Da Corriere della Sera del 28/09/2006
Originale su http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/09_Settembre/28/conflit...

Iraq: il conflitto ha diffuso il terrorismo e creato nuovi leader

Ecco «le principali conclusioni» del dossier «Tendenze nel terrorismo globale: implicazioni per gli Stati Uniti», presentato nell'aprile 2006 dal National Intelligence Estimate e ora diffuse dalla Casa Bianca. La lotta al terrorismo condotta dagli Stati Uniti ha seriamente compromesso la leadership di Al Qaeda e indebolito le sue capacità operative. Tuttavia riteniamo che, in quanto rete terroristica singola, Al Qaeda continuerà a rappresentare la minaccia più grave per gli Usa e i suoi interessi all'estero. Inoltre, valutiamo che il movimento jihadista globale — che include Al Qaeda, i vari gruppi affiliati e indipendenti — si stia estendendo e che stia rafforzando le proprie capacità di adattamento.

La maggior parte dei rapporti dell'intelligence indica che gli attivisti che si identificano come jihadisti, sebbene rimangano una percentuale ridotta dei musulmani, sono in aumento sia per numero sia per diffusione geografica. Se questa tendenza dovesse continuare, assisteremo a una moltiplicazione delle minacce agli interessi degli Usa sia in patria che all'estero, con un netto aumento del numero degli attacchi nel mondo. Reputiamo che il movimento jihadista globale non abbia una struttura centralizzata, che non disponga di una strategia globale coerente e che tenda a una sempre maggiore diffusione territoriale. La comunanza di obiettivi e la dispersione degli attivisti renderà più difficoltosa l'individuazione e lo smantellamento di questi gruppi jihadisti. EUROPA — I jihadisti considerano l'Europa come un fronte importante della loro guerra agli interessi occidentali. Le reti estremiste che si annidano all'interno dell'estesa diaspora islamica in Europa facilitano le operazioni di reclutamento e preparazione di attacchi urbani, come testimoniano gli attentati terroristici sferrati a Madrid nel 2004 e a Londra nel 2005. L'IRAQ Siamo convinti che la jihad irachena stia forgiando una nuova generazione di leader e terroristi. Ogni successo della strategia jihadista in Iraq potrebbe ispirare altri combattenti a continuare la lotta altrove. Il conflitto in Iraq è diventato la cause célèbre per i jihadisti. Questo conflitto sta alimentando un profondo rancore nei confronti degli Usa all'interno del mondo islamico e costituisce il brodo di coltura ideale dei sostenitori del movimento jihadista. Se invece si arrivasse a una sconfitta dei jihadisti in Iraq, riteniamo che il numero di combattenti pronti a portare avanti la loro causa subirebbe una drastica riduzione.


I QUATTRO FATTORI — I fattori principali che alimentano l'espansione del movimento jihadista sono quattro: (1) problemi incancreniti, quali la corruzione, l'ingiustizia e il timore di una dominazione occidentale, che portano a rabbia, umiliazione e senso di impotenza, (2) la jihad in Iraq, (3) la lentezza con cui le necessarie riforme in campo economico, sociale e politico sembrano procedere in molti Paesi a maggioranza islamica e, infine, (4) la straordinaria diffusione di sentimenti anti-americani tra i cittadini islamici.


I PUNTI DEBOLI — Allo stesso tempo sono emersi punti deboli del movimento jihadista che, se sfruttati, potrebbero iniziare a rallentarne l'espansione. Le debolezze includono la forte dipendenza dalla costante presenza di conflitti nell'area, l'attrattiva limitata esercitata sulla maggioranza dei cittadini di fede islamica dall' ideologia radicale dei jihadisti, il sempre maggiore rispetto suscitato dagli esponenti moderati e le aspre critiche suscitate da tattiche violente che finiscono per colpire i cittadini islamici. Il più importante punto debole è proprio la ricetta politica propugnata: un'interpretazione ultra- conservatrice dei governi basati sulla sharia. Si tratta di una soluzione impopolare per la vasta maggioranza degli stessi cittadini islamici. Se nei prossimi cinque anni si riuscirà a dare impulso alle iniziative per l'avvio delle riforme democratiche nella maggioranza dei Paesi islamici, la partecipazione politica attiva della popolazione finirà con ogni probabilità per scavare un solco tra violenti e moderati. Ciò non di meno, le stesse riforme e le transizioni potenzialmente destabilizzanti che le accompagneranno finiranno per creare nuove opportunità per i jihadisti.


OSAMA — La perdita in rapida successione di leader fondamentali come Osama Bin Laden e Ayman Al Zawahiri potrebbe con ogni probabilità causare una scissione di Al Qaeda in cellule minori. È possibile che individui con una mentalità simile ai leader defunti possano tentare di portare avanti la missione, ma la perdita delle personalità più carismatiche finirebbe per esacerbare tensioni e disaccordi.


DIFFUSIONE — Il sempre maggiore ruolo degli iracheni nelle fila di Al Qaeda in Iraq potrebbe spingere i veterani jihadisti di altre nazionalità a continuare la lotta in Paesi diversi. Se non verranno ben contrastate, altri gruppi estremisti sunniti, quali Jemaah Islamiya, Ansar Al Sunnah e diversi organizzazioni nordafricane, finiranno per estendere il raggio di azione e per acquisire la capacità di attuare attacchi multipli e/o attentati devastanti anche all'esterno delle tradizionali zone operative. Giudichiamo che la maggior parte dei gruppi jihadisti faranno ricorso a bombe improvvisate e attacchi suicidi. Principalmente su obiettivi civili. Si assisterà al tentativo di produrre attacchi terroristici continuati in ambienti urbani.


ARMI DI STERMINIO — I gruppi jihadisti continueranno a cercare con ogni mezzo di dotarsi di armi di distruzione di massa (agenti chimici, batteriologici, radiologici e nucleari). Sebbene i principali sponsor del terrorismo globale rimangano l'Iran e, in misura minore, la Siria, molti altri Stati non saranno in grado di impedire che i loro territori o risorse vengano sfruttati da gruppi terroristici.

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