Da La Repubblica del 21/05/2003

Telekom Serbia, parla il presidente della Commissione "Andremo in Svizzera dopo la tornata elettorale"

Trantino: "Se Marini mente lo denuncio per calunnia"

di Carlo Bonini

ROMA - Presidente Trantino, ricominciamo da Igor Marini. Operazioni finanziarie "ciucche", una Ferrari in prestito non restituita, un benzinaio che chiede 5 mila euro per pieni mai pagati... E' sicuro che sia l'uomo della provvidenza?
"Marini è un personaggio particolare, attrezzato e di facile seduzione. Ho letto con grande attenzione quel che Repubblica ha pubblicato ieri sul suo conto. Anche perché molte di quelle informazioni sono per me nuove e dunque andranno investigate. Esistono indubbiamente delle zone d'ombra che andranno illuminate. Tengo però a dire che il problema non è chi è Marini, ma se quel che dice è vero o meno".

Se un signore ha raccontato frottole per una vita forse è bene coltivare il dubbio che continui a raccontarle. Soprattutto se quel signore è introdotto in commissione da due lettere anonime.
"Ho conosciuto diavoli che dicevano la verità e angeli che mentivano. Detto questo, è bene spiegare che i due anonimi ricevuti dalla Commissione parlavano dell'avvocato Paoletti e non di Marini. E' stato Paoletti a farci il nome di Marini".

Ma Paoletti è l'uomo che viene fatto arrestare da Marini il 2 maggio del 2002 per vicende che nulla hanno a che vedere con Telekom Serbia. E guarda caso il documento con cui l'anonimo incuriosisce la Commissione è lo stesso che viene sequestrato a Paoletti al momento del suo fermo e che risulta fabbricato da Marini. Non sente odore di bruciato? Non pensa che l'anonimo altri non sia che Marini?
"La Commissione deve raccogliere informazioni e verificarle. E' un dovere. Mettiamola così: Marini è un assegno presentato all'incasso. Se esiste provvista, va riscosso. Se quella provvista dovesse mancare, va protestato".

La metafora dell'assegno per uno come Marini non le sembra spericolata?
"Quello che voglio dire è che qualora risultassero false le informazioni che ha fornito alla Commissione sarà mio personale dovere trasmettere alla Procura di Roma gli atti a nostra disposizione perché si proceda per calunnia".

Nella sua maggioranza sembrano pensarla diversamente. L'avvocato Taormina ha detto: "La Procura di Torino? Chiederò che iscriva al registro degli indagati Prodi, Fassino e Dini". Non sembra esattamente un esempio di dubbio metodico.
"L'avvocato Taormina è un uomo intelligente e di straordinaria passione, che stimo. Certo, spesso la sua passione non si sposa al senso di opportunità. Ma le sue sortite sono animate dalla voglia di andare sino in fondo".

Torniamo a Marini. Lei è ancora convinto che sia stato opportuno sospendere in gran furia il suo esame in Commissione, impedendo il suo controesame da parte delle opposizioni? Che fosse così urgente disporre la sua protezione personale, drammatizzando il momento?
"Assolutamente sì. Sono e resto convinto che in quel momento fosse opportuno preservare la genuinità dell'eventuale prova o, lo vedremo, dell'eventuale menzogna. Nonché l'incolumità di un dichiarante di cui ancora non possiamo valutare l'attendibilità. Se avessi perso del tempo e non avessi detto subito 'andiamo a vedere cosa c'è in quegli scatoloni a Lugano', sa di cosa sarei stato accusato? Di aver messo sulla graticola l'opposizione senza preoccuparmi prima di acquisire i documenti necessari a verificare l'attendibilità di un testimone".

Sulla graticola l'opposizione ci è finita lo stesso.
"Se la Svizzera avesse consegnato i documenti oggi non staremmo a parlare".

La Svizzera li avrebbe forse consegnati con richiesta di rogatoria.
"La rogatoria è stata fatta e ciò nonostante, neppure la prossima settimana potremo verificare cosa c'è in quelle scatole. Ci è stato detto che quei documenti ci saranno consegnati non appena i magistrati svizzeri ne avranno terminato l'esame".

E allora perché tornate in Svizzera per sentire Marini se non potrete valutarne l'attendibilità?
"Andiamo in Svizzera per consentire all'opposizione di effettuare il controesame del teste. E comunque, dopo l'appuntamento elettorale amministrativo. Qualcosa vorrà pur dire".

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