di dollari, richiesti senza sconti alla comunità internazionale da uno Stato ai limiti della sussistenza. Il ministro degli Esteri di Phnom Penh ha recentemente presentato il conto alle Nazioni Unite, che da sette anni spingono - in un paese dove molti ex khmer rossi ancora contano politicamente - perché gli imputati cambogiani di «genocidio e crimini contro l´umanità» siano portati a giudizio com´è successo in tempi assai più rapidi in Bosnia e Ruanda.

Ma alla luce del voto di ieri ogni dettaglio passa in secondo piano se è vero, come dicono i sondaggi, che l´ottanta per cento dei cittadini cambogiani attende trepidante di vedere sfilare i responsabili di crimini odiosi commessi in nome delle teorie ultracomuniste di Pol Pot e dei suoi compagni che vagheggiarono una società di contadini senza ranghi né scuole se non quelle del duro lavoro dei campi.

Il premier Hun Sen ha annunciato che le udienze saranno trasmesse in diretta tv e il giorno d´avvio del processo sarà una festa nazionale, se questa definizione può essere usata per una popolazione che vive ancora nell´incubo del ricordo di un´epoca in cui padri e madri venivano mandati a morte o addirittura uccisi dai figli, mentre fame e malattie decimavano le campagne.

Dei responsabili di atrocità documentate da migliaia di testimonianze, dai documenti della prigione delle torture di Tuol Sleng e dalle carte del famigerato Secret national security force solo due - l´ex comandante dell´esercito Ta Mok e l´ex capo dei torturatori Kaing Khek Iev - sono in carcere dal 1999, quando gli ultimi khmer rossi irriducibili hanno consegnato le armi in cambio di un "perdono" formale concesso ad alcuni dal re e ad altri dall´attuale primo ministro insediato dai vietnamiti all´indomani dell´invasione che 25 anni fa liberò il paese.

Gli altri vivono indisturbati - tranne le frequenti visite dei giornalisti - nella ex roccaforte di Pailin dove molti ex compagni vivono dei traffici di gemme, forse di droga, di prostituzione e gioco d´azzardo, oppure i meno furbi con misere pensioni e sussidi dei parenti. Tra questi l´ex presidente Khieu Samphan, l´unico ad aver ammesso che il suo regime commise un genocidio, Ieng Sary, ex ministro degli Esteri cognato di Pol Pot che fu il primo a consegnarsi in cambio di un´amnistia e l´ideologo Nuon Chea, "Fratello Numero Due". Molti temono che alla fine il tribunale si concentrerà solo sui pezzi da novanta del regime risparmiando figure intermedie ma non meno spietate nell´esecuzione degli ordini di sterminio di dissidenti e intellettuali.

Le pene previste fino all´ergastolo suonano del resto surreali per imputati molto anziani e spesso malati. Tra i commenti generalmente positivi per questa tappa storica non sono mancati quanti hanno ricordato le responsabilità degli Stati Uniti che con le loro 250mila tonnellate di bombe sulla Cambogia offrirono ai khmer rossi il pretesto per la conquista del potere ai danni del governo fantoccio di Lon Nol.

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