Da Il Sole 24 Ore del 05/04/2006

Biomasse: Calabria via al progetto

Nel Reggino un investimento da 127 milioni per costruire quattro centrali: sono 18 i Comuni consorziati. Previsti in totale oltre 640 nuovi occupati

Puntare sull'energia alternativa e sull'agroindustria per rimettere in moto l'economia locale.

È questo l'obiettivo perseguito parallelamente dal consorzio costituito da 18 Comuni dell'area grecanica calabrese e dalla Energy & technical services (Ets) di Foggia, società capofila di un gruppo di imprese anche straniere. Il progetto, che costerà complessivamente oltre 127 milioni, prevede la costruzione di quattro centrali elettriche alimentate a biomasse sul territorio della provincia di Reggio Calabria e quattro insediamenti agroindustriali (dalle serre, che utilizzeranno il calore delle centrali, agli impianti per la trasformazione dei prodotti): in totale, a regime, sono previsti 640 nuovi posti di lavoro tra diretto e indotto.

Proprio per dare seguito a questo progetto i primi cittadini dei 18 Comuni firmeranno domani una convenzione con la Ets che costruirà sia le centrali che gli impianti per la lavorazione dei prodotti ortofrutticoli. Le centrali, che costeranno complessivamente oltre 78,4 milioni, sorgeranno nei Comuni di Roghudi, San Luca, Samo e Ciminà e saranno alimentate da biomasse provenienti dal territorio dei 18 Comuni interessati: oltre 50mila ettari che, secondo le stime dei progettisti degli impianti, dovrebbero garantire 270mila tonnellate di secco all'anno da destinare alle quattro centrali elettriche. Gli impianti, una volta ultimati, avranno ciascuno una potenza di 6 Megawatt per complessivi 24 Megawatt. Un progetto ambizioso che, a regime, prevede anche la realizzazione di quattro insediamenti agroindustriali per i quali è prevista una spesa di 48,5 milioni e la costituzione di un Consorzio provinciale dell'energia ( il Cope). Il Consorzio permetterà ai Comuni aderenti della Provincia di Reggio Calabria di avere benefici diretti come l'acquisto di energia elettrica a costi competitivi.

«Utilizzeremo — spiega Antonio Del Mastro, amministratore unico della Ets — tutti gli strumenti di finanza agevolata prevista per coprire i costi della costruzione anche se siamo pronti a sostenere da soli l'investimento perché crediamo che la Calabria rappresenti una miniera d'oro per dotazione di biomasse».

Le centrali, spiegano i progettisti, sfrutteranno solo biomasse provenienti dalla potatura degli alberi, dal sottobosco o da alberi malati. Inoltre la realizzazione degli impianti avrà ricadute positive sul territorio in termini economici e occupazionali. Su quest'ultimo fronte, secondo le analisi della Ets ogni centrale darà lavoro stabile a 80 unità: in totale, a regime, sono previsti 320 addetti. Gli insediamenti agroalimentari, invece, daranno occupazione complessivamente ad altri 320 addetti ( una quarantina diretti e il resto nell'indotto). «Abbiamo riscontrato — sottolinea Del Mastro — la piena disponibilità dei sindaci della zona che in massa hanno aderito al progetto».

Un progetto che piace soprattutto ai primi cittadini dell'area «per i benefici immediati che si potranno offrire alla collettività». «Entro l'anno— dice Domenico Stelitano, sindaco di Roghudi, Comune capofila del Consorzio — dovrebbero iniziare i lavori che ci permetteranno di ottenere da subito indubbi vantaggi. Come quello di ricevere energia a basso costo, maggiore occupazione e una partecipazione agli utili di produzione».

Questi ultimi, secondo il protocollo d'intesa già firmato con la società, si aggireranno sul 2,5% degli utili derivanti dalla vendita di energia prodotta dagli impianti. Risorse che i sindaci della zona sanno già a quali iniziative destinare. «Contiamo — sostiene a questo proposito Stelitano — di reinvestire queste risorse nella realizzazione di servizi utili allo sviluppo dei nostri territori. Attraverso la costituzione di un fondo comune ai consorziati contiamo di sottoscrivere un mutuo per costruire quelle infrastrutture che i tagli delle varie finanziarie ci hanno finora impedito di realizzare».

Un progetto, quello delle centrali a biomasse, che piace agli ambientalisti solo ad una condizione. «Si dovranno utilizzare — afferma Lidia Liotta, segretario regionale di Legambiente — solo biomasse per produrre energia. Non vorremo che in mancanza di questo materiale finisse nelle centrali anche il Cdr».

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