Da Corriere della Sera del 27/08/2003

La visita di Putin a Berlusconi in Sardegna

L'Unione e la Russia vantaggi per due

di Sergio Romano

Quando un lontano predecessore di Vladimir Putin, lo zar Nicola II, visitò l’Italia nell’ottobre del 1909, l’incontro avvenne nel castello di Racconigi, residenza privata di Vittorio Emanuele III in Piemonte. Anche Putin, fra qualche giorno, sarà ricevuto in una residenza privata del presidente del Consiglio in Sardegna. Ma 94 anni fa il luogo fu scelto per evitare le manifestazioni socialiste che avrebbero turbato il viaggio dello zar a Roma e in altre grandi città. Nel caso di Putin, invece, la scelta della Sardegna è soltanto un segno dei buoni rapporti personali che Berlusconi ha instaurato con il presidente russo. Le credenziali democratiche dell’ospite non sono impeccabili e qualcuno, a sinistra, ricorderà nei prossimi giorni tutti gli scheletri del suo armadio, veri o presunti: il piglio autoritario della sua presidenza, la guerra cecena, le interferenze nell’informazione tv, le battaglie un po’ troppo spregiudicate contro gli oligarchi e il tentativo di controllare i sondaggi d’opinione organizzati sinora, con grande competenza e autonomia, dall’istituto di uno dei maggiori sociologi russi, Jurij Levada. Ma non credo che l’opposizione vorrà sminuire l’importanza dell’incontro in Sardegna o della visita di Stato che il presidente russo farà due mesi dopo a Roma. Nessun inquilino del Cremlino, nella storia del suo Paese, era riuscito a combinare, nelle proporzioni realisticamente possibili, dosi altrettanto importanti di democrazia e di efficienza riformatrice. E nessuno, spero, vorrà negare che molti vizi da eliminare sono il retaggio dello Stato comunista. Grazie a Putin la Russia è nuovamente protagonista della politica internazionale. Anche i critici della guerra cecena sanno che nelle maggiori crisi del momento (Iraq, Palestina, Corea del Nord) Putin ha adottato con molto equilibrio una linea simile a quella della maggioranza dell’opinione pubblica europea. I suoi buoni rapporti con Berlusconi possono giovare all’Italia e all’Europa.

Perché questo accada tuttavia è opportuno che il premier italiano rinunci a parlare dell’ingresso della Russia nella Unione come di una prospettiva realistica e desiderabile. Non è né l’una né l’altra. Manca di realismo perché la Russia non è ancora, e non sarà per molti anni, uno Stato di diritto e una economia di mercato. Non è desiderabile perché la Russia è troppo grande, troppo ingombrante, troppo orgogliosa della sua storia nazionale e, nel bene e nel male, troppo diversa. Il primo a saperlo è Putin, pronto a incassare, per quello che valgono, i calorosi auspici dell’amico italiano, ma perfettamente consapevole della loro irrilevanza politica. L’unico risultato delle dichiarazioni di Berlusconi è di indurre nei partner europei la convinzione che il suo governo abbia rinunciato a qualsiasi prospettiva federalista e voglia trasformare l’Unione in una grande zona di libero scambio.

Sgombrato il campo da questo falso problema, il rapporto fra l’Unione e la Russia può presentare, per ambedue, grandi vantaggi. La Russia ha bisogno dell’Ue per crescere economicamente, formare i suoi quadri amministrativi, modernizzare il suo apparato produttivo e le sue infrastrutture. L’Unione ha bisogno della Russia per bilanciare in Medio Oriente e in Asia il peso eccessivo di un’America troppo imperiale. Senza rinunciare alle sue tradizionali relazioni con gli Usa, l’Europa disporrà, grazie alla Russia, di maggiore autonomia. Il mondo ha bisogno della grande potenza americana, ma anche di pesi e contrappesi che costringano Washington a essere meno impulsiva di quanto sia stata negli scorsi mesi. Sarebbe utile che di questo parlassero in Sardegna il presidente della Russia e il presidente dell’Unione.

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