Da La Repubblica del 04/06/2004

In tv il sottosegretario Mantica aveva detto: le indagini chieste al Qatar impongono riservatezza

Quattrocchi, il video è segreto per una rogatoria mai partita

L´altro sottosegretario agli Esteri, Boniver, conferma che a Doha l´ambasciatore non ha ricevuto nulla da girare ai magistrati locali
La procura ha avviato la pratica un mese fa, chiedendo tempi rapidi. Ma il fascicolo è ancora sul tavolo del ministro Castelli

di Carlo Bonini

ROMA - Cosa è stato fatto per diradare le artificiose opacità in cui sono stati annegati gli ultimi istanti di vita di Fabrizio Quattrocchi? Per rendere evidente ciò che, nel video mai trasmesso dalla tv "Al Jazeera", risulta non essere mai stato pronunciato (le parole di un fantomatico "italiano" che, alla richiesta di Quattrocchi di liberarsi dalla kefiah che gli copre il volto, risponde «neanche per sogno»)? Qualcuno ha davvero compiuto dei passi per acquisire copia di quelle immagini? Ha avuto interesse a farlo? E quando? E chi?

Sono domande che conviene tornare a porre. Non solo e non tanto perché da ieri, dopo che Repubblica ha sollevato il caso, la manipolazione del contenuto di quel video diventa oggetto di dibattito politico. Con i Ds che depositano un´interrogazione per conoscere «quali iniziative il governo intende assumere o ha assunto». Con la Margherita che, attraverso Giuseppe Fioroni, chiede «come sia possibile che la quinta potenza mondiale non riesca a farsi dare una cassetta». Ma perché, almeno da mercoledì sera, esiste una prima spiegazione abbozzata dal governo. «C´è una rogatoria in corso da parte della magistratura italiana coperta da segreto istruttorio - ha spiegato il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica alla trasmissione tv Ballarò -. Dunque, i funzionari della Farnesina che hanno avuto modo di prendere visione delle immagini (Gianni Castellaneta, consigliere diplomatico di Palazzo Chigi, l´ambasciatore italiano a Doha, Buccino Grimaldi, il sottosegretario agli esteri Margherita Boniver-ndr) sono tenuti a un doveroso riserbo».

La spiegazione sembra chiudere il discorso. Esiste una rogatoria in corso, dunque il governo ha ritenuto di sacrificare esigenze di trasparenza pubblica a quelle dell´inchiesta della Procura di Roma. Se non fosse che i fatti - per come accertati attraverso quattro fonti qualificate e indipendenti della Procura di Roma, del ministero di Grazia e giustizia e della Farnesina - raccontino il contrario. Che il governo non ha ancora inoltrato alcuna rogatoria al Qatar. Che l´incarto Quattrocchi, con la richiesta di copia del video, non ha ancora neppure lasciato gli uffici del ministero di Grazia e giustizia, dove giace da un mese. Vediamo.

La Procura di Roma deposita formalmente la richiesta di rogatoria nella prima settimana di maggio al ministero. I pm Franco Ionta e Pietro Saviotti chiedono che la pratica venga istruita, che il ministro Castelli firmi il decreto necessario a renderla ricevibile dalle autorità del Qatar, che l´intero incarto sia quindi trasmesso alla Farnesina perché possa interessare il nostro ambasciatore a Doha. E´ faccenda da sbrigare con una certa sollecitudine. Per ragioni rese evidenti non solo dall´oggetto della richiesta, ma anche dall´assenza di trattati di cooperazione bilaterale con il Qatar. Prima il ministero evade la pratica, prima si può sperare in un´attenzione affidata alle prassi della "cortesia internazionale".

Agli inizi di maggio, il nostro ambasciatore a Doha viene avvertito dalla Farnesina di prepararsi a ricevere la rogatoria da consegnare al ministro degli esteri del Qatar. Ma è un sussulto senza seguito. Perché, da quel momento in poi, Roma tace. A metà maggio, rientrata dal Qatar, dove, tra il 17 e il 18, ha avuto modo di vedere le immagini dell´esecuzione di Quattrocchi «in forma privata», il sottosegretario Boniver riferisce alla Procura di Roma che, a quel che le consta, il nostro ambasciatore a Doha non ha ricevuto alcuna richiesta di rogatoria dalla Farnesina. E dice il vero, perché in quei giorni la pratica Quattrocchi giace ancora negli uffici della Direzione Affari penali del ministero. Il magistrato Augusta Iannini, che quella direzione dirige, spiega: «Abbiamo completato l´istruttoria una decina di giorni fa. Nell´ultima settimana di maggio. Giorno più, giorno meno. E l´abbiamo quindi girata all´ufficio di Gabinetto del ministro». Da dove non si è più mossa. Perché?

Settembrino Nebbioso, capo di Gabinetto del ministro Castelli, raggiunto telefonicamente ieri nel suo ufficio, in cinque successive occasioni ha ritenuto di non dover raccogliere le chiamate e dunque di lasciare inevasa la domanda. Di non dovere insomma alcuna spiegazione sui motivi per i quali, al 3 giugno, a un mese dalla richiesta della Procura di Roma, il ministro Castelli non abbia ancora provveduto alla firma dell´incarto istruito dalla Direzione degli Affari penali del suo ministero. Resta dunque un nudo e semplice fatto. A ieri, la rogatoria di cui ha parlato il sottosegretario agli esteri Mantica ancora non esiste.

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