Da La Repubblica del 06/10/2004

Il ministro degli Esteri di Ankara: il rapporto Ue sia oggettivo, o reagiremo in modo molto aspro

"Basta con gli insulti alla Turchia non accettiamo condizioni speciali"

di Marco Ansaldo

ANKARA - «La Turchia non può essere insultata. Non accettiamo nessuna condizione speciale. Né ci potrà essere alcuna sospensione di alcunche´ da parte dell´Unione. Il rapporto della Commissione europea deve essere oggettivo. Se non sarà così, non lo accetteremo e la nostra risposta sarà molto dura».

Volo 0127 della Turkish Airlines da Ankara a Istanbul. Business class. Nella prima poltrona a destra, accanto al finestrino, c´è il vice premier e ministro degli Esteri turco Abdullah Gul. I consiglieri attorno. Con una mano battuta sul sedile fa segno di accomodarsi vicino a lui. «Anche io in viaggio non porto la cravatta - esordisce affabile - ma oggi vado a una conferenza, e allora...». I capelli spruzzati di bianco, un abito chiaro, l´eloquio soffice zeppo di «ok, ok?» come per essere sicuro di farsi comprendere bene. La vigilia della pubblicazione del rapporto Ue sulla Turchia è un giorno molto delicato. Gul si allaccia le cinture.

Ministro, oggi l´Europa decide sul destino di Ankara. Preoccupato?
«Sono fiducioso. E´ vero, ci hanno passato ai raggi X. Ma il rapporto rifletterà le riforme approvate e i passi importanti avviati. Abbiamo rispettato tutti i criteri richiesti, diritti umani, democrazia, stato di diritto. Il nostro lavoro va nella giusta direzione».

Però le indiscrezioni sul rapporto dicono che contrariamente alle vostre aspettative ci saranno diverse condizioni. Se lo aspettava?
«La prima parte della relazione è molto appropriata. Ma per la cosiddetta "raccomandazione" del commissario all´Allargamento, Guenter Verheugen, non ci potranno essere condizioni speciali».

Invece sembra che saranno molte e dure. Compresa una clausola di sospensione, applicabile se l´azione di Ankara non verrà giudicata conforme. E´ una condizione capestro?
«Non ci potrà essere alcuna sospensione di alcunché da parte dell´Unione. Il rapporto deve essere oggettivo. Se non lo è non lo accetteremo».

E che cosa farete?
Un gesto sprezzante della mano. L´espressione alterata del viso. «La Turchia non può essere insultata».

Ripeto, che decisione prenderete?
«Reagiremo in modo molto aspro. Vedremo il da farsi».

Avete un piano alternativo?
«No, nessun piano B. Ma non accettiamo né condizioni speciali né partnership privilegiate né insulti. La storia di questo paese non lo merita. Il nostro percorso fatto sulla base delle richieste europee non lo merita. L´ingresso della Turchia nell´Unione deve essere come membro a pieno titolo».

Ministro, la decisione del governo turco di inserire il reato di adulterio nel codice penale però ha causato una crisi in un momento sbagliato, no?
«Non è stata una crisi. E poi l´abbiamo subito risolta».

Lei l´ha risolta, siglando un accordo con l´opposizione. Ma il premier Erdogan l´ha poi riaperta...
«Io ero arrabbiato su questa vicenda, e lui ancora più di me. Il primo ministro è voluto andare a fondo della questione, e chiuderla a Bruxelles davanti a Prodi e Verheugen».

Ma e´ vero che sono stati i tradizionalisti dentro il vostro partito a cercare di far punire l´adulterio?
«No, guardi, i deputati più religiosi non c´entrano. Nessuna pressione. Anche i commentatori hanno sbagliato. Questa faccenda dell´adulterio circolava da qualche tempo. E poi lo sa quante volte è stato punito in Turchia? 69 in 10 anni. Tutti casi poi commutati in pene pecuniarie. Mi creda, è stato un pretesto contro di noi».

Però la scorsa settimana c´è stato un altro caso, con l´improvvisa cancellazione a Istanbul del vertice fra Europa e Paesi islamici a causa della partecipazione di Cipro Nord.
«Sono davvero dispiaciuto che un´iniziativa così importante sul dialogo tra culture e civiltà diverse sulla pace nel mondo non si sia potuta svolgere. Ci tenevamo molto. Ma a non volerla è stata la presidenza di turno olandese che ha invitato i ministri degli Esteri a non partire per Istanbul».

L´altro giorno Chirac ha proposto ai francesi di sottoporre l´ingresso della Turchia a referendum. Che ne dice?
Sospiro. L´aeroporto di Istanbul e´ ormai in vista. «E´ una loro idea. Non abbiamo niente da dire».

Il presidente europeo designato Barroso ha invitato altri paesi a seguire l´esempio. E i vescovi italiani dicono che prima della Turchia nella Ue dovrebbero entrare Serbia e Albania.
«Inaccettabile. La nostra richiesta dura da 40 anni, siamo stati superati da tutti. Adesso, basta».

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