Da La Repubblica del 03/04/2004

Il dato tre volte superiore alle attese. Il segretario al Tesoro, Snow: "La politica economica di Bush funziona"

Occupazione record negli Usa

A marzo 308mila nuovi posti. Decollano dollaro e Borse. Il biglietto verde si è rafforzato mentre calano le quotazione dei titoli di Stato

di Arturo Zampaglione

NEW YORK - Con il pollice verso l´alto e un sorriso meno ipocrita del solito, George W. Bush festeggia l´impennata improvvisa e inaspettata dei livelli occupazionali. A marzo sono stati creati negli Stati Uniti 308 mila posti di lavoro: l´incremento maggiore degli ultimi quattro anni. «Ed è la conferma», dice il segretario al Tesoro, John Snow, «che la ricetta di Bush funziona». E lo stesso presidente lo sottolinea.

L´entusiasmo di Bush è giustificato: dopo le umiliazioni in Iraq e il sorpasso nei sondaggi dell´avversario democratico John Kerry, la crescita dell´occupazione potrebbe rivelarsi preziosa, forse addirittura decisiva, nella sfida elettorale di novembre. Se il trend dovesse continuare, le accuse di Kerry alla Casa Bianca («riducono le tasse dei ricchi senza proteggere i posti di lavoro») perderebbero vigore ed efficacia politica. E i repubblicani sarebbero avvantaggiati in alcuni stati-chiave per la partita elettorale, come quelli industriali dell´Ohio e del Missouri, dove i temi dell´occupazione e dell´outsourcing sono molto sentiti.

I dati resi noti ieri mattina dal ministero del lavoro hanno avuto un effetto-sveglia su Wall Street e un effetto-contagio sulle altre piazze finanziarie mondiali. Dopo quattro anni di malinconico letargo, il mercato azionario americano ha vissuto di nuovo ore euforiche. Di colpo sembravano spariti i fantasmi del terrorismo, degli scandali, della concorrenza straniera. L´ottimismo dilagava, come negli anni ruggenti.

Gli operatori si sono lanciati negli acquisti subito dopo l´annuncio di Washington (o persino con qualche minuto di anticipo: circolano voci su una fuga di notizie da parte della agenzia «Reuters»). A metà mattinata l´indice Dow Jones, in cui tre titoli di vecchia gloria (At&t, Kodak, International Paper) sono stati sostituiti da tre società più dinamiche (Aig, Pfizer, Verizon), guadagnava quasi 100 punti, che poi si sono ridotti in fine seduta. Il Nasdaq era su di una trentina.

Dopo settimane di angosce e turbamenti, il dollaro ha recuperato un po´ di smalto, tornando a livello di 1,22 nei confronti dell´euro, mentre le quotazioni sui titoli di stato americani si sono abbassati per il timore di una mossa della Federal Reserve e di un aumento dei tassi di interesse.

E´ un rischio reale? Finora la Fed di Alan Greenpsan non ha dato segni di voler intervenire sui tassi, che tiene a livelli molto bassi, non visti dal 1958, in modo da incentivare consumi e investimenti, e favorire così la ripresa. Ma un cambiamento delle prospettive economiche potrebbe avviare una fase di rialzi dei tassi. La maggioranza degli analisti americani ritiene però che la Fed non abbia fretta: da un lato perché l´inflazione non pone ancora preoccupazioni di rilievo (anche i salari non sono lievitati), dall´altro perché non vuole prestarsi a critiche nell´imminenza delle presidenziali di novembre.

I dati di ieri hanno colto di sorpresa gli esperti, che si aspettavano un aumento di 103 mila posti di lavoro a marzo, mentre il numero è risultato tre volte maggiore, senza contare l´aggiornamento in rialzo delle cifre di febbraio. Assieme alla creazione di posti di lavoro, il mese scorso è cresciuta anche la percentuale di disoccupazione, dal 5,6 al 5,7%: dietro all´apparente paradosso ci sono non solo due sistemi diversi di rilevazione statistica, ma anche l´aumento del numero di persone impegnate ufficialmente nella ricerca di un posto di lavoro.

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