Da La Stampa del 30/07/2003

Negli Usa multe fino a 150 mila dollari per chi scarica anche un solo file protetto da copyright

Mp3: arriva la stretta finale delle Major

Contromossa della EFF, che mette online una lista continuamente aggiornata degli utenti indagati

di Stefano Porro


WASGHINGTON. Non bastavano lo spamming, le invasioni della privacy e lo spionaggio anti-terroristico. In questi giorni di solleone c’è un nuovo timore che sta assalendo i web-surfer statunitensi: quello di vedersi recapitare sulla porta di casa una salatissima multa, con annessa citazione per aver scaricato o condiviso abusivamente in rete anche un solo mp3 protetto da copyright. Merito della violenta campagna lanciata dalla RIIA, la più influente associazione dei discografici d’oltreoceano, con l’intento di contrastare definitivamente la pirateria musicale che sfrutta le inafferrabili reti peer to peer. Vista l’impossibilità di perseguire ogni singolo utente che scambia canzoni online (negli Usa sono 60 milioni gli appassionati che ogni giorno usano programmi di file-sharing come Kazaa o Morpheus), i discografici hanno deciso di sparare nel mucchio, scegliendo la via del terrorismo psicologico.

Nelle scorse settimane gli investigatori informatici della RIIA hanno sorpreso circa 1000 persone nell’atto di scaricare musica illegale, e poco importa che, nella stragrande maggioranza dei casi, si trattasse di ragazzini che usavano il pc di nascosto dai loro genitori. Tutti quanti hanno già ricevuto una citazione per violazione di copyright e una richiesta di risarcimento danni che varia da 750 a 150.000 dollari per ogni file scambiato illecitamente. «La nostra non è un’operazione simbolica – ha dichiarato il presidente della RIIA Cary Sherman – vogliamo riportare la legalità del diritto d’autore all’interno del nostro paese». A dichiarazioni così perentorie e velatamente minacciose risponde per fortuna la realtà dei fatti. Per rendere più sbrigativi i metodi di indagine, i discografici stanno tentando di evitare il filtro della magistratura, facendo pressione direttamente sui provider per farsi consegnare i dati personali degli utenti colpevoli di «illecito download» . Se la risposta di realtà importanti come Verizon, Comcast e AOL è stata un secco diniego, è probabile che aziende meno strutturate siano più accondiscendenti di fronte alle richieste di una così influente associazione.

Parere negativo sulla cessione di dati sensibili è arrivato anche dal Boston College e dal Massachussetts Institute of Technology, i cui studenti avrebbero usato la rete universitaria addirittura per programmare nuovi software di file sharing. Ma l’iniziativa che darà del filo da torcere alle velleità della RIIA è senz’ombra di dubbio quella lanciata due giorni fa dall’ Electronic Frontier Foundation (EFF), che ha messo online a tempo di record una lista continuamente aggiornata contenente tutti i nickname degli utenti indagati per scambio illegale di file protetti da copyright. Basterà dunque dare un'occhiata ai vari campi del database (reperibile a questo indirizzo: http://www.eff.org/IP/P2P/riaasubpoenas/) per capire se il proprio soprannome virtuale usato per registrarsi nelle comunità di file sharing è presente nella lista degli indagati e adottare le dovute precauzioni. «In soli venti giorni abbiamo messo online 125 segnalazioni, e sono centinaia gli aggiornamenti che ci arrivano ogni settimana. Con la nostra iniziativa vogliamo difendere la privacy dei cittadini contro le intrusioni delle major discografiche, che portano avanti una crociata tanto inutile quanto dannosa. Per questo abbiamo deciso di fornire patrocinio legale gratuito ai navigatori colpiti dalla querela» ha dichiarato Fred von Lohman, uno dei fondatori della EFF.

Attenzione però: la lista compilata dalla EFF deve essere usata solo come un campanello d’allarme, dal momento che la duplicazione dei nickname è un fenomeno molto diffuso nelle reti peer to peer. Non versa in condizioni migliori la rete italiana, i cui navigatori sono stati oggetto, alcune settimane fa, di massicce indagini da parte della guardia di finanza, dopo l’approvazione della nuova regolamentazione sul diritto d’autore. L’associazione Newglobal.it, in collaborazione col senatore verde Fiorello Cortiana, ha recentemente presentato al senato un manuale di autodifesa per gli utenti che usano il file sharing, contro i soprusi di una legislazione sempre più restrittiva sull'uso di Internet. «Condividere musica significa diffondere cultura» sostiene Cortiana. Il cui nickname, c’è da scommetterlo, sarà già nel mirino delle grandi major discografiche.

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