Da La Stampa del 18/12/2006
Originale su http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp...

Evento Creative Commons 2006: l’Italia sulla scia dei Pearl Jam?

di Sara Arrigone

Nonostante sia stata presente a tutti gli incontri di Creative Commons Italia degli ultimi anni e conosca piuttosto bene il linguaggio delle licenze Attribution, Share Alike e Non derivative Works, ogni nuova occasione di riflessione collettiva rappresenta un imperdibile momento per rimanere aggiornati sulla situazione copyright e diritti digitali, nonché per ricevere nuovi spunti da professionisti dei diversi settori coinvolti.

Le questioni in ballo discusse nella giornata-evento di sabato, infatti, vanno dalle problematiche del musicista che deve decidere sotto quale licenza rilasciare la propria canzone, allo scienziato che può scegliere che uso fare dei propri articoli. Dalle istituzioni che si chiedono come intervenire a favore della conoscenza libera e diffusa, alla salvaguardia del patrimonio culturale nazionale del passato e del futuro.

Su quest’ultimo filone si è basata la sessione Archivi, moderata da Massimo Travostino. Rispetto a due anni fa (ossia quando le licenze Creative Commons sono state tradotte secondo la legge italiana), i materiali multimediali in rete sono cresciuti notevolmente e il vero interrogativo che ci si pone nell’immediato riguarda proprio le modalità e norme che regolano loro archiviazione e salvaguardia per il futuro. Inoltre, se l’archiviazione di opere digitali risulta per molti versi complessa, l’archiviazione di contenuti e informazioni non digitalizzate (film, musica e documenti su supporti magnetici o cartacei) è ben più drammatica. Sono ancora poco numerosi, infatti, gli enti e le istituzioni che stanno provvedendo alla duplicazione delle proprie risorse attraverso la digitalizzazione, un processo che al momento richiede ancora grossi investimenti di tempo e denaro.

Nell’ambito degli User-Generated Content, l’attenzione si sposta invece sugli autori e sui loro diritti che spesso, secondo il moderatore Giovanni Ziccardi, vengono ceduti con troppa facilità. Un cambiamento delle normative sul diritto d’autore, tuttavia, potrebbe portare ad una maggiore autonomia degli autori e del loro potere decisionale e, viceversa, una presa di posizione da parte di alcuni artisti importanti nei confronti dei loro editori, potrebbe influenzare non poco le politiche di pubblicazione e distribuzione delle opere d’ingegno. Cosa accadrebbe, infatti, se artisti e letterati del calibro di Vasco Rossi o Umberto Eco iniziassero a rilasciare parte del proprio lavoro sotto licenza Creative Commons? Proviamo a immaginare.

Lo stesso peso potrebbero avere, in un contesto scientifico, eminenti studiosi e università che scegliessero una licenza libera per le proprie ricerche e pubblicazioni, secondo le indicazioni della Dichiarazione di Berlino e dell’Open Access (titolo, non a caso, della terza sessione della giornata, moderata da Maria Chiara Pievatolo). Moltissime Università italiane al momento, hanno firmato la Dichiarazione di Messina, traduzione italiana del documento di Berlino, tuttavia i risultati concreti si fanno ancora attendere nella maggioranza dei casi.

Facendo un bilancio di questi primi due anni di vita di Creative Commons Italia, quali sono i successi ottenuti? Lo abbiamo chiesto a Juan Carlos De Martin, Lead dell’associazione:

“Come accade spesso per fenomeni di questo tipo, l’attenzione per le licenze è nata prima negli individui e poi presso le istituzioni. A livello internazionale le licenze Creative Commons sono utilizzate anche da artisti importanti, quali i Pearl Jam. In Italia la situazione è un po’ più indietro, nonostante inizi ad esserci un piccolo mercato di artisti che rilasciano le loro opere in CC. A livello nazionale gli ambiti della musica e della letteratura sono piuttosto forti, grazie anche a casi noti come il colletivo Wu Ming, mentre in ambito grafico non ci sono ancora esperienze molto conosciute. Per quanto riguarda il video, invece, esistono molte opere rilasciate sotto Creative Commons, videoclip, corti, documentari e si sta provando anche a realizzare prodotti più complessi, film ad esempio. Un altro esempio interessante è quello della Regione Sardegna, che ha deciso di utilizzare le licenze CC per preservare e far conoscere il proprio patrimonio culturale. La situazione è un po’ diversa per gli archivi: nonostante ci siano forti spinte verso l’apertura, promosse anche dalle ultime direttive europee, il sistema è ancora molto rigido e chiuso e il percorso verso il libero accesso ai contenuti necessita di una presa di posizione forte da parte della Pubblica Amministrazione”.

Per quanto riguarda il futuro di Creative Commons Italia, quali sono i prossimi passi da compiere? “A livello giuridico, vi sono diverse problematiche da risolvere, soprattutto in termini di compatibilità fra le licenze. Se parliamo infatti di riuso, è bene andare verso un’integrazione sia interna (tra licenze CC di diverso tipo), che esterna, ad esempio tra licenze Creative Commons e licenze GNU. Lavoreremo quindi per migliorare le licenze e soddisfare sempre di più chi le usa.

Se invece parliamo di Creative Commons come movimento di cultura libera, stiamo cercando di modificare le norme sociali a favore della condivisione, per conciliare il ruolo dell’autore sovrano con i diritti della collettività”.

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