Da La Stampa del 23/09/2003

Il parlamento europeo vota oggi la direttiva McCarthy sulla brevettabilità dei programmi

La guerra dei brevetti

Protestano le associazioni dei consumatori e le piccole imprese che sviluppano software: «Saremo schiacciati dalle major americane»

di Stefano Porro

Chi ha una buona idea in testa se la tenga stretta, perché qualcuno da oggi potrebbe impadronirsene, mettendoci sopra un brevetto. Dopo numerosi rinvii e tra le montanti proteste provenienti dalle Pmi dell’industria informatica, dalle comunità open source e dalle associazioni dei consumatori, il Parlamento Europeo dovrebbe approvare entro oggi una direttiva che permette di brevettare i principi concettuali dell’innovazione (le idee, per l’appunto), i metodi di calcolo e persino il software. Una volta ratificata dal voto parlamentare, la normativa avrà effetti immediati sul mercato europeo della produzione e della ricerca tecnologica. Questo perché l’ideazione e la realizzazione di programmi per computer sono da sempre frutto della concertazione di più individui, ciascuno dei quali fornisce il proprio contributo per il corretto svolgimento del lavoro.

Lo sviluppo del software è una complessa operazione intellettuale durante la quale diverse parti di codice vengono assemblate, modificate e reimpostate alla ricerca di nuove funzioni e potenzialità, ovviamente rispettando i dettami del diritto d’autore. Da oggi invece, con l’approvazione della direttiva McCarthy (questo il nome della sua portavoce, deputata del Pse), elaborare programmi sarà molto più arduo, se non impossibile. Gli sviluppatori dovrebbero infatti assicurarsi che il codice da loro utilizzato non violi nessuna delle decine di migliaia di brevetti software esistenti, per evitare di incappare in un circolo vizioso di denunce. Un’operazione impossibile visti i numeri in gioco, che, secondo le posizioni più critiche nei confronti della direttiva, avvantaggerà le grandi multinazionali del software americano, le uniche in grado di stipendiare uffici legali destinati al controllo e alla contrattazione dei brevetti. Secondo la Free Software Foundation Europe, la proposta McCarthy rallenterà notevolmente l’innovazione invece che incoraggiarla, dal momento che i fondi delle aziende destinati a ricerca e sviluppo saranno dirottati verso i dipartimenti legali che si occuperanno a tempo pieno di costose cause brevettuali. Uno status quo di fatto già presente negli Stati Uniti, dove il sistema dei brevetti è stato esteso al software circa vent’anni fa. Non a caso, sempre secondo i paladini del codice aperto, il testo della proposta sarebbe nato sotto l’egida della Business Software Alliance, la potentissima lobby delle major americane del software. Un’accusa a cui la McCarthy, interpellata da La Stampa, ha seccamente replicato: «La direttiva è stata redatta dal Segretariato agli Affari Legali del Parlamento Europeo, sotto la mia stretta supervisione. I brevetti non hanno mai ucciso nessuna impresa. Anzi, sono moltissime le Pmi che mi hanno sostenuto nel portare fino in fondo la mia proposta». Peccato che le proteste più vibrate contro la McCarthy giungano proprio da quelle società di sviluppo che, a sua detta, dovrebbero invece appoggiarla. A ridosso del voto, persino la Confederazione Europea delle Pmi (di circa due milioni di iscritti) ha assunto una netta posizione contro la direttiva.

Anche l’Italia non ha perso tempo: il gruppo dei Verdi ha chiesto ai membri del parlamento di votare contro l’approvazione, mentre convegni e dibattiti sono sorti un po’ in tutto il paese. Non mancano, ovviamente, le iniziative online: il gruppo NoBis ha creato una mailing list (www.nobis.tk) per manifestare il proprio dissenso, mentre l’associazione Software Libero ha scelto di oscurare l’homepage del proprio sito (www.softwarelibero.it), la cui barra di scorrimento costituirebbe una violazione brevettuale. Qualunque sia l’esito del voto (persino il Pse è molto diviso al suo interno), l’iniziativa della McCarthy lascia parecchi dubbi sull’efficienza legislativa dell’organismo europeo che, in un momento di piena esplosione del software a codice aperto, sforna una direttiva che rischia di rinsaldare i monopoli e di porre inutili vincoli a un mercato come quello del software, che per prosperare necessita della massima libertà. Forse è arrivato il momento di preoccuparsi, visto che stanno cercando di regolamentare anche quello che ci passa per la testa.

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