Da La Repubblica del 02/10/2004

L┤inchiesta della Procura della cittÓ emiliana. Con il patron sotto accusa anche alcuni suoi collaboratori

Soldi ai partiti, Tanzi indagato

Parmalat, ora si scava nella rete dei rapporti con i politici

I pm ascoltano anche Alemanno. Ma nessun politico risulta finora sotto inchiesta

di Luca Fazzo, Marco Mensurati

PARMA - Sembrava che fossero stati dimenticati quei verbali di Calisto Tanzi. Quelli in cui il patron della Parmalat raccontava con profusione di dettagli dei denari distribuiti a quasi tutto l´arco dei partiti della Seconda Repubblica, grandi e piccoli, maggioranza e opposizione. La Procura di Milano, che quelle dichiarazioni aveva raccolto, le aveva trasmesse per competenza alla Procura di Parma. A Parma, sembrava che avessero ben altro daffare - impegnati com´erano a ricostruire la bancarotta più gigantesca della storia industriale italiana moderna - che scavare su un reato tutto sommato modesto come il finanziamento illecito dei partiti.

Invece no. All´improvviso, si scopre che il capo della Procura emiliana, Vito Zincani, ha rotto gli indugi. E ha deciso di vedere chiaro in questo capitolo degli affari sporchi di Tanzi e del suo gruppo. Anche perché il codice non gli lasciava altra strada. Quelli esposti da Tanzi sono, se provati, dei reati. E quindi via all´inchiesta. Zincani ha aperto, nell´alveo della megaindagine su Parmalat, un fascicolo autonomo dove si contesta il reato di violazione alla legge sul finanziamento dei partiti. È la prima volta, dai tempi di Mani Pulite, che questo reato torna ad essere ufficialmente contestato. Per il momento, a venire iscritti nel registro degli indagati sono stati lo stesso Tanzi e i quattro (o cinque) collaboratori che - secondo quanto racconta il Cavaliere - si occupavano di tenere materialmente i rapporti con i politici e di consegnare i soldi. Per il momento, nessun nome di politico è stato iscritto nel registro degli indagati. Ma gli episodi sotto tiro sono tanti, e dettagliati. E i loro protagonisti sono destinati a venire interrogati uno per uno da Zincani - che infatti negli ultimi giorni è stato ripetutamente in trasferta a Roma - e dai suoi collaboratori.

Un primo gruppo di politici è stato chiamato a rendere conto dei soldi che avrebbero ricevuto da Tanzi, ad altri toccherà a breve. Dal fitto riserbo che circonda questa fase dell´indagine, trapela un solo nome: è quello Gianni Alemanno, di Alleanza Nazionale, ministro in carica dell´Agricoltura, che secondo Tanzi avrebbe ricevuto dei finanziamenti nel periodo in cui doveva decidere se dare via libera a Frescoblù, il nuovo prodotto di Parmalat contestato dalla concorrenza. Se la Procura di Parma avesse deciso di incriminare Alemanno, avrebbe dovuto spogliarsi dell´inchiesta e trasmettere gli atti al tribunale dei ministri. Invece Zincani ha deciso di interrogare Alemanno come «persona informata sui fatti», lasciando al ministro la possibilità di fornire una spiegazione lecita di quei pagamenti. La stessa possibilità verrà offerta agli altri politici i cui nomi compaiono nei verbali del fondatore del colosso di Collecchio.

Insieme a Tanzi, nel registro degli indagati figurano alcuni dei suoi più stretti collaboratori, ad oggi quelli che lo stesso Cavaliere indica come «ufficiali pagatori»: Piero Mistrangelo, incaricato secondo Tanzi dei pagamenti alla Lega Nord; Piergiovanni Tanzi, che curava i "rapporti" con Bruno Tabacci, Renzo Lusetti e Romano Prodi; Paolo De Castro, che era il contatto con Alemanno; Romano Bernardoni, che - dopo la morte del manager Sergio Piccini - era divenuto il coordinatore complessivo degli altri finanziamenti ai politici: nell´elenco dei destinatari, Tanzi indica tra gli altri Mario Segni, Massimo D´Alema, Ciriaco De Mita, Giuseppe Gargani, Rocco Buttiglione, Gianfranco Fini, Pierferdinando Casini e Enrico La Loggia.

La Procura di Parma ha lavorato su questo elenco di finanziamenti. Di alcuni ha deciso di non occuparsi perché sicuramente coperti dalla prescrizione. Degli altri, avvenuti secondo Tanzi in epoca recente, l´obiettivo è ora capire se i destinatari possano avere percepito quelle dazioni di denaro come legittime. Se, per esempio, Tanzi avesse garantito ai politici che il denaro veniva dai suoi beni personali e non dai fondi aziendali, non ci sarebbe stato obbligo di registrazione. Per alcune forme di finanziamento - come le pubblicità sui giornali di corrente o ai festival di partito - sarà difficile discernere il normale marketing dal finanziamento occulto. Si tratta, insomma, di una inchiesta complessa, in cui la Procura emiliana sembra orientata a muoversi con cautela ma senza timori reverenziali. All´inizio di agosto il procuratore Zincani aveva chiesto a Calisto Tanzi di interrogarlo nuovamente proprio sul capitolo del finanziamento ai politici, Tanzi aveva confermato di essere disponibile per un interrogatorio a 360 gradi, fornendo dettagli significativi. L´interrogatorio non si è ancora tenuto, ma nel frattempo la Procura non è rimasta con le mani in mano: e si è messa a rileggere i bilanci di Parmalat cercando di quantificare la somma totale andata verso i politici. È la voce che, secondo Tanzi, veniva indicata nel gergo aziendale come «valori bollati». Si racconta che quando Zincani e i suoi collaboratori hanno letto la cifra totale, sono rimasti di sasso. E si sono convinti una volta di più che non si poteva fare finta di niente.

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