Da La Repubblica del 28/04/2004
Originale su http://www.repubblica.it/2004/d/sezioni/politica/iraqita4/berlbla/berl...

Il premier e Blair: il numero dei nostri militari resterà immutato. Siamo in Iraq per contribuire alla nascita della democrazia

Berlusconi a Londra "Non siamo occupanti"

L'Onu deve assumere un ruolo centrale per arrivare ad un governo degli iracheni per gli iracheni

di Gianluca Luzi

LONDRA - "Siamo in Iraq con una missione molto precisa: contribuire alla nascita della democrazia. E questo può avvenire se si verificano le condizioni di sicurezza per libere elezioni e libero governo". Mentre la situazione in Iraq resta drammatica e gli ostaggi italiani sono ancora nelle mani dei guerriglieri islamici, Berlusconi vola a Londra per incontrare il premier britannico Blair. I due capi di governo - dopo la decisione del nuovo governo spagnolo di ritirare le truppe - rimangono gli unici alleati europei importanti degli Usa nella vicenda irachena e si trovano alle prese con il problema di dover dire di no alle eventuali richieste americane di aumentare i propri contingenti per rimpiazzare le truppe spagnole.

Sia Blair che, implicitamente, Berlusconi, hanno escluso che al momento si ponga questo problema. "Per quanto ci riguarda, i soldati che abbiamo già in Iraq sono sufficienti", ha precisato Blair. E Berlusconi si è espresso sulla stessa lunghezza d'onda.

L'obiettivo che si sono assegnati Berlusconi e Blair è quello di cercare di convincere la popolazione civile irachena che le truppe della coalizione non sono truppe di occupazione, ma sono presenti in Iraq solo per garantire la sicurezza indispensabile al processo di democratizzazione del dopo-Saddam. "Riaffermo - ha detto infatti il presidente del Consiglio - che la presenza della nostra missione è solo per questi motivi".

Per il capo del governo italiano c'è in più la preoccupazione per la sorte dei tre ostaggi. Sulla vicenda "mantengo il riserbo e, al momento, non riesco a vedere alternative a questo", si è limitato a dire Berlusconi. Solo pochi giorni fa in Russia, durante il vertice con Putin, Berlusconi si era lasciato andare a un maggiore ottimismo. Comunque, ha aggiunto, "c'è una interlocuzione continuativa con molti paesi, soprattutto quelli circostanti l'Iraq, e con i paesi che come noi sono in missione di pace dentro l'Iraq. Per quanto riguarda l'interlocuzione eventuale con chi ha prodotto quel messaggio - ha proseguito Berlusconi riferendosi ai guerriglieri che detengono gli ostaggi - devo mantenere la direzione del riserbo".

Atmosfera molto sobria al numero 10 di Downing street, senza grandi sorrisi né pacche sulle spalle. Berlusconi più teso del solito non si è offerto - come fa quasi sempre - all'assalto dei giornalisti, ma i due capi di governo si sono limitati a rispondere a un paio di domande dopo il colloquio a pranzo durato circa un'ora e mezza.

Per Tony Blair, in Iraq "il problema principale è garantire la sicurezza" e una volta stabilizzato il paese la transizione potrà procedere speditamente. "Abbiamo capito che il problema è più duro del previsto - ha ammesso il premier inglese - ma una volta risolto, tutto il resto verrà da sé". Blair auspica che l'Onu "assuma un ruolo centrale" e che la proposta dell'inviato delle Nazioni Unite Brahimi venga accolta da tutte le componenti irachene oltre che dai paesi confinanti in modo da arrivare a "un governo di iracheni per gli iracheni".

Berlusconi ha confermato l'intenzione di non ritirarsi dall'Iraq. E ha invitato "ancora una volta tutti gli iracheni a lavorare in questa direzione insieme a noi, non truppe occupanti ma apportatrici di pace e di libertà e a considerare chi si oppone a questo percorso verso la democrazia un nemico della democrazia. Ci auguriamo - ha concluso - che gli iracheni, anche quelli che non vedono la situazione così come è nella realtà, possano arrivare a comprenderla".

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