Da La Repubblica del 28/05/2004
Originale su http://www.repubblica.it/2004/e/sezioni/politica/campagna3/noncongre/n...

Commento

Il non congresso del Cavaliere

di Curzio Maltese

ALL'ENTRATA del mausoleo vivente di Assago la prima cosa che viene in mente è la vecchia e insuperata definizione del Berlusconi politico data dieci anni fa da Fedele Confalonieri: "Un Ceaucescu buono". A parte l'aggettivo e lo sfarzo, entrambi generosi, non è il caso di chiamare congresso questo soliloquio elettorale lungo tre giorni. Ieri Berlusconi ha illustrato i miracoli compiuti. Oggi parlano direttamente i miracolati, ministri e sottosegretari. Domani si chiude con altri miracoli promessi, dalla riduzione delle tasse in giù. Il dibattito non è previsto, la sola idea di una mozione di minoranza fa sorridere. Nel momento di massima crisi, il partito azienda si rinchiude nel luogo più finto di Milano, il Forum di Assago, per celebrare il più irreale dei riti, il "non" congresso. Tutto è perfettamente prevedibile, come a Disneyland e nel realismo socialista.

Le gigantografie del leader, i cori bulgari, il discorso autocongratulatorio. Più alcuni simboli dell'Occidente in versione berlusconiana: i laser da discoteca, i fondali televisivi, il karaoke e tanto fumo. Una curiosità, nel cielo televisivo alle spalle del palco compaiono di colpo le nuvole, troppe. Gli organizzatori le notano, si lamentano e con un colpo di mouse le nuvole spariscono prima dell'arrivo del capo. Ma l'incubo della sconfitta incombe sull'azzurro cielo di Forza Italia. I sondaggi ufficiali indicano il partito azienda inchiodato al 21% da mesi, nonostante l'inutile spargimento di miliardi. Quelli ufficiosi addirittura lo segnalano sotto il 20. Altro che "governo decennale": uno sprofondo azzurro. D'altra parte Berlusconi è l'unica risorsa del movimento e da un po' di tempo non azzecca mezza mossa. Ha appena fatto ritirare la gran parte dei cartelloni trionfali 3x6, con i quali aveva tappezzato l'Italia per la modica cifra di 25 milioni di euro, dopo aver scoperto dai soliti sondaggi che si stavano trasformando in boomerang elettorali.

C'è un limite anche alla fede nei miracoli. E dire che i berluscones si erano spellati le mani, plaudendo al genio del grande comunicatore. Se c'è qualcuno che può distruggere Berlusconi non sono le ondivaghe opposizioni, è la sua corte. Basta guardare le facce in prima fila ad Assago, da Schifani a Baget Bozzo, e la speranza luccica.

Al resto ci pensano gli alleati. Nel giorno della gran parata elettorale si sono impegnati tutti a guastare la festa. Il quasi ministro Luca Montezemolo ha sparato bordate da non credere dalla presidenza di Confindustria. La consegna dei berluscones è far finta di non aver capito ma al congresso forzitaliota volano commenti pesanti sul successore di D'Amato. Gli alleati di governo Fini e Follini disertano Assago accampando scuse improbabili come gli "impegni per le amministrative assunti in precedenza". In precedenza? L'Election day è stato deciso da un paio di mesi, il congresso di Forza Italia da 7. Chi va oltre è al solito Casini, ormai idolo della sinistra, che sceglie il giorno giusto per cantare il de profundis del personalismo in politica: "Non c'è futuro per i solisti". Si riferirà a Berlusconi? E a chi sennò?

Per spazzare via tutte queste nubi dai cieli azzurri di Forza Italia ci vorrebbe il Berlusconi del '94 o quello del 2001. Qui alle porte di Milano è invece sbarcato dall'elicottero una specie di sosia chirurgico, spento, banale, verboso e noioso all'inverosimile, volgare nella consueta raffica di insulti a Prodi. Pignolo nell'elencare gli invisibili miracoli del suo governo. Come fece nel '99 al congresso di partito l'allora premier D'Alema, proprio alla vigilia delle elezioni europee, avviandosi con incrollabile ottimismo al fatale appuntamento con la realtà.

Il vero miracolo oggi sarebbe far credere agli italiani che sono più ricchi, felici e sicuri. Lo sa Berlusconi e lo sanno perfino i cortigiani che sgomitano in prima fila per farsi notare dal palco. Le bancarelle del congresso vendono titoli che un giorno potrebbero suonare profetici, "Cambiamo rotta" di Franco Frattini, "La nuova strada" di Ferdinando Adornato, "Destra e sinistra" di Sandro Bondi, vero specialista in materia. Chissà se li rivedremo varcare ancora il Rubicone, magari in compagnia di "don Gianni", omonimo del Baget Bozzo che in piena Tangentopoli esaltava i magistrati e intimava a Craxi di chiedere scusa al popolo. Oggi si commuove quando Berlusconi cita l'amico Bettino fra i padri del movimento. I solisti in politica non avranno un futuro ma per i coristi un posto si troverà sempre, anche quando i nostri figli ci domanderanno se davvero c'era una volta un partito chiamato come un grido da stadio.

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