Da La Repubblica del 19/06/2004

La scelta di non governare ne ha fatto l´erede di Gandhi e per i giornali è "la Madre della nazione"

India, il potere segreto di Sonia

di Guido Rampoldi

NEW DELHI - A parte l´infallibile Das Madan, nessuno tra gli astrologi organici alla politica indiana aveva previsto quella specie d´incoronazione repubblicana che ha inaugurato il quattordicesimo parlamento. «Rajmata», la regina madre, gridava il più entusiasta tra i deputati quando la donna col sari rosa è andata al microfono per giurare fedeltà alla sua nuova patria.

Quel sorriso da ragazza timida che s´è portata da Orbassano, Piemonte, pareva trattenere la risata di una che sa d´averla fatta grossa. Quando ha riunito le palme per salutare ogni settore dell´aula, ha suscitato frastuoni. I parlamentari del suo Congress l´acclamavano picchiando le mani sugli scranni, con un tambureggiare da teatro e uno scalmanarsi di vecchioni. Adorazione, adulazione, soprattutto riconoscenza: quel partito vetusto non sarebbe mai tornare a governare l´India se in campagna elettorale la ragazza d´Orbassano non avesse battuto le circoscrizioni decisive, città dopo città, villaggio dopo villaggio, con un coraggio fisico per nulla facile in chi ha visto morire assassinati il marito Rajiv e la suocera Indira. Ma se Sonia Gandhi si fosse limitata a sovvertire sondaggi e oroscopi, la destra indù e il suo partito, il Bjp, avrebbero accettato la sconfitta. Invece non solo ha fermato una deriva che, dicono i gesuiti di Delhi estremizzando un po´, conduceva l´India verso il «fascismo». Ha fatto di più: ha ridicolizzato l´avversario. Appena ha saputo d´aver perso elezioni e governo, il Bjp ha strillato all´ignominia: «la straniera» primo ministro dell´India pareva un affronto ad una storia millenaria. Un´alta dignitaria del partito prometteva che si sarebbe rasa la testa e avrebbe preso il saio; e altri, meno melodrammatici ma pericolosi, davano per certa un´ondata di suicidi "spontanei", di cui probabilmente sarebbero stati gli ispiratori. Allora Sonia li ha annichiliti. Annunciando che il primo ministro non sarebbe stato lei ma un economista specchiato, Manmohan Singh, ha dato un esempio spettacolare della virtù induista più pregiata, la rinuncia. E spiegando che l´abdicazione le era stata suggerita dalla «voce interiore», una formula tipica del Mahatma Gandhi, ha caricato di altri e potenti simboli quel gesto inatteso. Quando Nehru gli sottoponeva un dilemma politico particolarmente spinoso, il Mahatma rimuginava finchè «la voce interiore» non gli suggeriva la decisione. L´allusione di Sonia a quella tradizione ha entusiasmato l´India. Da allora quasi tutta la stampa la saluta come la più indiana tra le indiane; in alcuni editoriali, in molte lettere ai giornali, è Mata Gandhi, la Madre della nazione.

Non si può capire l´impatto enorme che ha avuto la scelta di Sonia se non si considerano i costumi della politica indiana. Come in ogni società neo-feudale, anche in India il potere è una religione assoluta. In molti Stati della federazione i ministri si inchinano davanti al capo del governo e gli carezzano il piede in segno di sottomissione; nel Tamil Nadu addirittura si sdraiano sul pavimento quando passa l´imponente Jayalalithaa. I primi ministri sono gli eredi dei raja, e il primo ministro federale è il sovrano di tutti i raja. Così l´India ha trasecolato: perché l´erede della dinastia Nehru rinunciava al ruolo più regale della democrazia indiana? Altro mistero pareva aggiungersi ad una figura enigmatica. Dopo l´assassinio della suocera e del marito, entrambi premier ed entrambi ammazzati, la Gandhi s´era stilizzata come una madonna dolorosa, un´immagine votiva, un monumento ai caduti. E anche in seguito, quando il Congress si affidò a lei per disperazione (1998), restò inaccessibile, remota. Mai un gesto spontaneo, un discorso a braccio. Come schiacciata dalla paura. Non di finire ammazzata («Per noi le minacce sono una routine», ha detto il figlio Rahul, neo-deputato). Ma di non essere all´altezza di quella storia grande e tragica in cui era entrata per caso molti anni prima, quando la studentessa piemontese conobbe Rajiv Gandhi in un ristorante di Cambridge. Sulla rinuncia di Sonia sono nate molte teorie ma la più verosimile pare quella che ci consegna un esperto del Congress, S. Prasannarajan: la Gandhi non ha mai pensato d´avere la statura per fare il primo ministro; e comunque non credeva alla vittoria. Di fatto non si è mai presentata all´elettorato come un candidato-premier. La sua ambizione era più modesta, o più alta: restituire smalto e onore sia ad un Congress che era cianotico quando si affidò a lei per disperazione (1998); sia ad una famiglia ricordata anche per la semi-dittatura imposta nel ?75 dalla terribile Indira.

Se questi erano gli obiettivi, allora hanno ragione i politologi che leggono nell´abdicazione di Sonia «un capolavoro machiavellico». I suoi due figli, Rahul e Pryanka, potranno presto inaugurare la quarta era dei Gandhi in un partito redivivo; e lei stessa ne ha guadagnato forse al di là dei calcoli.
Presidente del Congress e speaker della maggioranza, ormai circonfusa dall´aureola della santità («Santa Sonia?», si chiede la copertina del settimanale Outlook), la Gandhi oggi ha più influenza perfino del premier Manmohan Singh. Poiché i 1065 milioni di indiani sono il 17% della popolazione mondiale, non è eccessivo dire che la ragazza di Orbassano è diventata una delle donne più potenti della Terra.

