Da Ansa del 05/08/2006

Cina: furgoni della morte per le esecuzioni capitali

PECHINO, ''Serve a promuovere i diritti umani. E poi, con questo metodo le piccole comunita' risparmiano: non devono costruire strutture apposite per le condanne a morte''. l'opinione di Khang Zhongwen, l'imprenditore cinese che con la sua compagnia di Jinguan, nel sud-ovest della Cina, costruisce i ''death van'', i ''furgoni della morte'' con cui sempre piu' frequentemente vengono eseguite le sentenze capitali in Cina.

La notizia e' stata diffusa dalla stampa cinese e ripresa da quella internazionale. Il 'furgone della morte', dall'esterno, sembra uno dei tanti veicoli della polizia che attraversano le strade cinesi; l'interno somiglia di piu' ad un'ambulanza: c'e' un lettino per il condannato a morte e tutto l'equipaggiamento per somministrargli un'iniziezione letale, sedili per il medico legale e le guardie, un lavandino. L'area dell'esecuzione e' separata da quella degli osservatori da un vetro spesso: da qui, sei ufficiali possono seguire l'esecuzione anche attraverso telecamere e walkie talkie, e dare istruzioni a medici e poliziotti. Il costo di ogni 'furgone della morte' si aggira tra i 37.500 e i 75 mila euro, a seconda delle dimensioni, e si calcola che ci siano in giro almeno 40 veicoli di questo tipo prodotti da 3 societa'.

In Cina la maggior parte delle condanne a morte vengono eseguite con un colpo di arma da fuoco, ma la pratica dell'iniezione letale si sta diffondendo: secondo Liu Renwen, ricercatore dell'Accademia Cinese di Scienze Sociali, quasi il 40% delle pene capitali vengono ormai condotte con l'iniezione. Una pratica che non convince Mark Allison, esponente di Amnesty International di Hong Kong: ''L'iniezione facilita l'espianto di organi dal condannato dice Allison- e abbiamo raccolto numerose prove che dimostrano un coinvolgimento di tribunali, polizia e ospedali cinesi nel traffico di organi''. Le autorita' cinesi hanno approvato in marzo una controversa normativa che vieta il commercio di organi espiantati ed e' in vigore dal primo luglio scorso, ma la riforma non e' servita ad allontanare i sospetti di una connivenza in questo traffico: il cocktail letale in uso sui 'furgoni della morte' viene prodotto solo a Pechino, molti governi locali non possono permettersi di comprarlo e continuano a eseguire le sentenze di morte con un colpo d'arma da fuoco.

Per Liu Renwen il fatto che la maggioranza dei condannati a morte per iniezione siano gangster e ufficiali corrotti non e' indice di un trattamento di favore: ''Vengono condannati nelle citta', dove l'iniezione viene usata di piu'''. Secondo Amnesty International, nell'ultimo anno in Cina sono state eseguite almeno 1700 condanne a morte; ma il numero totale potrebbe facilmente arrivare a 8 mila.

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