Da La Repubblica del 29/05/2004

Lo show tra gli applausi di Tremonti: Prodi diventa "zelig e visitor". E Berlusconi va in visibilio

Giulio, il delfino del Cavaliere "conquista" il popolo azzurro

"Romano? L´unica cosa che ha fatto è stata regolare il traffico europeo dei furetti"
"L´Ulivo ha fatto la cicala". Grida: "Sei un grande, ammazzali questi comunisti"

di Concita De Gregorio

MILANO - Ma quale Fini, macché Casini. Bisognava essere ieri ad Assago a sentire il «discorso del furetto»: non c´è più pane - è chiaro - per nessuno. E´ Giulio Tremonti l´erede. E´ il Delfino oltre che la clava di cui Berlusconi si servirà nel frattempo per insultare l´avversario politico, neutralizzare Confindustria, ridicolizzare Bankitalia e realizzare a colpi di fiducia tutte le riforme che vuole compreso il taglio delle tasse promesso e - per ora - rinviato. L´uomo forte del governo, il più potente tra i ministri, l´unico temuto dal premier che per la finanza creativa (sua propria, e nazionale) si è sempre affidato alle cure di esperti via via elevati al rango di deputati viceministri e capi dicastero. Tremonti, l´esperto più alto in grado, esce dal congresso da leader designato secondo l´antica profezia di D´Alema: è lui la destra prossima ventura. E´ anche l´uomo su cui il premier conta per sconfiggere questa paura di perdere che si è impadronita dell´elettorato forzista dei sondaggi e del congresso, qui evocata ieri con eleganza da Miccichè: «cerchiamo di non alimentare la sfiga da soli». Se mai le europee dovessero andare male per Forza Italia sarà persino un bene: il governo si preparerà con più forza alle politiche e Tremonti sarà lì.

Il discorso del furetto, dunque, è quello in cui il superministro del Tesoro si ferma soffocato dal ridere quando dice che Prodi, «una via di mezzo fra uno Zelig e un Visitor, l´unica cosa che ha fatto è stata regolare il traffico europeo dei furetti». Pausa. «Avete mai visto un furetto? Avete mai visto un furetto col passaporto?». Pausa per risata. «Noi solidarizziamo sempre col popolo dei boschi». Coi furetti, in specie: così svelti e feroci. E´ la prima battuta del discorso, ce ne sarà un festival per l´euforia della platea. Tremonti parla senza testo scritto, tiene il braccio destro piegato dietro la schiena in posa da crociera. I tempi sono perfetti: inizio alle 12.30, ora nobile degli oratori, in un coro di Giu-lio, Giu-lio. In sala qualche centinaio di persone, grande via vai e spalti vuoti: sembra un congresso dei radicali all´Ergife non la parata dei ministri di governo ma la partecipazione, si è visto, è quella che è. Potrebbero stare tutti, i congressisti, nel nuovo finto anfiteatro della villa sarda di Berlusconi, secondo Lunardi «opera di rilevanza per la sicurezza nazionale». Oggi che non c´è il premier in scaletta (verrà in serata, a sorpresa) persino la giraffa delle riprese tv giace a terra col lungo collo inerte. Però ecco che il delfino ha detto appena due parole - «Sabato scorso...» - che l´amico Silvio arriva a passi lunghi: viene a sentirlo, non può perderlo.

Sabato scorso, quindi, «ho visto alla convention dell´Ulivo lo zelig-visitor Romano Prodi che non era un omonimo, ma proprio lui». Berlusconi già ride soddisfattissimo, semidisteso sulla sedia. Segue attacco a Prodi di consistente divertita violenza. «Dice di essere amicus curiae. Noi rispettiamo la curia ma siamo diffidenti verso chi si autodefinisce amico». «A lui non piace la politica economica italiana, a noi non piace la sua politica europea». «La zona euro vanta solo un +0,4% di crescita. Difficile che spieghi la virgola, più facile che spieghi lo zero». «Con lui l´unica cosa che cresce non è l´economia ma la gazzetta ufficiale. Nuove regole per 1716 chilometri lineari».

Il furetto, poi. Berlusconi ride e dà di gomito a Cicchitto. «Prodi mi ricorda quel ministro della terza repubblica francese che per difendersi diceva: o sono bugiardo o sono incompetente. Il cumulo delle cariche non è vietato». Berlusconi lo adora con lo sguardo. La sinistra non può parlare, oggi, «perché ha fatto la cicala ieri». Le addizionali «le hanno adottate loro per far fronte all´onda anomala della spesa pubblica dopo la riforma Bindi, che per fortuna non c´è più». «Vi evito la sofferenza di una citazione di Fassino. Cito però Letta, che aveva detto che non avremmo avuto niente da temere dalla concorrenza con la Cina». Un prete in tonaca porta per mano due bimbi avvolti in bandiere di Forza Italia fin dietro alla Moratti, che due minuti fa ha disprezzato «la sinistra che porta i figli in piazza». Fischi a Letta.

Segue breve ma decisivo affondo al nuovo presidente di Confindustria Montezemolo, di cui Tremonti deve aver parlato a lungo nella cena di giovedì sera ad Arcore. «Come il presidente sa Montezemolo è un vecchio amico: gli ho molto parlato, gli parlerò a lungo», rassicura: siamo intimi. Però questa storia della concertazione «non può riportarci agli anni Novanta, che sono stati anni di illusioni. Non torneremo all´assistenzialismo, Alitalia docet». Stoccata a Fazio senza nominarlo (sui casi Cirio e Parmalat «fu il governo ad informare la Vigilanza e non il contrario»), quindi rapido ritorno al tema del giorno, l´attacco a Prodi e soci: «Il libro arancione della sinistra descrive il vago con estrema esattezza. C´è un solo numero nel loro programma, quello delle pagine».

Berlusconi applaude in beatitudine. «Fassino dice che il nostro programma è un miraggio: il loro è un incubo». In crescendo. «Bertinotti, che è quello che comanda, conosce come soli strumenti la falce e il martello: capisco che veda i cittadini come chiodi da battere». Dalla quinta fila un grido: «Sei un grande, Giulio. Ammazzali tutti i comunisti». Sorriso compiaciuto dell´oratore. «D´Alema dice che non abbiamo senso dello Stato. I più furbi tra di loro però hanno il fiuto dello Stato». Resta il tempo per tre punti di programma. Primo: detassare il terzo settore. Secondo: integrale detrazione fiscale per le spese per la ricerca. Terzo: congelamento delle addizionali degli enti locali. «Bravo, vai avanti così» gli urla la sala in piedi. Berlusconi, commosso, lo abbraccia. Visibilio e bandiere. Toccherebbe a Pisanu, adesso. C´è un video sulla sicurezza che lo annuncia: -9,5% di omicidi di mafia, -32,8% di rapine in gioielleria. Sono tutti distratti, però. Telefonano, vanno a pranzo. Col Delfino non c´è partita, non se la gioca nessuno.

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