Da El Pais del 28/07/2003

Castro rompe con l’Europa

“Continua a criticare Cuba, rifiutiamo i suoi aiuti”

di Mauricio Vicent

L’AVANA – Si è sbagliato chi pensava che Fidel Castro avrebbe approfittato del 500 anniversario dell’assalto alla Moncada per tracciare la strategia futura della sua rivoluzione. Nel commemorare l’inizio della lotta armata che lo avrebbe portato al potere nel 1959, il leader comunista ha voluto dedicare la metà del suo discorso ad attaccare l’Unione Europea per le sanzioni adottate contro il suo paese. Castro, che compirà 77 anni il mese prossimo, ha detto che Cuba rinunciava al dialogo politico con 1’Ue e agli aiuti umanitari di Bruxelles e dei governi dei Quindici.

« Condannare Cuba non è soltanto ingiusto e codardo, è ridicolo. Cuba non ha bisogno dell’Unione Europea per sopravvivere, svilupparsi e raggiungere quello che lorsignori non riusciranno mai a raggiungere», ha detto Castro ai leader dell’Ue in un discorso di un’ora e mezza. Lo scenario era l’ex caserma della Moncada, a Santiago de Cuba, seconda città del paese e considerata la culla della rivoluzione. All’evento erano state invitate 10.000 persone: fra loro, i sopravvissuti fra coloro che presero parte all’assalto alla caserma dell’esercito di Fulgencio Batista, oggi trasformata in scuola, e i protagonisti della spedizione del Granma (il battello su cui Castro, Che Guevara e gli altri rivoluzionari tornarono a Cuba nel 1956 per dare il via alla rivoluzione), ed Eliàn Gonzàlez (il bambino al centro del caso diplomatico di alcuni anni fa tra Usa e Cuba).

Nel suo discorso Castro ha fatto un riepilogo dei successi raggiunti dalla rivoluzione in materia di salute, istruzione e nel campo economico e sociale, e ha paragonato questi risultati con la situazione “da incubo” in cui vivevano i cubani prima del 1959. Poi ha sparato ad alzo zero sulla Ue, principale partner commerciale e investitore estero nell’isola, rea di essersi unita, a suo parere, all’assedio statunitense.

Il mese scorso, i Quindici avevano adottato sanzioni diplomatiche contro l’isola, in rappresaglia alla condanna di 75 dissidenti e alla fucilazione di tre persone responsabili del sequestro di un traghetto. Inoltre, la Commissione europea aveva congelato la richiesta cubana di aderire al trattato di aiuti economici di Cotonou, che concede benefici commerciali ai paesi firmatari.

Castro ha minimizzato l’importanza degli aiuti umanitari Ue – definendoli scarsi, «miseri» e «inefficaci» – e ha annunciato che «per un elementare senso di dignità», il suo governo rinunciava «a qualsiasi aiuto o residui di aiuto umanitario che possano offrire la Commissione e i governi europei». Ha chiarito che questa decisione non si riferiva agli aiuti provenienti da regioni, governi locali, organizzazioni non governative e movimenti di solidarietà europei «che non impongono condizionamenti politici».

Il lìder maximo ha parlato della risoluzione adottata dai Quindici lo scorso 21 luglio, in cui si condanna Cuba per le violazioni dei diritti umani, ma si lascia la porta aperta al dialogo politico. «L’Ue si illude quando afferma che il dialogo politico deve proseguire. La sovranità e la dignità di un popolo non si possono discutere con nessuno», ha detto. E ha aggiunto: «A Cuba troveranno un paese che non abbocca all’amo, né accetta minacce, né chiede elemosine, un paese che ha il coraggio di dire la verità».

Per la prima volta in molti anni, Castro ha trascurato quasi totalmente gli attacchi agli Stati Uniti, concentrandosi sull’Europa. Dopo 44 anni di potere e in un momento in cui il suo paese si trova di fronte a una grave crisi, mentre numerosi governi e intellettuali di sinistra gli hanno voltato le spalle in seguito all’incarcerazione dei dissidenti, il leader comunista non ha detto una sola parola sui piani della rivoluzione, né ha annunciato misure per uscire dalla crisi. Vestito di verde oliva, Castro ha terminato la sua invettiva con le stesse parole che pronunciò al processo successivo all’assalto alla Moncada, anche se questa volta erano dirette all’Ue e non al regime di Barista: «Condannatemi pure, non importa! Saranno i popoli a dire l’ultima parola!».

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