Il nuovo ordine cinese. Società, politica ed economia in transizione

Edito da Manifestolibri, 2006
191 pagine, € 18,00
ISBN 8872854148

di Hui Wang

Quarta di copertina

Un’indagine dall’interno della transizione che si è aperta in Cina dopo il 1989: il conflitto tra l’apertura neoliberista al mercato globale e le istanze del movimento democratico nelle analisi di uno dei più significativi intellettuali cinesi contemporanei. Il volume di Wang Hui ricostruisce le trasformazioni che hanno mutato radicalmente, nell’ultimo quindicennio, l’economia, la società e la politica cinese: traccia un quadro delle riforme economiche dell’epoca post-maoista, mettendo in risalto come esse abbiano determinato ineguaglianze sociali, polarizzazione di classe e corruzione politica. L’autore analizza la Cina contemporanea come parte del nuovo ordine globale neoliberista, dove l’”estremismo del mercato” cerca di ridurre al silenzio le esigenze di democrazia e giustizia sociale: ma questo determina un nuovo terreno di conflitto, una transizione “aperta” e dall’esito non scontato.
Recensione

Per chi aveva pensato che il movimento del 1989 accelerasse il processo di riforma democratica in Cina, gli anni successivi a piazza Tienanmen rappresentarono un brusco risveglio da un bel sogno.

Wang Hui, professore della prestigiosa università Qinghua di Pechino, direttore della rivista culturale “Dushu” e autore di questo volume, ha l’indubbio merito di contestualizzare storicamente i fatti di quell’anno: il movimento assume connotati ben diversi da quelli datigli da chi ha voluto leggerlo come una indefinita ma esclusiva ansia di democrazia sulla base del modello occidentale. Si tratta, invece, della conseguenza di una serie di mobilitazioni precedenti e strettamente connesse alle riforme avviate da Deng Xiaoping.

La complessità del movimento è originata dalla variegata composizione dei gruppi sociali che lo compongono e, soprattutto, della diversa risposta di ciascuno alle problematiche provocate dalle riforme: corruzione, contrabbando, distribuzione diseguale, crisi finanziarie, etc.
Libertà e democrazia divengono così appannaggio di intellettuali e studenti, redistribuzione e uguaglianza sociale di operai e cittadini urbanizzati e pressanti richieste di privatizzazione di gruppi di pressione a volte formati dagli stessi politici. Le condizioni degli abitanti delle campagne, nonostante rappresentino la vasta maggioranza della popolazione, non vengono mai prese in considerazione.

Motivo dominante del fallimento del movimento è la soppressione violenta da parte dello stato, tuttavia, l’incapacità di armonizzare le istanze di rinnovamento, alcune del resto inconciliabili, ne costituiscono la causa indiretta.

Negli anni successivi nessuno realizza che lo scopo reale delle misure repressive è quello di rafforzare proprio quei meccanismi di mercato che si stanno dimostrando disfunzionali. Al contrario, molti intellettuali aderiscono acriticamente alla politica neoliberista confondendo le nozioni di riforme economiche con quelle di democrazia.

Dal 1997 in poi il dibattito è influenzato dalle ripercussioni della crisi asiatica, dal bombardamento dell’ambasciata durante la guerra in Kosovo del 1998, dalle dispute relative al Wto. In un clima di disillusione culturale si apre una riflessione critica sul neoliberismo. L’autore mette in luce le diverse componenti di questo movimento intellettuale, definito da alcuni come "nuova sinistra", che comprende «elementi di liberismo critico, di marxismo tradizionale, di internazionalismo e nazionalismo, di cultura e sapere tradizionali e di postmodernismo».

Un contributo importante per discutere dei paradossi della Cina contemporanea.

Filippo Di Blasi

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