L´attendono questioni drammatiche. Poco prima che si riunisse il Parlamento s´è tolto la vita l´ennesimo contadino indiano strozzato dai creditori. Soltanto l´anno scorso sono stati tremila i contadini che si sono uccisi per debiti, e la moria continua ad un ritmo tale che ora se ne sta occupando perfino la Commissione federale per i diritti umani. In maggio lo Stato rurale dell´Andrah Pradesh ha diffuso nelle campagne volantini per scongiurare chi è rovinato a chiedere aiuto all´amministrazione piuttosto che farla finita. E ha stanziato finanziamenti per aiutare le famiglie dei suicidi: ma da quando la vedova e gli orfani ottengono l´equivalente di duemila euro e altri benefici, 108 contadini hanno investito nella propria morte. Le storie sono tutte simili. I primi debiti per comprare semi e disinfestanti. Una siccità, un errore: un raccolto che va male. Altri debiti, e un altro raccolto al di sotto delle attese. Chi finisce nell´elenco degli insolventi, poi in mano all´usura, è spacciato. E´ una balla no-global che la globalizzazione danneggi i poveri: da quando l´India ha cominciato a liberalizzare l´economia (1991) la quota di quanti vivono sotto la soglia della miseria, oggi oltre un terzo della popolazione, è diminuita d´un punto all´anno. Ma per milioni che riescono a uscire dalla fame, altri milioni perdono alla roulette della vita. Così l´India di Sonia dovrà trovare un difficile punto d´equilibrio tra due esigenze che non coincidono: costruire reti di protezione per le fasce più deboli, e continuare a liberalizzare, la condizione per mantenere tonica l´economia. Inoltre ogni tre anni la popolazione indiana aumenta di 54 milioni, quasi quanti gli abitanti dell´Italia. Per quanto in un decennio l´incremento demografico sia passato dal 5 al 2%, oggi pesa sul pil per due punti percentuali, che sommandosi ad altri fattori, nell´anno in corso riducono la crescita reale dell´economia indiana al 2-3% contro l´8% ufficiale. In altre parole la liberalizzazione non è una scelta: è un destino. Nelle speranze di Sonia, lo capiranno anche i quattro partiti comunisti che in parlamento garantiscono al Congress l´appoggio esterno.

Il governo è guidato da tecnocrati di fama ma tre ministri minori, imposti dagli alleati del Congress, sono così impresentabili che l´opposizione ha scatenato un putiferio nelle prime sedute dell´assemblea nazionale. Ma pure in quella baraonda, il Parlamento indiano ripeteva il miracolo d´una democrazia che dal 1948 riesce a tenere insieme 28 Stati e sette territori autonomi, 847 gruppi etnici, sette grandi religioni, dozzine di religioni minori, le infinite sottocaste in cui si articolano quattro caste maggiori. Nella seduta inaugurale ogni deputato leggeva il giuramento nella lingua che gli pareva, tra le 19 lingue ufficiali della federazione babelica, il sanscrito, il mathili, il bangla, il dogri (la Gandhi ha scelto la ventesima, un hindi con indelebile accento italiano). Ma cosa unisca questa congerie, insomma quale sia il fondamento dell´India, è un dilemma che insanguina la federazione babelica fin dall´indipendenza. La destra nazionalista vuole che l´India sia lo Stato-nazione degli indù, oggi l´80% della popolazione. Nel 1948 un suo militante uccise il Mahtama Gandhi perché impediva l´espulsione dei musulmani.

Da quel ceppo discende il Bjp, al governo dal 1998. In questi sei anni il vertice del partito s´è presentato con una fisionomia moderata; ma l´influente ala radicale ha potuto assestare colpi brutali. Le Chiese cristiane sono state intimidite, e per evitare che i missionari cristianizzasero "intoccabili", le conversioni ora sono sottoposte al vaglio della polizia. Nello Stato del Gujarat, governato dal Bjp, durante il 2002 bande protette dalle autorità locali hanno massacrato almeno duemila musulmani, restando finora impunite.

Una commissione federale ha varato testi scolastici allineati al "revisionismo storico" promosso dal Bjp. Sono spariti riferimenti all´assassinio del Mahatma Gandhi, ai misfatti dei bramini, alla persecuzione del buddismo, a religioni non indù che hanno intessuto la storia dell´India. Al decimo anno di scuola ora gli alunni apprendono «la superiorità del pensiero indiano sulla mentalità occidentale».

L´India del Bjp ha un´idea violenta ma nitida della nazione, di come mettere ordine in un´anarchia controllata nella quale alcune diversità stridono, a cominciare da una molteplicità di codici (per esempio, ai musulmani è lecito praticare la poligamia). L´India di Sonia non ha una visione altrettanto forte, però sa bene che non vuole più essere la nazione "ariana" del nazionalismo indù. Le elezioni non chiudono il sanguinoso conflitto tra le due Indie. Il Bjp ora è tentato da una deriva estremista e pullula di gente di mano disponibile a qualsiasi misfatto. La ragazza d´Orbassano avrà ancora bisogno del coraggio e dell´acume appresi alla dura scuola del dolore.

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