Da Corriere della Sera del 20/10/2004

Il Viminale si prepara ai tagli Meno soldi per l’antiterrorismo

Il tetto del 2% fissato dalla Finanziaria può bloccare assunzioni e stipendi

di Dino Martirano, Fiorenza Sarzanini

ROMA - Il Viminale è costretto a stringere nuovamente la cinghia. Fatti i primi conti della nuova legge Finanziaria, si ricomincia a parlare di tagli, risparmi, blocco del turnover nelle assunzioni, spese sempre più limitate anche nei settori strategici della sicurezza: controllo del territorio, antiterrorismo e contrasto dell’immigrazione clandestina. Mentre a Crotone gli agenti in servizio al centro di permanenza temporanea vivono «in situazione di promiscuità con gli stranieri», in alcune grandi città l’aumento del prezzo della benzina costringe le volanti a ridurre i chilometri percorsi durante i pattugliamenti. A Fiumicino, nell’aeroporto più sorvegliato d’Italia, i tiratori scelti piazzati sui terrazzi non hanno le tute adatte a proteggerli da pioggia e vento. La necessità di fare economia è legata a quel tetto del «2 per cento» per l’aumento della spesa fissato dal governo per tutti i ministeri. Non fa eccezione il Viminale che, ora, con i soldi stanziati non riesce a far quadrare il bilancio, tanto da dover ridurre alcuni capitoli di spesa e abolirne altri. A soffrire di più sono i tre comparti che storicamente assorbono la maggior parte delle risorse: la logistica, la motorizzazione e gli stipendi di agenti e funzionari. E’ già successo nel 2004: in molte questure il denaro stanziato per la manutenzione delle autovetture è esaurito a maggio. E così i reparti delle volanti non possono sostituire le vecchie Marea che hanno già percorso più di 100.000 chilometri, hanno gli pneumatici usurati e non sono dotate di airbag. In cassa non ci sono soldi neanche per pagare affitti di caserme e uffici distaccati.

Mentre a livello europeo si siglano patti per la lotta contro il terrorismo, l’Italia è costretta a centellinare i fondi in questo campo. Si risparmia persino sull’addestramento dei tiratori scelti, ritenuti fondamentali nella protezione di personalità e obiettivi a rischio: per adeguarsi ai livelli dei colleghi stranieri dovrebbero sparare almeno 100 colpi alla settimana. Non si può, perché manca il denaro per comprare i caricatori. Poi ci sono gli artificieri: vanno in giro con contenitori per l’esplosivo necessario a neutralizzare i pacchi sospetti che non sono omologati. I nuovi «sniffatori», i sensori per individuare gli ordigni, che dovevano essere installati in tutti gli aeroporti non sono mai arrivati. Quelli a disposizione non rilevano numerose sostanze pericolose.

In tempi di ristrettezze economiche, ci sono poi da finanziare le nuove leggi come la Bossi-Fini sull’immigrazione che ha regolarizzato 700.000 clandestini e ha introdotto l’obbligo di rinnovare ogni anno il permesso di soggiorno. Questo significa almeno il raddoppio del lavoro per gli agenti dell’ufficio stranieri, anche se la Finanziaria del 2004 aveva autorizzato l’assunzione di 1000 poliziotti e 1000 impiegati. «Una goccia nell’oceano», denuncia il segretario del Silp, Claudio Giardullo. Su questo fronte le spese si moltiplicano. Il decreto che deve correggere la Bossi-Fini dopo la parziale bocciatura della Consulta, in pochi giorni ha quantificato in trenta milioni di euro i fondi necessari alla copertura finanziaria, prima calcolati in cinque milioni di euro. Il materiale che l’Italia sta per inviare in Libia (tende e container per creare i centri di accoglienza) costerà invece 13.800.000 euro.

Terrorismo e lotta all’immigrazione clandestina sono soltanto due aspetti di quella politica per la sicurezza che il governo considera priorità assoluta. Ma anche altri sono i settori in sofferenza: stradale, controllo del territorio, investigazioni. Stasera alla Camera scade il termine per la presentazione degli emendamenti alla Finanziaria.

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