Da Reuters del 12/10/2006
Originale su http://today.reuters.it/news/newsArticle.aspx?type=topNews&storyID...

Corea del Nord: avviso al Giappone "no a sanzioni"

TOKYO - La Corea del Nord ha minacciato che prenderà "forti contromisure" contro il Giappone, se Tokyo imporrà sanzioni più rigide contro Pyongyang dopo l'annuncio del test nucleare di lunedì scorso.

Il Giappone e gli Stati Uniti sollecitano misure più rigide contro la Corea del Nord, anche se fonti diplomatiche riferiscono che la Cina si oppone agli aspetti più punitivi della bozza di risoluzione che Washington spera di far approvare dal Consiglio di sicurezza dell'Onu domani.

"Prenderemo forti contromisure", ha dichiarato Song Il-ho, ambasciatore nordcoreano incaricato dei colloqui diplomatici di normalizzazione con il Giappone, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa giapponese Kyodo.

"I contenuti specifici diventeranno chiari se continuerete a prestare attenzione", ha detto Song. "Noi non parliamo mai a vuoto".

Il Giappone, sostenendo che le armi nucleari di Pyongyang costituiscono una minaccia diretta per la sua sicurezza, dovrebbe approvare formalmente le nuove sanzioni domani, che includono un bando alle importazioni dallo stato comunista e un divieto per le navi nordcoreane di entrare nei porti giapponesi.

Il presidente Usa George W. Bush, parlando ieri dopo l'annuncio del Giappone di nuove sanzioni, ha risposto che gli Stati Uniti sono al lavoro con gli alleati per "garantire che ci siano serie ripercussioni per il regime di Pyongyang", escludendo tuttavia un ricorso ad un intervento militare.


LE PERPLESSITA' DELLA CINA

La Cina, alleato della Corea del Nord, ha condannato il comportamento del vicino paese comunista e appoggiato genericamente l'embargo sulle armi, ma secondo diplomatici vede l'approccio Usa come troppo minaccioso.

"Si potrebbe dire che la punizione non è l'obiettivo", ha dichiarato oggi il portavoce del ministro degli Esteri cinese Liu Jianchao, dicendo che lo scopo dovrebbe essere riportare la Corea del nord al tavolo dei negoziati.

Fino ad oggi non è giunta alcuna conferma indipendente dell'esplosione di un ordigno nucleare lunedì scorso.

La Corea del Nord ha minacciato altri test nucleari, definendo le pressioni Usa per limitare il suo programma nucleare "una dichiarazione di guerra".

Il voto del Consiglio di sicurezza dell'Onu sulla bozza di risoluzione preparata dagli Usa potrebbe arrivare domani, quando i leader di Cina e Corea del Sud -- su cui Pyongyang fa affidamento per un aiuto economico e una certa protezione diplomatica -- si incontreranno a Pechino.

Entrambi i paesi non vogliono mettere all'angolo la Corea del Nord -- che conta un esercito di 1,2 milioni di uomini -- temendo una maggiore instabilità nella penisola coreana, che è divida da oltre mezzo secolo.

La bozza di risoluzione, appoggiata dal Giappone, invoca tra le varie misure l'embargo sulle armi, il divieto di trasferire o sviluppare armi di distruzione di massa e il bando del commercio di beni di lusso. E' previsto inoltre il congelamento dei fondi oltreoceano di persone o imprese collegate ai programmi di missili balistici e nucleari della Corea del Nord.

Il testo include una proposta del Giappone che potrebbe consentire agli stati di vietare l'ingresso di individui e delle loro famiglie implicati o sostenitori delle politiche nordcoreane sulle armi di distruzione di massa.

La nuova bozza invoca anche il Capitolo 7 della Carta Onu, che potrebbe condurre in ultima analisi a un'azione militare e stabilisce che le azioni della Corea del Nord sono una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale. La Cina ha definito "inimmaginabile" una eventuale azione militare.

L'ambasciatore cinese all'Onu, Wang Guangya, ha dichiarato che Pechino vuole limitare il riferimento del Capitolo 7 all'articolo 41, che autorizzerebbe solo una lista limitata di sanzioni garantendo che non venga avviata un'azione militare.

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