Da PC World Italia del 13/11/2006
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Cybercrimine: preoccupazioni troppo vaghe

In Italia c'è una percezione ancora ridotta dei rischi legati alla criminalità informatica, ma almeno si è compreso che il problema è globale. I risultati di una indagine IBM.

Diverse analisi di mercato cercano di fare il punto su come le aziende vivano il problema della criminalità informatica. A gennaio di quest'anno, in particolare, IBM ha condotto un suo Cybercrime Survey che ha coinvolto circa tremila responsabili aziendali (CIO o figure che riportano al CIO, oltre a esperti e tecnici) in tutto il mondo.

In Italia la ricerca ha coinvolto un campione significativo (150 aziende), il che permette non solo di tracciare un ritratto delle imprese nazionali e del loro approccio, ma anche di confrontarle con la media globale.

Una delle prime conclusioni che si traggono dallo studio è che tanto il crimine informatico che il crimine tradizionale preoccupano seriamente le aziende italiane e globali, ma che in Italia c'è ancora una percezione ridotta dell'entità del cybercrime. Solo il 23% delle aziende italiane contro il 40% delle aziende globali ritiene il crimine informatico più pericoloso rispetto al crimine tradizionale. Il crimine fisico rappresenta una minaccia maggiore per il 37% delle aziende italiane interpellate. Il 40% delle aziende italiane e il 30% di quelle globali ritengono che le due tipologie di crimine rappresentino una minaccia di uguale gravità.

Per quanto riguarda l'impatto economico, le aziende italiane ritengono più costoso (54%) il crimine tradizionale rispetto alle loro controparti globali (42%). Il cybercrimine è stato indicato come l'opzione più costosa dal 46% delle aziende italiane contro il 58% di quelle globali.

E' stato comunque recepito, e questo è importante, che il crimine informatico è un problema globale e non legato a pochi Paesi evoluti tecnologicamente. I responsabili IT italiani (75%) e globali (84%) sono convinti che il crimine organizzato dotato di competenze tecniche stia sostituendo la figura dell'hacker solitario nel mondo del cybercrime. Una minaccia emergente proviene anche dai sistemi informatici non protetti presenti nei Paesi in via di sviluppo: lo dice il 50% delle aziende italiane e il 63% di quelle globali. Metà (51%) delle aziende italiane intervistate ritiene che le minacce alla sicurezza aziendale provengano oggi dall'interno delle rispettive organizzazioni. Di contro, questo pericolo è evidenziato dal 66% delle aziende globali.

Emerge anche, come d'altronde si segnalava anche nelle pagine precedenti, che il rapporto fra le aziende utenti e le forze dell'ordine deve essere migliorato.

Poco meno di metà (45%) delle aziende italiane contro il 59% delle aziende globali ritiene di essere adeguatamente protetta contro il crimine informatico organizzato. E' da notare come il 42% delle aziende italiane abbia indicato di non conoscere con certezza l'effettiva presenza di difese adeguate.

Le aziende italiane danno una maggior responsabilità alle leggi internazionali (29%) per contrastare il cybercrimine organizzato rispetto a quanto faccia la comunità globale nel suo insieme (29%). Poco meno della metà delle aziende italiane (47%) ritiene che sia responsabilità collettiva delle forze di polizia internazionali, nazionali e locali aiutare a combattere il cybercrimine - una convinzione condivisa dalla comunità globale (54%).

Il 48% delle aziende italiane e il 60% di quelle internazionali hanno la percezione che le forze di polizia non stiano facendo abbastanza per contrastare il cybercrimine organizzato. Quasi due terzi (64%) delle aziende italiane e il 67% di quelle globali ritengono che il proprio legislatore nazionale non stia facendo abbastanza per aiutare aziende e consumatori a combattere il cybercrimine. Solo il 39% delle aziende italiane ritiene che l'Italia stia facendo la propria parte nel cooperare con altri Governi.

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