Da La Repubblica del 10/09/2004

Il bollettino mensile parla di "sconfinamenti" ma prevede una "ripresa vigorosa" nei prossimi trimestri

Bce: allarme conti in Italia sei paesi Ue a rischio deficit

Dossier Ecofin: le banche centrali non ostacolino le fusioni

Oggi l´Ecofin che dovrebbe esprimersi sulla riforma del Patto Debutto di Siniscalco

di Andrea Tarquini

BERLINO - Italia, Germania, Francia e altri tre paesi membri dell´Unione monetaria sono (Grecia, Olanda, Portogallo) sono sul banco degli accusati, severamente ammoniti dalla Banca centrale europea a varare tagli e riforme per riequilibrare i conti pubblici. E il Patto di stabilità non si tocca, tanto più che le prospettive di crescita economica sono robuste. Ecco gli avvertimenti lanciati dal rapporto mensile della Bce, proprio alla vigilia dell´attesa, difficile riunione di oggi dell´Ecofin. I ministri economici e finanziari europei (Siniscalco partecipa per la prima volta alla riunione come esponente governativo) vanno verso un difficile confronto sulle norme relative alle fusioni internazionali tra banche in Europa, sull´armonizzazione fiscale, e sulle proposte di riforma e ammorbidimento del Patto di stabilità appena presentate dalla nuova Commissione europea. E bocciate appunto dalla Bce col rapporto mensile di ieri.

«Non c´è ragione di modificare il Patto, che resta un riferimento essenziale», dice il bollettino. «Semmai va migliorata la sua applicazione». Purtroppo, aggiunge il rapporto, la maggioranza dei paesi dell´euro-zona mancherà quest´anno i tetti fissati dal Patto. Soprattutto i sei paesi sopra citati sono inadempienti gravi. Nel caso dell´Italia, «gli effetti sfavorevoli di una crescita debole sono andati ad aggravarsi a causda di alcuni sconfinamenti della spesa pubblica e da riduzioni delle entrate». Per cui Roma, come gli altri cinque, è chiamata «ad attuare in modo attento misure di bilancio e riforme necessarie» a un riequilibrio nel 2005.

All´Ecofin di oggi quindi si scontreranno due linee. L´invito al rigore della Bce contrasta radicalmente con lo spirito delle proposte di riforma e ammorbidimento del Patto, preparate dalla nuova Commissione europea sotto la supervisione del commissario per gli Affari economici e finanziari Joaquin Almunia. E appoggiate da Francia, Germania e Regno Unito, mentre Austria, Olanda (presidente di turno Ue) e Finlandia chiedono rigore. E sarà inevitabile che si parli con attenzione e interesse anche della manovra decisa dal governo italiano per contenere le spese al 2% e il deficit 2005 al 2,7%, quindi ben sotto il tetto del 3% indicato dal Patto. Tetto che la Germania continuerà a sforare.

Futuro e interpretazione del Patto non saranno gli unici temi controversi all´Ecofin. Uno scontro difficile si annuncia sulla politica bancaria. La Commissione, appoggiata dall´approccio riformatore della Bce, vuole invitare le autorità nazionali di controllo a non usare dei loro poteri discrezionali per frenare con veti protezionistici le misure di consolidamento ?cross border´, cioè le fusioni tra banche di diversi paesi europei. La politica di freno della Banca d´Italia, ma anche delle autorità monetarie francesi, è implicitamente sotto accusa. A Francoforte come a Londra, si ritiene che solo con grandi fusioni transnazionali le banche europee saranno in grado di affrontare in futuro la concorrenza globale Usa, giapponese e domani cinese. Non meno difficile sarà un accordo sull´armonizzazione della imposizione fiscale per le imprese a livello europeo. La Commissione propone, in alternativa, di applicare specie a piccole e medie imprese o le misure nazionali, oppure misure armonizzate nella Ue. Il superministro dell´Economia francese Sarkozy chiede di negare i fondi strutturali (aiuti allo sviluppo) comunitari ai nuovi membri Ue come Slovacchia e Ungheria che attirano gli investimenti con tasse minime. La Commissione riconosce invece loro il diritto a compensare svantaggi storici, politici o geografici con meno tasse per rilanciare l´economia. E Regno Unito e Irlanda, altri due paesi dal fisco leggero, fanno muro contro l´ipotesi di generalizzare per le aziende l´imposizione pesante a livelli francotedeschi.

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