Da Nuova Agenzia Radicale del 06/10/2006
Originale su http://www.quaderniradicali.it/agenzia/index.php?op=read&nid=10744

Marocco: verso l'abolizione della pena capitale

Un progetto di legge per l'abolizione della pena di morte in Marocco sarà presentato in parlamento entro pochi mesi, ha reso noto Bouchra Khiari, deputato del partito di opposizione Le Front des Forces Démocratiques (FFD), precisando che “Il progetto di legge è pronto ed è stato già presentato al segretariato generale del Governo”.

Se approvato dal governo, il progetto passerà alla commissione parlamentare competente e infine giungerà in parlamento per il voto.

Khiari, leader della campagna per l'eliminazione della pena capitale, confida nel sostegno di altri partiti come l'Union Socialiste des Forces Populaires (USFP) e del Parti du Progrès et du Socialisme (PPS).

“La questione riguarda l'intera società marocchina ed è legata al processo di democratizzazione del paese”, ha dichiarato Malika Oulialy, membro del comitato centrale del PPS.

L'abolizione della pena capitale – ha aggiunto Oulialy - contribuisce all'edificazione di una società democratica rispettosa di libertà e diritti”.

Contrari al progetto abolizionista sono alcuni gruppi islamici secondo cui – come prescritto dalla Sharia – reati come omicidio e adulterio devono essere puniti con la pena di morte.

A contrastare il progetto di legge abolizionista sarà in particolare Le Parti de la Justice et du Développement (PJD), unico partito islamico riconosciuto dal governo.

L'art. 16 del Codice Penale marocchino prevede la pena di morte per omicidio aggravato, tortura, rapina a mano armata, incendio doloso, tradimento, diserzione, attentato alla vita del re.

La grazia è prerogativa costituzionale del Sovrano. Il re Mohammed VI non ha mai firmato finora un decreto di esecuzione da quando ha preso il potere nel luglio 1999.

L'ultima esecuzione è avvenuta nel 1993 quando Mohammed Tabet, questore di polizia e capo dell'intelligence generale del paese, è stato giustiziato per abuso della sua posizione e stupro di centinaia di donne e ragazze.

Secondo i gruppi locali per i diritti umani, a ottobre 2003 i condannati a morte nel paese erano 156.

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