Da Il Giornale di Calabria del 19/10/2006
Originale su http://www.giornaledicalabria.net/index.php?categoria=VIBO&id=4874...

La forza della ‘ndrangheta

di Vincenzo De Virgilio

Il sindaco di S. Gregorio d'Ippona, Pasquale Farfaglia, si e' dimesso non sentendosi supportato in occasione degli attentati subiti. Farfaglia è uno degli ultimi di una serie di amministratori, colpiti dalla criminalità organizzata (dopo di lui sono venute le intimidazioni a Iiritale e Sammarco). Su questo fenomeno calabrese, mai estirpato e sempre piu' radicato, si parla da anni e si studia il modo di combatterlo con convegni, ricerche, commissioni, che lasciano il tempo che trovano. Secondo il nostro modesto giudizio, invece, bisognerebbe colpire il male alla radice e la radice e' il lavoro, in una regione dove miglia di giovani restano disoccupati, spesso a carico di genitori pensionati. L'altro aspetto e' la cultura della legalita' da diffondere, sopratutto nelle scuole e tra la classe dirigente in carica. A tale proposito risulta preziosa l'attività dei givani del Movimento ".. e adesso ammazzateci tutti" di Locri e dei giovani dell'Associazione Ulixes di Catanzaro. Un primo provvedimento, serio, da prendere con urgenza, riguarda le piccole medie aziende, i cui titolari cadono nelle grinfie della 'ndrangheta a causa del credito non concesso dalle banche, per cui si rivolgono ai "cravattari", lungo braccio della 'ndrangheta. Primo problema, quindi, un discorso serio con le banche, magari convenzionate con la regione, che dovrebbe garantire, quando si tratta di sviluppo delle stesse o di momentane difficolta' per carenza di danaro liquido. In questo modo si potrebbe tentare di togliere l'acqua dallo stagno, dove la criminalita' nuota tranquillamente. L'altro importante punto di forza della 'ndrangheta sono i giovani. Questi, privi di lavoro e di prospettive, disperati, sono facile preda della 'ndranghea, la quale garantisce potere e danaro. Non dimentichiamo che i nostri giovani, diplomati, laureati ed anche lavoratori delle braccia, raggiungono i 40 anni, senza lavoro e senza poter formare famiglia. Qui bisogna agire, con decisione e senza tentennamenti, senza strombazzare soluzioni, che non arrivano mai. Ultima annotazione: siamo convinti che le intimidazioni agli amministratori locali, da parte della 'ndrangheta, hanno molte motivazioni. La principale, però, resta quella degli appalti dei lavori pubblici. Per questo settore rimane "l'emergenza mafia" ed è qui che bisogna agire. Sollevare i Sindaci dalla responsabilita' dell'assegnazione degli appalti. Da tempo, al riguardo, insistiamo nel dire che e' necessario costituire una commissione ad hoc, presieduta dai massimi vertici dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia, alternativamente o in via definitiva, che devono fare di tutto, con i mezzi a loro disposizione, per stabilire che gli appaltatori non appartengono alla 'ndrangeta, non sono contigui, non hanno parentele mafiose. Una volta stabilito questo, inserire nei capitolati di appalto, che qualora si venisse a sapere di un loro coinvolgimento mafioso, l'appalto si intende perduto, con adeguate, anche, penalizzazioni pecuniarie. La mafia si combatte, quindi, agendo sul suo stesso terreno e non con i convegni, con la presunta ricerca dei rimedi o solamente con l'apporto, già ora determinante, delle forze di Polizia.

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