Da Ansa del 14/07/2006
Originale su http://www.ansa.it/main/notizie/fdg/200607142005249282/200607142310339...

Medio Oriente: Bush per moderazione, non per tregua

SAN PIETROBURGO - Il presidente George W. Bush chiama i leader arabi più amici e il premier del Libano Fuad Saniora e cerca d'indurre alla moderazione Israele, senza però chiedere un 'cessate il fuoco', mentre il Consiglio di Sicurezza dell'Onu dibatte in sessione d'emergenza la crisi tra Libano e Israele e il Vertice del G8 è pronto a discuterne da domani. Dopo aver inizialmente sottovalutato le fiammate di guerra tra Israele e Libano e avere lasciato l'esclusiva dei contatti al segretario di Stato Condoleezza Rice, Bush si rende conto che la piega della crisi è drammatica, dai punti di vista militare e diplomatico. Ieri, gli Stati Uniti avevano dovuto ricorrere al veto per bloccare una risoluzione anti-israeliana d'ispirazione araba nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu e avevano così misurato il relativo isolamento loro e di Israele: c'erano dieci voti a favore di quel documento e quattro astenuti, nessun altro contrario. E la crisi mediorientale getta un'ombra sulle speranze della Casa Bianca che il G8 assuma una posizione unitaria contro le ambizioni nucleari militari dell'Iran e i disegni della Corea del Nord: difficile avere l'unità su quei dossier, se non ci sarà sul conflitto tra Libano e Israele. Il presidente si mette al telefono sull'AirForceOne che lo porta da Rostock, in Germania, a San Pietroburgo, in Russia: al presidente egiziano Hosni Mubarak e al re di Giordania Abdsallah II, chiede di esercitare pressioni sugli hezbollah e su hamas, perché liberino i soldati israeliani sequestrati. Ma non sono certo né l'egiziano né il giordano i leader arabi più ascoltati dalle due organizzazioni, che hanno in Siria e in Iran i loro referenti. Della telefonata a Saniora, le fonti libanesi danno versioni che appaiono subito sbilanciate e che creano confusione: Bush, che è preoccupato per la "fragile democrazia libanese", che non controlla gli hezbollah e rischia di essere travolta dalla crisi, avrebbe promesso di esercitare pressioni su Israele perché eviti di colpire civili e limiti i danni e la portata dei suoi attacchi. Il portavoce della Casa Bianca Tony Snow corregge il tiro: indica chiaramente che gli Stati Uniti non chiedono che Israele cessi le ostilità e chiarisce che gli inviti alla moderazione sono paralleli a quelli per il ritorno dei soldati sequestrati. E', inoltre, significativo il fatto che, almeno finora, Bush non abbia chiamato il premier israeliano Ehud Olmert, mentre ci sono stati contatti fra i ministri degli esteri. Snow è vago sulla possibilità che Bush e Olmert si parlino presto, ma è categorico quando puntualizza: "Il presidente non prende decisioni militari per Israele". L'attività diplomatica degli Stati Uniti è frenetica, dopo l'approccio morbido delle prime battute. La nuova grave crisi in Medio Oriente dominerà gli incontri che il presidente Bush s'appresta ad avere, a San Pietroburgo, con il presidente russo Vladimir Putin, che stasera ha visto a una cena con signore, e con gli altri leader degli Otto Grandi. Ci sono differenze e divisioni fra gli Stati Uniti e i loro partner ed alleati sull'approccio alla questione mediorientale: c'é chi, come la Francia e anche la Russia, denuncia con forza la reazione sproporzionata di Israele all'attacco terroristico, mentre Bush s'é finora rifiutato di farlo. Ma il presidente, che insiste sul diritto all'auto-difesa di Israele, di fronte agli attacchi di terroristi, aveva già mitigato ieri sera il suo messaggio, che suonava via libera agli attacchi aerei israeliani, con l'invito alla moderazione. La Rice, che accompagna a Mosca Bush per i bilaterali Usa- Russia, considera la crisi la questione principale all'attenzione del Vertice del G8: sarebbe "impensabile" non discuterne, dice, anche se il tema non è sull'agenda formale. Gli Stati Uniti e le Nazioni Unite hanno già delegazioni nella Regione. Nella cacofonia delle capitali e nell'intreccio dei contatti, c'é il rischio, avverte il segretario di Stato, di mandare "confusi segnali", mentre bisogna evitare che "ci siano in cucina troppi cuochi". Da domani, a San Pietroburgo, saranno almeno otto.

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