Da Agenzia Fides del 04/07/2006
Originale su http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=9953&lan=ita

Africa: Darfur, Ciad, Repubblica Centrafricana, tre crisi collegate?

Roma - Sale di nuove la tensione nel Darfur, la regione occidentale del Sudan martoriata da un violentissimo conflitto interno tra gruppi armati locali e milizie filo-governative, dove i ribelli sono tornati a colpire nonostante i tentativi di mediazione e l’accordo parziale raggiunto nel maggio di quest’anno. I guerriglieri del Movimento per la Giustizia e l'Uguaglianza (JEM) hanno attaccato la cittadina di Hamrat al-Sheikh, a circa 200 chilometri dalla capitale, rompendo la tregua con Khartoum sottoscritta il 5 maggio scorso grazie all'intervento dei mediatori dell'Unione Africana. Già allora il JEM, a differenza dell'altro gruppo ribelle del Darfur, l'Esercito di liberazione sudanese (SLA), aveva rifiutato alcune clausole della bozza di trattato di pace con il governo centrale.

All’inizio della ribellione, nel 2003, i gruppi ribelli in campo in Darfur erano due, l'Esercito di Liberazione del Sudan (SLA), ed il Movimento per la Giustizia e l'eguaglianza (JEM). Il JEM ed una grossa frazione del SLA non hanno firmato l'accordo del 5 maggio: da allora si sono trascinati negoziati vari , fino all'attacco odierno che vede uniti i due gruppi ribelli.

La settimana scorsa questi due gruppi hanno creato il Fronte di Redenzione Nazionale, a cui si è unito anche un piccolo partito, l'Alleanza federale sudanese democratica. Fonti concordi parlano di numerosi comandanti che raggiungono con i loro uomini i dissidenti, che avrebbe l'appoggio popolare. "Se Dio vorrà, prenderemo presto la strada per Khartoum", ha fatto sapere Adam Ali Shogar, uno dei leader dell'Esercito di Liberazione Sudanese.

La crisi in Darfur è iniziata nel febbraio del 2003, quando due gruppi di autodifesa creati dalle popolazioni nere e stanziali del Darfur (JEM e SLA) si sono ribellati contro il governo sudanese di Khartoum accusandolo di trascurare la regione e di appoggiare le milizie di predoni arabi (noti con il nome di Janjaweed). Questi sono considerati i principali responsabili delle violenze che hanno fatto decine di migliaia di vittime e un milione e 400mila sfollati in Ciad.

Parallelamente diventa sempre più preoccupante la situazione nei due Paesi vicini del Sudan, il Ciad e la Repubblica Centrafricana. In un messaggio alla nazione, il Presidente centrafricano François Bozizé, ha dichiarato che il nord del Paese “vive praticamente sotto occupazione. Da tempo, il nostro Paese è regolarmente attaccato da individui sanguinari e criminali, che non dicono il loro nome, ma che sono evidentemente sostenuti da potenze straniere”.

Di recente vi sono stati scontri a Gordil, più di 800 chilometri a nord-est della capitale del Centrafrica, Bangui, non lontano dalla frontiera con il Ciad, hanno provocato una trentina di vittime tra i ranghi dei ribelli ciadiani e una decina di morti tra le fila dell’esercito centrafricano e delle forze della CEMAC (vedi Fides 30 giugno 2006).

In Ciad, l’esercito del Presidente Déby ha affermato di aver respinto un attacco di “una formazione di mercenari” guidata da Dr Hassan Saleh al Djinedi, vicepresidente del Fronte Unito per il Cambiamento (FUC) un gruppo ribelle ciadiano, con base nel Darfur. Sia il Ciad sia la Repubblica Centrafricana accusano il Sudan di appoggiare i gruppi ribelli che agiscono contro i rispettivi governi.

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