Europa, una pazienza attiva. Malinconia e riscatto del vecchio continente

Edito da Rizzoli, 2006
181 pagine, € 16,50
ISBN 8817010685

di Tommaso Padoa-Schioppa

Quarta di copertina

In questo saggio, Tommaso Padoa–Schioppa propone una lucida riflessione sul presente e sul futuro dell’Unione, su un’Europa bloccata da malinconia proprio mentre si riscatta dai propri errori storici. Il noto economista, già membro del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, presidente della Consob, vicedirettore generale della Banca d’Italia, direttore generale della Commissione Europea e autore di numerose pubblicazioni scientifiche, risponde ad alcune domande cruciali. Quali sono oggi il ruolo e le prospettive dell’Europa? Quali le tappe e i modelli possibili della sua unificazione? I segnali emersi negli ultimi due anni sono contradditori: notevoli successi (ingresso nell’Unione di dieci nuovi membri, firma del progetto di Costituzione, via libera ai negoziati con la Turchia) si sono intrecciati con battute d’arresto (lacerazioni sulla crisi irachena, diserzione dei seggi elettorali europei, economia stagnante). Proprio i no francese e olandese alla Costituzione europea hanno dato le ali ai critici dell’Unione, che denunciano “eccesso di Europa”, regole invadenti, soffocamento delle libertà. Ma le cose stanno davvero così? O Bruxelles non è usata come capro espiatorio per difficoltà e inadeguatezze degli Stati stessi? O lo scontento è dovuto a insufficienza piuttosto che a eccesso di Europa?

A essere in crisi, sostiene l’autore, non è l’idea ispiratrice, ma le modalità con cui la si sta realizzando, la leadership politica, la società stessa. Dove lo Stato nazionale è impotente di fronte a problemi più grandi di lui, l’Europa deve unirsi davvero decidendo col principio maggioritario e dotandosi di mezzi per agire. Nello stesso tempo, deve limitare le ingerenze di Bruxelles là dove sono superflue. Il principio di sussidiarietà va attuato nei due sensi.

Lontano da ogni schematismo ideologico, Padoa-Schioppa analizza il presente “stato dell’Unione” e ne esplora i modelli alternativi per il futuro. Mette a nudo stereotipi e rappresentazioni distorte dei detrattori dell’Europa. E riporta così la discussione sui temi di fondo, invitando governi e istituzioni a uscire dall’ambiguità e a dibattere in modo esplicito sul modello di Europa più adatto ad affrontare i problemi di oggi.

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