Da Pagine di Difesa del 11/09/2006
Originale su http://www.paginedidifesa.it/2006/galgani_060911.html

Il viatico di Bush al nucleare pacifico dell'Iran

di Pier Francesco Galgani

Lo scorso 5 settembre il presidente americano George W. Bush ha pronunciato a Washington il secondo di una serie di discorsi iniziata alla fine di agosto e che sarebbe continuata fino alla commemorazione del quinto anniversario dell'11 settembre. Il suo obiettivo è quello di rinvigorire il sostegno sempre più debole dell'opinione pubblica americana alla guerra in Iraq mediante l'inquadramento dell'intervento contro iracheno nell'ambito della più generale lotta al terrorismo fondamentalista islamico.

Un compito reso più arduo dalla recentissima parziale pubblicazione di un rapporto bipartisan del Congresso secondo cui non vi sarebbe mai stato alcun collegamento tra l'ex rais di Baghdad e al-Qaeda, l'organizzazione estremista capeggiata da Osama Bin Laden e ritenuta responsabile dell'attacco alle Torri Gemelle. Saddam Hussein non avrebbe avuto alcuna fiducia in tale organizzazione e anzi l'avrebbe vista come una possibile minaccia per la sopravvivenza del suo stesso regime. Più volte avrebbe rifiutato richieste di aiuto materiale e operativo. Dei numerosi incontri tra esponenti di Baghdad e al-Qaeda, come ribadito più volte dall'allora segretario di Stato Colin Powell nella sua esposizione al Consiglio di Sicurezza del febbraio 2003 delle motivazioni per un intervento contro l'Iraq, ve ne sarebbe stato solo uno e probabilmente di natura interlocutoria visto lo scarso apprezzamento di Saddam verso tale struttura.

Un rapporto che ha condotto molti parlamentari che avevano votato a favore dell'intervento nel Paese mesopotamico come Hillary Clinton a sostenere esplicitamente che il conflitto iracheno è stato un errore. Quest'ultima, in vista della possibile candidatura presidenziale del 2008, vorrebbe smarcarsi dall'ormai imbarazzante sostegno espresso in passato alle decisioni di un capo dell'esecutivo che era stato reso apparentemente imbattibile dalla risposta organizzata dalla sua amministrazione allo shock degli attacchi alle Twin Towers.

Ma a parte l'effetto dirompente creato nell'opinione pubblica da tale rapporto, nel discorso tenuto il 5 settembre (qualche giorno prima della pubblicazione del documento) il presidente, oltre a fare un riassunto delle principali tappe della guerra al terrorismo e di ciò che la sua amministrazione ha tentato di fare per rendere l'America più sicura, ha speso alcune parole anche sull'Iran. George Bush ha sostenuto che il suo governo avrebbe agito di concerto con la diplomazia internazionale per evitare che il regime di Teheran potesse dotarsi di armi nucleari e quindi potesse disporre di una arma di distruzione di massa con cui attaccare l'Occidente o Israele.

Tuttavia, nel suo discorso, il capo della Casa Bianca non ha fatto alcun riferimento all'eventuale sviluppo, da parte dell'Iran, dell'energia nucleare per scopi pacifici; ha solo ribadito che gli Stati Uniti non avrebbero potuto tollerare l'acquisizione dell'arma atomica da parte di Teheran. La differenza non appare secondaria poiché anche gli esponenti del regime iraniano non hanno mai sostenuto di voler arrivare ad un utilizzo bellico della tecnologia nucleare, ma solo di voler arricchire l'uranio per scopi pacifici. Le autorità della Casa Bianca sembrano quindi voler lanciare alle autorità iraniane un messaggio fra le righe delle loro affermazioni e cioè: sviluppate pure l'uso pacifico dell'atomo purchè ciò non sia la base per un successivo utilizzo bellico di tale tecnologia.

L'ipotesi sembrerebbe plausibile, anche perché in passato altri inquilini della Casa Bianca utilizzarono lo stesso modo di esprimersi, ad esempio John Fitzgerald Kennedy con la crisi di Berlino nel 1961. Questi, in un discorso alla nazione tenuto il 25 luglio 1961, poco meno di tre settimane prima della costruzione del muro che divise la capitale tedesca fino al 1989, nel momento peggiore della crisi berlinese, sostenne che il suo Paese avrebbe fatto qualsiasi cosa per difendere la libertà di Berlino Ovest, senza però mai accennare alla totalità del territorio dell'ex capitale del Terzo Reich.

Dicendo che gli Usa avrebbero difeso solo la parte di Berlino sottoposta a controllo occidentale, egli fece intendere a Nikita Kruscev e a Walter Ullbricht, il leader tedesco-orientale, che essi avevano mano libera per ciò che riguardava il destino del territorio di Berlino Est, sottoposto a controllo sovietico. Le stesse considerazioni potrebbero essere fatte quindi per Bush nei confronti di Mahmoud Amadinejad e lo sviluppo pacifico dell'energia nucleare da parte dell'Iran.

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