Da La Repubblica del 26/05/2004

Dopo il passaggio dei poteri del 30 giugno il generale tornerà negli Stati Uniti

Per lo scandalo di Abu Ghraib il Pentagono "richiama" Sanchez

Il nuovo comandante delle truppe americane sarà il generale George Casey. Janis Karpinski per ora è stata "sospesa" dal grado

di Arturo Zampaglione

NEW YORK - Prima dello scandalo delle torture nel carcere di Abu Ghraib, il generale a tre stelle Ricardo Sanchez era uno degli astri del Pentagono: la Casa Bianca non perdeva occasione per congratularsi dei successi militari, i colleghi provavano invidia, la comunità ispanica lo considerava il suo eroe. Ma il generale che per tredici mesi ha guidato l´occupazione militare americana in Iraq, assumendosi poi la responsabilità istituzionale per il carcere degli orrori, sarà presto sostituito.

«Non è una punizione, ma fa parte di una rotazione degli incarichi di comando», dicono i collaboratori di Donald Rumsfeld al Pentagono, ben sapendo che nessuno crede in questa versione ufficiale (e improbabile). Anche perché la notizia del trasferimento di Sanchez coincide con la sospensione del generale Janis Karipinski, comandante della 800ma brigata di polizia militare, accusata di scarsa attenzione e supervisione ad Abu Gharib.

Dopo il passaggio il 30 giugno in mani irachene della «piena sovranità», secondo la promessa ripetuta l´altro ieri da George W. Bush, il generale Sanchez tornerà negli Stati Uniti, senza avere ancora un incarico preciso. «E solo chi è molto ingenuo può pensare che non ci sia alcun collegamento con lo scandalo», osserva Loren Thompson, analista di cose militari al Lexington Institute. A Bagdad, secondo voci che circolano a Washington, sarà destinato il generale a quattro stelle George W. Casey, che oggi è vice-capo di stato maggiore dell´esercito e che, in Iraq, potrà contare sulla collaborazione operativa del generale a tre stelle Thomas Metz.

Chi conosce (e studia) i segreti del Pentagono è convinto che la brutta figura in Iraq stia provocando un piccolo terremoto nei vertici militari. Sanchez, ad esempio, che è di origine latino-americana, era destinato - come premio - ad andare a Miami per guidare il Secondo comando, cui dipendono tutte le operazioni nell´America del sud. Per l´Iraq si faceva il nome del generale a tre stelle Bantz Craddock, assistente militare di Rumsfeld. Ma tutti i giochi delle poltrone e dei comandi sono saltati per colpa della situazione in Iraq.

I generali americani sono sembrati impreparati di fronte all´improvvisa rivolta di ex-baathisti e di gruppi sciiti, che ha portato alla morte di decine di soldati e alla impasse di Falluja. Un´ulteriore umiliazione è venuta dalla crisi degli ostaggi. E il vaso è traboccato dopo le rivelazioni (e le foto) dal carcere di Abu Ghraib.

Convocato la settimana scorsa dal Congresso, Sanchez non ha potuto fare altro che battersi il petto per lo scandalo che ha esposto gli Stati Uniti alla condanna internazionale. «Non ero al corrente degli abusi e delle torture nelle carceri, e a gennaio, quando ne sono stato informato, mi sono mosso con grinta», ha precisato il generale. Che è stato costretto ad assumersene la responsabilità politica in quanto comandante dei 138mila soldati americani in Iraq. E il generale non ha battuto ciglio quando un senatore lo ha accusato di non preavvertito il Congresso di quelle fotografie «esplosive».

La vergogna delle torture ha di fatto chiuso la carriera del generale Janis Karpinski: per il momento è stata solo «sospesa»», non «privata» del comando. Ma è difficile che possa essere riabilitata perché il rapporto del generale Antonio Taguba, aveva evidenziato le colpe della Karpisnki, suggerendone la rimozione.

Secondo il rapporto, ad esempio, il generale della polizia militare non aveva mai insistito con i suoi collaboratori sul rispetto della convenzione di Ginevra. Taguba consigliava una punizione severa: ma Sanchez, il 17 gennaio 2004, molto tempo prima che le foto degli incappucciati di Abu Ghraib finissero sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo, optò per una strada più mite, quella di una lettera di ammonimento.

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